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Assoluzione Salvini, le ong si schierano con Open Arms: “I diritti umani non conoscono confini”

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L’ong spagnola sceglie di non commentare l’esito del processo. Arci Sicilia: “Siamo in tempi in cui le maggioranze ritengono che schiacciare le minoranze sia un diritto democratico”
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Interviste e interventi tv annullati, una riunione immediata con i legali per capire, la pioggia che cade a dirotto su Palermo che aiuta a scivolare via per ragionare, riflettere, metabolizzare. Dopo l’assoluzione di Matteo Salvini, accusato di rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona per aver impedito per 19 giorni lo sbarco di 147 naufraghi salvati nel Mediterraneo, l’ong spagnola Open Arms si trincera nel più assoluto silenzio. Affida a una nota le parole del fondatore, Oscar Camps, in aula, inizialmente forse più scioccato che deluso da un verdetto che sembra sdoganare la chiusura dei porti che anche la Suprema Corte ha bacchettato.

“Il dispiacere – si legge nella nota di Camps - è soprattutto per le persone, che come ab…

Interviste e interventi tv annullati, una riunione immediata con i legali per capire, la pioggia che cade a dirotto su Palermo che aiuta a scivolare via per ragionare, riflettere, metabolizzare. Dopo l’assoluzione di Matteo Salvini, accusato di rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona per aver impedito per 19 giorni lo sbarco di 147 naufraghi salvati nel Mediterraneo, l’ong spagnola Open Arms si trincera nel più assoluto silenzio. Affida a una nota le parole del fondatore, Oscar Camps, in aula, inizialmente forse più scioccato che deluso da un verdetto che sembra sdoganare la chiusura dei porti che anche la Suprema Corte ha bacchettato.

“Il dispiacere – si legge nella nota di Camps - è soprattutto per le persone, che come abbiamo detto dal primo minuto, sono state private della loro libertà”. Il processo “unico nella storia italiana e europea”, spiega, era un modo per “restituire dignità alle 147 persone trattenute a bordo e private della loro libertà per 20 giorni” e chiedere rispetto per il lavoro umanitario “troppo spesso denigrato e accusato di essere colluso con azioni criminali”. La tesi è quella delle “ong taxi del mare”, sconfessata da tutti i processi che l’hanno avuta come architrave, ma tornata a fare da base all’arringa dell’avvocata di Salvini, Giulia Bongiorno, e nelle dichiarazioni di giubilo di diversi esponenti della maggioranza all’indomani della sentenza.

“Salvare vite è quello che Open Arms fa da 10 anni, lo abbiamo fatto fino a oggi, lo faremo anche domani. Il nostro lavoro non si ferma”, spiega Camps nella nota. In che contesto? “La situazione – spiega a margine Valentina Brinis, portavoce italiana dell’ong – è già molto complicata dalle norme che nel corso degli ultimi anni hanno reso il soccorso civile in mare sempre più difficile, mentre nel Mediterraneo si continua a morire. La situazione è nota a tutti, è emersa in modo chiaro anche in questo processo”. Valutazioni politiche della sentenza, Open Arms non vuole farne, almeno per adesso, se non ricordare – aggiunge Brinis - “che salvare vite e il principio su cui si basa il nostro lavoro e su cui si fondano le istituzioni europee”.

Solidarietà arriva dal mondo della flotta civile e di associazioni e comitati che supportano chi attraversa le frontiere a terra e a mare. "Siamo al fianco di Open Arms e di tutte le altre ong che lavorano instancabilmente per salvare le persone in movimento. Perché i diritti umani e l'umanità non conoscono confini!", scrive l’ong tedesca, Sos Humanity. L'assoluzione di un potente non è una notizia che sorprende. Che le sofferenze procurate ad innocenti da parte di un potente, non siano considerate un reato, nemmeno”, spiega il capomissione di Mediterranea, Luca Casarini, che per Salvini non aveva invocato carcere o manette, ma “quindici giorni di lavoro sociale a bordo di una nave impegnata nei soccorsi in mare". Parla in modo chiaro anche Emergency, che con la sua presidente Rossella Miccio dice: “Con questa sentenza non ha vinto il buonsenso, ha vinto la cattiveria”. Di certo – è il leit motiv di molti commenti – ci sarà un prima e un poi. “Le nostre democrazie, molto più che da quanto spesso si voti, sono definite da come riusciamo a garantire i diritti delle minoranze - ragiona Fausto Melluso, responsabile Arci Sicilia- siamo in tempi in cui le maggioranze, invece, ritengono che schiacciare le minoranze sia un diritto democratico”.

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