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Gay, psicoterapia, donne e social: gli spiragli della Cei per i seminari italiani

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Approvate “ad experimentum” le nuove norme. In uno scambio con i vescovi italiani Francesco parlò di “frociaggine”. L’assemblea di Assisi e la prospettiva del Sinodo
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Una apertura molto circostanziata all’ammissione degli omosessuali in seminario. La “massima attenzione” da prestare al problema degli abusi nei confronti dei minorenni. L’opportunità di ricorrere alla psicologia e in certi casi alla psicoterapia. La possibilità che anche le donne intervengano nella formazione dei futuri preti, “integrando nella valutazione lo “sguardo” e il giudizio femminile”. L’attenzione a “opportunità e rischi” rappresentati dai social network. Sono alcune delle indicazioni contenute nelle nuove norme della conferenza episcopale italiana per i seminari.

Un lungo percorso di approvazione

Se il documento è comparso nelle cronache quando, a maggio scorso, proprio a partire dalle norme sull’ammissione o meno di seminaristi gay si sviluppò un dibattito a porte chiuse (durante il quale papa Francesco mise in guardia i vescovi italiani dalla “frociaggine” che c’è nei seminari), la Ratio nationalis per i Seminari italiani era stata in realtà approvata dalla maggioranza d…

Una apertura molto circostanziata all’ammissione degli omosessuali in seminario. La “massima attenzione” da prestare al problema degli abusi nei confronti dei minorenni. L’opportunità di ricorrere alla psicologia e in certi casi alla psicoterapia. La possibilità che anche le donne intervengano nella formazione dei futuri preti, “integrando nella valutazione lo “sguardo” e il giudizio femminile”. L’attenzione a “opportunità e rischi” rappresentati dai social network. Sono alcune delle indicazioni contenute nelle nuove norme della conferenza episcopale italiana per i seminari.

Un lungo percorso di approvazione

Se il documento è comparso nelle cronache quando, a maggio scorso, proprio a partire dalle norme sull’ammissione o meno di seminaristi gay si sviluppò un dibattito a porte chiuse (durante il quale papa Francesco mise in guardia i vescovi italiani dalla “frociaggine” che c’è nei seminari), la Ratio nationalis per i Seminari italiani era stata in realtà approvata dalla maggioranza dei vescovi italiani nel corso dell’assemblea che si svolse ad Assisi a novembre del 2023. Il testo è poi passato alla congregazione vaticana del Clero che, a valle di ulteriori consultazioni tra Cei e Santa Sede, ha confermato il documento lo scorso otto dicembre e il cardinale Matteo Zuppi ha promulgato il primo gennaio le nuove norme ora online sul sito della Cei. Una pubblicazione avvenuta senza annunci perché, in realtà, si tratta di norme per così dire transitorie: nell’ambito del sinodo mondiale, infatti, proprio il tema di una formazione dei seminaristi più adeguata ai tempi attuali è emerso tra i nodi che il Papa ha deciso di approfondire affidandone lo studio gruppo di teologi e canonisti che concluderanno il lavoro in primavera. Probabile che a quel punto la Santa Sede interverrà con una nuova normativa universale. Nel frattempo, però, la nuova ratio italiana, che aggiorna una normativa di quasi venti anni fa, è stata pubblicata “ad experimentum” per i prossimi tre anni.

Il nodo dell’omosessualità

Svariate, ad ogni modo, le novità. A partire da un approccio al tema dell’ammissione di persone gay in seminario più sfaccettato di come ha stabilito anni fa la Santa Sede. La Cei riprende infatti le indicazioni pubblicate nel 2016 dalla congregazione del Clero, secondo la quale la Chiesa “non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”, ma poi svolge un articolato ragionamento nel quale avverte che non bisogna “ridurre il discernimento solo a tale aspetto” e sottolinea che “l’obiettivo della formazione del candidato al sacerdozio nell'ambito affettivo-sessuale è la capacità di accogliere come dono, di scegliere liberamente e vivere responsabilmente la castità nel celibato”. In questo senso “chi vive la passione per il Regno nel celibato dovrebbe diventare anche capace di motivare, nella rinuncia per esso, le frustrazioni, compresa la mancata gratificazione affettiva e sessuale”. Un argomento che sposta l’attenzione, ancorché prudentemente, dall’omosessualità in quanto tale all’impegno al celibato che vale per ogni candidato al sacerdozio a prescindere dall’orientamento sessuale.

