Prima il latino, già dalla seconda media, anche se non sarà obbligatorio. E poi più musica già da piccoli, poesie di imparare a memoria come una volta e via la geostoria, «la aboliremo»: gli studenti dovranno concentrarsi anzitutto sui popoli italici, sulle radici delle civiltà occidentali e in particolare sulle vicende dell’Antica Grecia e di Roma, sui primi secoli del Cristianesimo, sul Rinascimento e il processo di unificazione nazionale e sulla storia contemporanea dell’Europa e dell’Occidente.
Idem per la geografia: si deve tornare a conoscere il nostro Paese e poi associare lo studio della materia alle tematiche ambientali. Alle elementari arriva pure più letteratura per imparare a leggere e scrivere meglio e così ecco i brani di Saba, Govoni, Pascoli, Gozzano e Penna. Più patria e meno mondo verrebbe da dire.
Ma accanto alle poesie da mandar giù a memoria c’è spazio pure per gli haiku. Mentre alle medie, accanto ai classici – Omero, Verne e Stevenson – ci sarà la saga di Percy…
Prima il latino, già dalla seconda media, anche se non sarà obbligatorio. E poi più musica già da piccoli, poesie di imparare a memoria come una volta e via la geostoria, «la aboliremo»: gli studenti dovranno concentrarsi anzitutto sui popoli italici, sulle radici delle civiltà occidentali e in particolare sulle vicende dell’Antica Grecia e di Roma, sui primi secoli del Cristianesimo, sul Rinascimento e il processo di unificazione nazionale e sulla storia contemporanea dell’Europa e dell’Occidente.
Idem per la geografia: si deve tornare a conoscere il nostro Paese e poi associare lo studio della materia alle tematiche ambientali. Alle elementari arriva pure più letteratura per imparare a leggere e scrivere meglio e così ecco i brani di Saba, Govoni, Pascoli, Gozzano e Penna. Più patria e meno mondo verrebbe da dire.
Ma accanto alle poesie da mandar giù a memoria c’è spazio pure per gli haiku. Mentre alle medie, accanto ai classici – Omero, Verne e Stevenson – ci sarà la saga di Percy Jackson, le graphic novel, i film e Stephen King.
Eccole le principali novità della nuova scuola del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che al Giornale ha anticipato le indicazioni nazionali per le scuole del primo ciclo.
I nuovi programmi dal 2026/2027
Di che si tratta? "Abbiamo disegnato il cammino di bambini e adolescenti dai 3 ai 14 anni, insomma il percorso dall'infanzia alle medie. Ma stiamo lavorando anche per le superiori. E introduciamo molte innovazioni", racconta il ministro.
A elaborarle è stata una commissione guidata da Loredana Perla, professoressa di Didattica e Pedagogia speciale all’Università di Bari, alla quale è stato affidato il coordinamento scientifico, affiancata da Ernesto Galli della Loggia, Francesco Emmanuele Magni, consulente del ministro, Laura Sara Agrati, pedagogista dell’Università telematica Pegaso, Giuseppe Cappuccio, ordinario di Pedagogia sperimentale a Palermo, Massimiliano Costa, ordinario di Pedagogia Sperimentale a Ca’ Foscari, Evelina Scaglia, associato di Pedagogia a Bergamo, Alessia Scarnisci, ordinario di Pedagogia dell’Universitas Mercatorum, Viviana Vinci dell’università di Foggia.
L’ultimo aggiornamento risaliva al 2012, ministro del governo Monti era Francesco Profumo. Ora i lavori della commissione sono appena conclusi, ora inizierà un confronto «aperto a tutto il mondo della scuola, ai corpi intermedi, alle associazioni disciplinari. A fine marzo dovremmo essere pronti con gli ultimi ritocchi perché le novità entrino in classe con l'anno scolastico 2026-27», spiega Valditara al Giornale.
Una scuola sovranista? «Ma no, niente slogan facili – dice il ministro – Vogliamo una scuola seria. Prendiamo il meglio del passato per guardare al futuro».
Il latino dalle medie
Con la nuova riforma il latino torna ad assumere un ruolo strategico e smette di essere materia extracurricolare, resterà a scelta delle famiglie ma diventerà curricolare con un'ora a settimana dalla seconda media. Le ragioni sono tre: «Aprire le porte a un vasto patrimonio di civiltà e tradizioni; rafforzare la consapevolezza della relazione che lega la lingua italiana a quella latina; e poi c'è il tema, importantissimo, dell'eredità», sottolinea Valditara.
