Papa Francesco mette in guardia dal “diffondersi di fake news” che generano “un clima di sospetto che fomenta l’odio, pregiudica la sicurezza delle persone e compromette la convivenza civile e la stabilità di intere nazioni”, nella tradizionale udienza di inizio anno al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, denuncia il rischio di “isolamento” in particolare “attraverso l’uso dei social media e dei giochi online” e avverte che l’intelligenza artificiale può essere abusata per manipolare la coscienza “a fini economici, politici e ideologici”.
Il Papa raffreddato
Francesco ha iniziato a leggere il discorso, e poi, scusandosi con i suoi ospiti, ha lasciato che un suo collaboratore, monsignor Filippo Ciampanelli, leggesse il resto del testo perché, ha spiegato, “sono ancora un po’ raffreddato”. “Di fronte alla sempre più concreta minaccia di una guerra mondiale”, per il Papa, “la vocazione della diplomazia è quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati più scomodi o che non si riterrebbero legittimati a negoziare”.
Polarizzazione e attentati
“Purtroppo”, ha detto Jorge Mario Bergoglio, “iniziamo questo anno mentre il mondo si trova lacerato da numerosi conflitti, piccoli e grandi, più o meno noti e anche dalla ripresa di esecrabili atti di terrore, come quelli recentemente avvenuti a Magdeburgo in Germania e a New Orleans negli Stati Uniti. Vediamo pure che in tanti Paesi ci sono sempre più contesti sociali e politici esacerbati da crescenti contrasti. Siamo di fronte a società sempre più polarizzate, nelle quali cova un generale senso di paura e di sfiducia verso il prossimo e verso il futuro. Ciò è aggravato dal continuo creare e diffondersi di fake news, che non solo distorcono la realtà dei fatti, ma finiscono per distorcere le coscienze, suscitando false percezioni della realtà e generando un clima di sospetto che fomenta l’odio, pregiudica la sicurezza delle persone e compromette la convivenza civile e la stabilità di intere nazioni. Ne sono tragiche esemplificazioni – ha notato il Papa – gli attentati subiti dal Presidente del Governo della Repubblica Slovacca (Robert Fico, ndr.) e dal Presidente eletto degli Stati Uniti d’America” (Donald Trump, ndr.). Il Papa è tornato più volte ai problemi legati alla rivoluzione digitale.
Fake news
“Nel nostro tempo – ha detto – la negazione di verità evidenti sembra avere il sopravvento. Alcuni diffidano delle argomentazioni razionali, ritenute strumenti nelle mani di qualche potere occulto, mentre altri ritengono di possedere in modo univoco la verità che si sono auto-costruiti, esimendosi così dal confronto e dal dialogo con chi la pensa diversamente. Queste tendenze possono essere incrementate dai moderni mezzi di comunicazione e dall’intelligenza artificiale, abusati come mezzi di manipolazione della coscienza a fini economici, politici e ideologici. L’incremento dell’intelligenza artificiale – ha detto ancora Francesco – amplifica le preoccupazioni relative ai diritti di proprietà intellettuale, alla sicurezza del lavoro per milioni di persone, al rispetto della privacy e alla protezione dell’ambiente dai rifiuti elettronici”. Per il Papa, “il racconto biblico della Torre di Babele mostra che cosa succede quando ciascuno parla solo con la sua lingua”.
Contro la “cancel culture”
Il Papa ha stigmatizzato “il tentativo di strumentalizzare i documenti multilaterali – cambiando il significato dei termini o reinterpretando unilateralmente il contenuto dei trattati sui diritti umani – per portare avanti ideologie che dividono, che calpestano i valori e la fede dei popoli”, criticando la “mentalità che, presumendo di aver superato quelle che considera ‘le pagine buie della storia’, fa spazio alla “cancel culture”. In particolare, secondo Bergoglio, “è inaccettabile, ad esempio, parlare di un cosiddetto diritto all’aborto che contraddice i diritti umani, in particolare il diritto alla vita”.
