Regeni, la mamma nell’aula bunker di Rebibbia: “Vidi sul suo corpo le brutalità delle torture”
di Giuliano FoschiniE’ il giorno della mamma. Nell’aula bunker di Rebibbia, dove oggi si sta tenendo l’udienza per il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni, tocca a Paola Deffendi, la mamma del ricercatore italiano ucciso nove anni fa al Cairo. Anche grazie alla sua forza, coraggio e caparbietà si è arrivati a questo processo che mette alla sbarra quattro agenti della National security, il servizio segreto civile egiziano: la signora Paola insieme con il marito Claudio e la loro legale, Alessandra Ballerini, non si sono mai arresi e anche davanti alle bugie egiziane, ai depistaggi, alla mancata collaborazione hanno sempre chiesto e creduto nella giustizia.
“Quando portammo in corpo di Giulio in Italia, lo vidi per la prima volta, solo il profilo frontale, sul tavolo dell'obitorio al policlinico Umberto I di Roma. In quel momento pensai ed esclamai 'Ma cosa ti hanno fatto?' ha detto in aula. “Davanti al cadavere di Giulio, dissi: 'Eri andato in Egitto pieno di passione ed ecco cosa ti hanno …
E’ il giorno della mamma. Nell’aula bunker di Rebibbia, dove oggi si sta tenendo l’udienza per il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni, tocca a Paola Deffendi, la mamma del ricercatore italiano ucciso nove anni fa al Cairo. Anche grazie alla sua forza, coraggio e caparbietà si è arrivati a questo processo che mette alla sbarra quattro agenti della National security, il servizio segreto civile egiziano: la signora Paola insieme con il marito Claudio e la loro legale, Alessandra Ballerini, non si sono mai arresi e anche davanti alle bugie egiziane, ai depistaggi, alla mancata collaborazione hanno sempre chiesto e creduto nella giustizia.
“Quando portammo in corpo di Giulio in Italia, lo vidi per la prima volta, solo il profilo frontale, sul tavolo dell'obitorio al policlinico Umberto I di Roma. In quel momento pensai ed esclamai 'Ma cosa ti hanno fatto?' ha detto in aula. “Davanti al cadavere di Giulio, dissi: 'Eri andato in Egitto pieno di passione ed ecco cosa ti hanno fatto'. Poi ha precisato: "In quel momento vidi tuta la brutalità utilizzata su di lui". “Tutto il male del mondo” lo aveva chiamato in quelle ore. “Era coperto da un telo” ha raccontato ancora la signora Regeni. “Chiesi di poter vedere almeno i piedi ma una suora mi disse 'suo figlio è un martire'. Lì capii che era stato torturato''
''L'ultima volta che abbiamo visto Giulio è stato il 24 gennaio 2016 via Skype. Il 27 ci è arrivata la notizia della sua scomparsa. Mio marito mi ha chiamato con una voce mai sentita. A casa mi disse che Giulio era scomparso. Quando sentii la console chiesi perché non ci avessero avvisato prima'' ha proseguito la madre dí Regeni. ''Giulio era già stato in Egitto nel periodo del colpo di Stato di al-Sisi, quando ci tornò nel 2015 ci disse che la situazione era più calma e si sentiva tutelato in quanto ricercatore straniero. Non espresse mai alcun timore. Il 15 gennaio era il suo compleanno e gli mandai gli auguri e lo sentii felice e rilassato'' ha detto Paola Deffendi rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco.
La madre di Regeni ha ricordato i giorni della scomparsa del figlio, fino a quando è stata appresa la notizia della sua morte. ''Ci chiamò l'ambasciatore Massari e ci disse 'stiamo arrivando io e la ministra Guidi'. Ci sembrò strano. L'ambasciatore ci disse 'non porto buone notizie'. Quando sono arrivati a casa di Giulio ci hanno abbracciato, facendoci le condoglianze e ci dissero 'avete 5 minuti, la notizia è stata diffusa'''. La madre di Giulio infine ha rivelato che nel corso delle passate udienze del processo a Roma, un giorno ha incontrato l'ambasciatore egiziano in aeroporto. ''Non l'ho mai detto prima. Ci siamo seduti accanto a lui, chiedendo se sapeva che c'era un processo in Italia sul caso Regeni, lui disse di sì''.
Prima di entrare in aula i signori Regeni avevano voluto mandare un messaggio alla famiglia di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela ormai più di due mesi fa e del quale non si hanno notizie. “Vi siamo vicini”.