Suonare e cantare in coro
«Fra le tante novità - dice ancora Valditara -, sin dalla prima elementare avvicineremo i bambini alla musica, alla sua comprensione, alla civiltà musicale». La disciplina viene già insegnata nelle classi e a questo si sommano diversi progetti all’interno degli istituti, ma l’idea sarebbe quella di aumentare l’impegno per suonare insieme e cantare in coro. A questo, racconta Valditara, hanno lavorato ad esempio esperti come il violinista Uto Ughi.
"Una Storia senza ideologie”
Altro capitolo: abolire la geostoria. «La storia diventa la scienza degli uomini nel tempo. L'idea è di sviluppare questa disciplina come una grande narrazione, senza caricarla di sovrastrutture ideologiche, privilegiando inoltre la storia d'Italia, dell'Europa, dell'Occidente», dice Valditara. «Di più, nella scuola primaria l'insegnamento verterà anche sullo studio del nostro patrimonio storico. Negli ultimi due anni, in particolare l'attenzione si concentrerà sui popoli italici, le origini e le vicende dell'antica Grecia e di Roma, le loro civiltà, i primi secoli del Cristianesimo». Nello specifico, all’interno dei nuovi programmi scolastici troveranno maggiore spazio: le radici delle civiltà occidentali, con un focus sulle civiltà greca e romana; il Risorgimento e il processo di unificazione nazionale; la storia europea del secondo dopoguerra.
Poesie a memoria, epica e Bibbia
Già in prima elementare e via via con il passare degli anni gli alunni si dovranno confrontare già con la letteratura, non solo con le lettere. Si inizia con testi di prosa, non solo per l’infanzia, e poesie da mandar giù a memoria, «con cose più semplici all’inizio come filastrocche e scioglilingua». Alle elementari, aggiunge il ministro, ci saranno pure «i primi accenni di epica classica, mitologia greca e orientale ma anche saghe nordiche». Verrà stimolata anche la lettura della Bibbia «per rafforzare le conoscenze delle radici della cultura italiana». E poi grammatica, dal cui studio inizia «la cultura della regola». Secondo Valditara questo è il modo per «rimediare alla sindrome italiana descritta dal Censis secondo cui il 41,1 per cento degli italiani crede erroneamente che Gabriele D'Annunzio sia l'autore dell'Infinito e il 35,1 per cento che Eugenio Montale sia stato un presidente del Consiglio degli anni 50».
Le reazioni: critiche e plauso. Pd e Avs: “Ritorno al passato”.
Dal dimensionamento ai nuovi programmi, secondo Elly Schlein quelle di Valditara sono «sparate», «una visione fuori dal tempo, l'elogio di un passato che non può tornare», mentre «nulla si fa sui problemi veri, sul caos precariato, sull'infrazione europea per l'abuso dei contratti a tempo determinato, sull'inutile liceo del Made in Italy», ha detto la segretaria dem al convegno “Appunti per la scuola di oggi e domani” al Nazareno.
«C’è sa restare allibiti e avviliti, per un'idea di scuola che apparirebbe retrograda persino agli occhi del benemerito Maestro Perboni, nel Cuore di De Amicis», insiste Ilenia Malavasi, deputata dem, che parla di «indottrinamento ammuffito, che passa senza alcuna logica che non sia quella di un sentimento vetero-nostalgico».
Anche per Elisabetta Piccolotti di Avs, «invece di cercare risorse economiche per migliorare le attività educative, ridurre il numero di alunni per classe e alzare gli stipendi degli insegnanti, Valditara preferisce lanciare idee estemporanee e ideologiche». Ad esempio: «Poesie imparate a memoria, latino alle medie e revisione in salsa sovranista dei programmi di storia: annunci in libertà che servono solo a distogliere l'attenzione dai danni che sta producendo nella scuola italiana», conclude Piccolotti.
Diverso l’orientamento di alcuni prof. Le modifiche ai programmi sono «importanti e urgenti», commenta Giampaolo Azzoni, ordinario di filosofia del diritto e prorettore dell'università di Pavia. Per Andrea Giardina, professore di storia romana presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, accademico dei Lincei e già presidente della Giunta Centrale per gli Studi Storici, «il rafforzamento dello studio della storia non può che far bene alla formazione degli studenti» e anche «la periodizzazione appare più interessante», grazie anche al maggior spazio che verrà concesso alle vicende dell'antica Grecia e di Roma e alla conoscenza del latino.
Chi «condanna totalmente» i programmi di Valditara è l’Unione degli studenti. Tra le critiche mosse dal sindacato è centrale l’opposizione all’introduzione dello studio della Bibbia, «una chiara scelta politica in linea con le idee reazionarie e conservatrici del governo», dichiara Tommaso Martelli. L’organizzazione critica anche la scelta di ridurre lo studio della geostoria, «non solo un tornare indietro ma anche una scelta che prende la direzione di una scuola estremamente nazionalistica e contraria a una apertura che soprattutto in questa fase storica sarebbe necessaria».