Irrompono gli abusi

Nei nuovi “orientamenti e norme per i seminari” entra, non chiamato con questo termine, il tema della pedofilia del clero, ormai all’ordine del giorno anche per la Chiesa italiana. “Il tema degli abusi, infatti, non può essere affrontato solamente sul piano giuridico”, afferma la Cei citando un documento del proprio Servizio per la tutela dei minori, “delegando la questione al giurista e concentrando tutta l’attenzione sulla verifica della responsabilità penale e l’eventuale sanzione. Ovvio che ciò non può mancare, ma l’attenzione va anzitutto a ciò che è avvenuto prima, alla causa, al contesto individuale e sociale, comunitario ed ecclesiale, alla formazione, iniziale e permanente, se si vuole che non avvenga più”. Un paragrafo delle norme stabilisce, di conseguenza, che “massima attenzione dovrà essere prestata al tema della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, vigilando con cura che coloro che chiedono l’ammissione al Seminario maggiore non siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito”.

Chi viene espulso dal seminario

Norme rigide anche per chi, uscito, o espulso, da un seminario, tenta di entrare in quello di un'altra diocesi: “Normalmente si sia molto prudenti nell’accettare un seminarista dimesso da un altro Seminario o casa di formazione”, raccomanda la Cei. Porte chiuse, invece, a “coloro che, dopo il diciottesimo anno di età, per una seconda volta siano stati dimessi o abbiano lasciato il seminario” o il loro ordine religioso.

Lo psicologo in seminario

Nelle raccomandazioni circa la formazione acquista spazio, rispetto al passato, il ruolo della psicologia. Se la precedente normativa, approvata nel 2006 dal cardinale Camillo Ruini, escludeva esplicitamente che la eventuale consulenza degli psicologi “non è finalizzata al discernimento vocazionale”, ora si legge che “la valutazione psicologica, prevista al momento dell’ammissione al Seminario maggiore e ripetibile in qualsiasi momento del percorso su indicazione dei formatori o richiesta del candidato, assume un importante ruolo non solo di riconoscimento di eventuali psicopatologie, ma soprattutto di consapevolezza rispetto ai propri punti di forza, come anche ai propri limiti, alle proprie fragilità e ferite. La valutazione diventa uno strumento di crescita e formazione. Al termine della valutazione o in qualsiasi momento durante il percorso formativo – si precisa – può determinarsi da parte del candidato l’esigenza e la richiesta per un accompagnamento psicologico sotto forma di psicoterapia”.

Se una donna valuta i futuri preti

Sempre in tema di formazione, il rettore del seminario ha, tra l’altro, “il dovere di raccogliere il parere dei suoi collaboratori, dei docenti, dei parroci che hanno accolto i seminaristi nelle esperienze pastorali e di quanti altri ritenesse opportuno; potrebbe rivelarsi utile anche l’apporto di donne che abbiano una conoscenza del candidato, integrando nella valutazione lo “sguardo” e il giudizio femminile’”, si aggiunge, facendo propria una raccomandazione della Santa Sede nel 2016. Più in generale, come spiega il vescovo di Fiesole in introduzione, nella nuova ratio “viene recepita la richiesta emersa nel Cammino sinodale di allargare la condivisione dell’opera formativa dei seminaristi coinvolgendo la comunità ecclesiale e si invita a pensare creativamente le forme di collaborazione possibili con particolare riguardo alla figura femminile”.

Social, rischi e opportunità

Di grande attualità, infine, l’esposizione dei seminaristi a social network e altri mezzi di comunicazione digitali. “Come tutti, anche i seminaristi vivono immersi nell’ambiente digitale in cui virtuale e reale sono strettamente intrecciati. Questo richiede che siano accompagnati a maturare la capacità di abitare tale ambiente con consapevolezza e sapienza, riconoscendone le opportunità e i rischi”, scrive la Cei. “Accanto alla sempre necessaria prudenza per tutto ciò che deve essere vissuto e utilizzato in modo consapevole e buono, in questi testi si registra la consapevolezza che anche quello digitale è un mondo da abitare e da evangelizzare nei modi opportuni”.

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