Il caffè non era mai costato tanto negli ultimi 50 anni. I futures della varietà arabica – la più pregiata, che copre il 60% dei consumi mondiali – valgono 3,23 dollari all’oncia (453 grammi): il 70% in più rispetto all’inizio dell’anno e il record dal 1977. Il prezzo della robusta, usata soprattutto per la polvere solubile, è quasi raddoppiato dall’inizio del 2024.
Il ruolo del clima
Di siccità in Brasile e tifoni in Vietnam – fra le cause dell’aumento - ci dovremo ricordare quando saremo davanti alla cassa del bar. Già il prezzo medio di una tazzina in Italia è salito da 1,03 euro nel 2021 a 1,18 oggi, ovvero il 14,9% in più secondo i dati del Mimit (Ministero delle imprese e del made in Italy).
Lo scorso agosto, intervenendo al meeting di Rimini, l’amministratrice delegata di Illycaffè Cristina Scocchia aveva previsto che la soglia dei 2 euro verrà toccata presto. Oggi in Italia il caffè più caro si beve a Bolzano (1,38 euro) e Trento (1,31), il più economico a Messina (0,95) e Re…
Il caffè non era mai costato tanto negli ultimi 50 anni. I futures della varietà arabica – la più pregiata, che copre il 60% dei consumi mondiali – valgono 3,23 dollari all’oncia (453 grammi): il 70% in più rispetto all’inizio dell’anno e il record dal 1977. Il prezzo della robusta, usata soprattutto per la polvere solubile, è quasi raddoppiato dall’inizio del 2024.
Il ruolo del clima
Di siccità in Brasile e tifoni in Vietnam – fra le cause dell’aumento - ci dovremo ricordare quando saremo davanti alla cassa del bar. Già il prezzo medio di una tazzina in Italia è salito da 1,03 euro nel 2021 a 1,18 oggi, ovvero il 14,9% in più secondo i dati del Mimit (Ministero delle imprese e del made in Italy).
Lo scorso agosto, intervenendo al meeting di Rimini, l’amministratrice delegata di Illycaffè Cristina Scocchia aveva previsto che la soglia dei 2 euro verrà toccata presto. Oggi in Italia il caffè più caro si beve a Bolzano (1,38 euro) e Trento (1,31), il più economico a Messina (0,95) e Reggio Calabria (0,99), secondo il calcolo della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi).
Oltre al prezzo della materia prima, il costo della tazzina riflette anche quello del latte e dello zucchero, un’altra coltivazione che subisce i danni del cambiamento climatico. Il meteo estremo influisce anche sulla spolverata di cioccolata sul cappuccino: il cacao è un’altra materia prima che viaggia sui prezzi massimi.
Siccità e tifoni
Le piantagioni di caffè del Brasile forniscono al mondo il 40% dei suoi 2,2 miliardi di tazzine quotidiane, quasi tutte di arabica. La siccità peggiore degli ultimi 70 anni tra agosto e settembre ha fatto soffrire le piante, mentre i nubifragi di ottobre le hanno spinte a una fioritura frettolosa che, si teme, non porterà molto frutto. La perdita stimata per il prossimo raccolto è del 20%.
Il tifone Yagi, dall’altra parte del mondo, ha colpito a settembre il Vietnam, il maggior produttore di robusta. Oltre ad aver causato 300 vittime, ha distrutto molte piantagioni, creando una tempesta perfetta sul mercato del caffè.
Il terzo fulcro della produzione mondiale, l’Africa orientale, oltre a soffrire per l’aumento delle temperature che rende molti terreni inadatti alla delicata arabica, ha difficoltà a far viaggiare i suoi raccolti sulle rotte del Mar Rosso minacciate dagli Huthi dello Yemen.
Completa il quadro la legge europea sulla deforestazione, che vieta ai paesi membri l’acquisto di prodotti cresciuti su terreni sottoposti a deforestazione. Molti piccoli produttori, soprattutto in Africa, non hanno la possibilità di mostrare le certificazione necessarie agli acquirenti europei. E il mercato del nostro continente è tutt’altro che secondario, con i suoi 3,2 milioni di tonnellate di caffè annuo, il 33% del consumo del mondo.
Quando la norma di Bruxelles entrerà in vigore (la data prevista era il prossimo gennaio, ma è stata posticipata di un anno proprio per le difficoltà logistiche che rischia di creare), provocherà strozzature su due fronti: dall’Africa per le difficoltà burocratiche che metteranno fuori gioco diversi coltivatori locali, dal Brasile e dal sud-est asiatico per l’alto tasso di deforestazione di quelle regioni.
Le difficoltà di adattamento della pianta
Con questi venti che si agitano attorno alle bistrattate piante di caffè, è difficile che i prezzi possano calare in un prossimo futuro. Anche perché il riscaldamento climatico sta cambiando le aree in cui la pianta del caffè riesce a sopravvivere. Secondo uno studio del 2022 pubblicato sulla rivista scientifica Plos, le zone ideali per la crescita dell’arabica si dimezzeranno da qui al 2050.
La varietà più pregiata ha il difetto di essere poco adattabile. Ha bisogno di temperature che durante l’anno non oscillino al di là dei 18-21 gradi. In Africa orientale, che pure è stata la culla di questa varietà, molte aree sono ormai troppo calde per la pianta di arabica.
Proprio per la sua delicatezza, poi, l’arabica ha rischiato di estinguersi diverse volte nel corso della storia. Il suo patrimonio genetico è quindi poco diversificato. L’attacco di un particolare fungo – a sua volta favorito dal caldo - è in grado di sterminare un’enorme percentuale di piante.
A poco vale anche il rovescio della medaglia del cambiamento climatico. Da tre anni in Sicilia sono iniziate delle piccole coltivazioni di arabica, rese possibili proprio dall’innalzamento delle temperature. Non hanno alcuna speranza, al momento, di soddisfare la sete di un paese come il nostro, settimo consumatore mondiale con 95 milioni di tazzine. A eccezione dei pochi ettari siciliani, l’Italia importa la totalità dei suoi 5,2 milioni di sacchi annui (un sacco contiene 60 chili di caffè). Ecco perché le siccità brasiliane e i tifoni vietnamiti finiscono per toccarci molto da vicino.