✕

Turetta, Gino Cecchettin: “Con 75 coltellate non andavano escluse aggravanti di crudeltà e stalking”

Gino Cecchettin

 

Ascolta l'audio

“Giustizia è fatta, ma soffro ancora troppo per poter perdonare. I femminicidi non si fermano in tribunale: per questo oggi vedo il ministro Valditara”
3 minuti di lettura

Venezia — «È stata fatta giustizia e la rispetto. Leggeremo le motivazioni, perché se con migliaia di messaggi e 75 coltellate non sono riconosciuti lo stalking e la crudeltà, allora devo capire cosa sono queste aggravanti. Per me è difficile perdonare, soffro ancora troppo. Però il mio campo di battaglia è un altro: i femminicidi non si fermeranno con le sentenze ma solo con il rispetto della vita del prossimo. Su questo lavorerò con la Fondazione. E domani (oggi, ndr) incontro il ministro Valditara».

È un’altra lunghissima giornata per Gino Cecchettin. Misura le parole, come sempre, anche dopo l’ergastolo inflitto a chi ha ucciso sua figlia: «Come essere umano mi sento sconfitto».

Cosa pensa del verdetto?

«Non ho competenze in giurisprudenza, come posso dire se la pena sia giusta o meno? Filippo ha fatto un errore grave e deve pagare. Se pensassi in modo negativo, direi che una sentenza giusta non c’è: qualsiasi decisione è insufficiente. Ma se ragioni da cittadino che si adegu…

Venezia — «È stata fatta giustizia e la rispetto. Leggeremo le motivazioni, perché se con migliaia di messaggi e 75 coltellate non sono riconosciuti lo stalking e la crudeltà, allora devo capire cosa sono queste aggravanti. Per me è difficile perdonare, soffro ancora troppo. Però il mio campo di battaglia è un altro: i femminicidi non si fermeranno con le sentenze ma solo con il rispetto della vita del prossimo. Su questo lavorerò con la Fondazione. E domani (oggi, ndr) incontro il ministro Valditara».

È un’altra lunghissima giornata per Gino Cecchettin. Misura le parole, come sempre, anche dopo l’ergastolo inflitto a chi ha ucciso sua figlia: «Come essere umano mi sento sconfitto».

Cosa pensa del verdetto?

«Non ho competenze in giurisprudenza, come posso dire se la pena sia giusta o meno? Filippo ha fatto un errore grave e deve pagare. Se pensassi in modo negativo, direi che una sentenza giusta non c’è: qualsiasi decisione è insufficiente. Ma se ragioni da cittadino che si adegua alle norme, rispetti la decisione del giudice».

Secondo lei c’erano le aggravanti contestate dal pm?

«Per quel poco che ne so, c’erano la premeditazione, la crudeltà e anche lo stalking era fuori discussione. Potrei dire che ci sono stati anche i motivi abietti».

Le aggravanti per stalking e crudeltà sono cadute.

«Su questo ci sarà da dibattere. Se non c’è lo stalking con migliaia di messaggi e la crudeltà con 75 coltellate, non so cosa siano queste aggravanti. Vediamo come sarà motivata la sentenza. Non mi fa differenza. Forse la farà quando dovremo parlare alle vittime di atti persecutori. Faremo lavorare su questo il comitato legale della nostra Fondazione».

È stata fatta giustizia?

«Assolutamente sì. Ma per me non cambia nulla: domani mi alzerò come ieri. Mi manca una parte di famiglia, vivo tutti i giorni nel dolore».

I suoi famigliari hanno detto che non possono perdonare. Lei?

«Il perdono è un processo. Chi ha questo dono, ha una dote in più. Le doti si acquisiscono o perché te le regala madre natura o perché raggiungi un livello civile così elevato che fai un salto di qualità come uomo. Questo salto devo ancora farlo. Mi è difficile perdonare, soffro ancora troppo».

L’avvocato di Turetta, Giovanni Caruso, ieri le ha stretto la mano. Cosa vi siete detti?

«Ha cercato di giustificare il fatto che ha un compito, quello di difendere Filippo. Ha capito che aveva urtato la mia sensibilità e ci siamo chiariti. Penso che così dovrebbero fare le persone civili. Per me è difficile accettare il fatto che Filippo abbia tolto la vita di mia figlia. E bisogna mettere in conto che quando si difende un femminicida reo confesso si può passare attraverso le forche caudine, non solo le mie ma anche quelle di qualcun altro».

Cosa l’aveva ferita dell’arringa difensiva?

«Due o tre passaggi. Paragonare Filippo a un trafficante di droga l’ho trovato fuori luogo. O il tentativo di dire che non era premeditazione ma un “vediamo un po’ come va”... con la macchina piena di armi».

Immaginava l’esistenza di un piano per uccidere Giulia?

«No, in quei giorni eravamo felici, vivevamo in serenità. Nel frattempo c’era chi tramava un femminicidio. È terribile scoprire queste cose a posteriori. Mi sono tenuto distante da tutti gli atti per non soffrire. In aula ci sono state rivelazioni di particolari che non conoscevo. Mi ha colpito l’efferatezza del gesto».

Durante le udienze era a due metri da Turetta. Ha mai voluto chiedergli qualcosa?

«No. Sappiamo cosa ha fatto e perché. Sta nella descrizione del classico personaggio narcisista, geloso all’inverosimile. Preso atto che Giulia non c’è più, qualsiasi spiegazione di Filippo non mi darebbe sollievo».

Ha sentito i suoi genitori o lo farà?

«No, non avrei nulla da dire».

Più di un anno è passato da quell’11 novembre. Si porta dietro anche sensi di colpa?

«A volte li avverto molto, altre un po’ meno. Un padre dovrebbe proteggere i figli. Quando vivi nella normalità, non ti fai carico dei problemi. Giulia non aveva mai sollevato alcun tipo di allarme, anche se le avevo chiesto più volte di dirmi se c’era da intervenire. Si vedeva un po’ di assiduità nella frequentazione di Filippo, ma nulla di anormale. Nessuno se n’era accorto. Probabilmente invece era ben oltre il limite».

Fino a quell’aggressione iniziata a pochi metri da casa vostra.

«Questo dà l’idea di quello che vivo io tutti i giorni».

Qual è, oggi, il suo “campo di battaglia”?

«I femminicidi non si fermeranno con le sentenze ma solo quando tutti avranno coscienza e rispetto della vita del prossimo. La Fondazione lavorerà con piani di formazione e lotta alla violenza di genere, a favore dell’educazione all’affettività. Ogni settimana incontro gli studenti, sono desiderosi di capire alcuni fenomeni. Abbiamo tanto da fare, un terreno buono su cui lavorare. Domani (oggi, ndr) incontro il ministro Valditara. Con lui spero di parlare anche di queste cose».

Leggi i commenti