Ucraina e Gaza
Nel corso dell’udienza agli ambasciatori, tradizionale occasione per un giro d’orizzonte geopolitico, il Papa, lamentando la crisi del mutilateralismo in questo frangente storico, ha caldeggiato, a inizio del Giubileo della speranza, una “diplomazia della speranza”. Jorge Mario Bergoglio, in particolare, ha auspicato che “tutta la Comunità internazionale si adoperi anzitutto per porre fine alla guerra che da quasi tre anni insanguina la martoriata Ucraina e che ha causato un enorme numero di vittime, inclusi tanti civili. Qualche segno incoraggiante è apparso all’orizzonte”, ha detto, “ma molto lavoro è ancora necessario per costruire le condizioni di una pace giusta e duratura e per sanare le ferite inflitte dall’aggressione”.
Francesco ha rinnovato l’appello per il un cessate-il-fuoco e la liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza, “dove c’è una situazione umanitaria gravissima e ignobile”. Per il Papa, “non possiamo minimamente accettare che si bombardi la popolazione civile o si attacchino infrastrutture necessarie alla sua sopravvivenza. Non possiamo accettare di vedere bambini morire di freddo perché sono stati distrutti ospedali o è stata colpita la rete energetica di un Paese”. Per Francesco, ancora, “preoccupano molto le crescenti espressioni di antisemitismo, che condanno fortemente e che interessano un sempre maggior numero di comunità ebraiche nel mondo”.
Iran, Siria, Libano, Nicaragua
Il Papa ha citato molti altri luoghi del mappamondo, soffermandosi in particolare su alcune questioni particolarmente urgenti. Tra i numerosi paesi che ha citato, Bergoglio ha registrato i “segnali positivi di una ripresa dei negoziati per ritornare alla piattaforma dell’accordo sul nucleare iraniano, con l’obiettivo di garantire un mondo più sicuro per tutti”. Ha notato che in Siria, “dopo anni di guerra e devastazione” del regime di Bashar al-Assad, “sembra stia percorrendo una via di stabilità”, auspicando che “l’integrità territoriale, l’unità del popolo siriano e le necessarie riforme costituzionali non siano compromesse da nessuno, e che la Comunità internazionale aiuti la Siria ad essere terra di convivenza pacifica dove tutti i siriani, inclusa la componente cristiana, possano sentirsi pienamente cittadini e partecipare al bene comune di quella cara Nazione”. Il Papa, ancora, ha espresso l’augurio che il Libano, “con l’aiuto determinante della componente cristiana”, possa “avere la necessaria stabilità istituzionale per affrontare la grave situazione economica e sociale”. Quanto al Nicaragua, “dove la Santa Sede, che è sempre disponibile a un dialogo rispettoso e costruttivo, segue con preoccupazione – ha sottolineato il Papa – le misure adottate nei confronti di persone e istituzioni della Chiesa e auspica che la libertà religiosa e gli altri diritti fondamentali siano adeguatamente garantiti a tutti”.
Immigrati e confini
Nel suo lungo discorso, il Papa ha toccato diversi altri temi a lui cari, dalla proposta a costituire un fondo mondiale per eliminare la fame con i fondi attualmente usati per le armi all’appello alla remissione del debito dei paesi poveri, e in particolare il “debito ecologico” tra Nord e Sud del mondo, dalla richiesta di commutare le pene dei prigionieri all’appello perché la pena di morte sia eliminata in tutti i paesi. Il Papa ha espresso cordoglio per le vittime del terremoto in Tibet ed ha ricordato il rinnovo dell’accordo con la Cina sulle nomine dei vescovi. Francesco, ancora, ha messo in evidenza la necessità di accogliere gli immigrati, pur investendo in cooperazione allo sviluppo nei paesi poveri. “I confini moderni pretendono di essere linee di demarcazione identitarie, dove le diversità sono motivo di diffidenza, sfiducia e paura”, afferma Bergoglio: “Paradossalmente, il termine confine indica non un luogo che separa, bensì che unisce, dove si finisce insieme (cum-finis), dove si può incontrare l’altro, conoscerlo, dialogare con lui”.