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Il caso Almasri, tutti i rilievi dell’Aia. Roma rischia un procedimento

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Nordio atteso al Copasir: si parlerà dei rapporti tra il generale libico e i nostri Servizi e perché già al mattino di martedì, prima che ci fosse il provvedimento di scarcerazione, un aereo dei servizi si era mosso per Torino in vista del rimpatrio
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Roma – C’è un precedente recente che viene citato a L’Aia per spiegare il vicolo stretto in cui si è infilata l’Italia nella storia di Najeem Osema Almasri. Ed è la procedura di infrazione contro la Mongolia per non aver arrestato Vladimir Putin. «Lo Stato è stato deferito all’assemblea per non aver ottemperato alla richiesta di cooperazione», spiega una fonte della corte. È un atto estremo, che difficilmente arriverà fino al termine. Ma che è sul tavolo dopo la scelta del governo di scarcerare Almasri e le parole durissime del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha detto: «All’Aia non hanno la verità».

Le spiegazioni formali alla Corte

Il procedimento intanto è partito: l’Italia dovrà dare infatti spiegazioni formali alla Corte. Dovrà chiarire una serie di elementi che in queste ore gli esperti continuano a ritenere inspiegabili. Il primo punto è perché si è ritenuto — e questo, a dire il vero, lo ha fatto la Corte di appello di Roma — necessaria l’interlocuzione con il minist…

Roma – C’è un precedente recente che viene citato a L’Aia per spiegare il vicolo stretto in cui si è infilata l’Italia nella storia di Najeem Osema Almasri. Ed è la procedura di infrazione contro la Mongolia per non aver arrestato Vladimir Putin. «Lo Stato è stato deferito all’assemblea per non aver ottemperato alla richiesta di cooperazione», spiega una fonte della corte. È un atto estremo, che difficilmente arriverà fino al termine. Ma che è sul tavolo dopo la scelta del governo di scarcerare Almasri e le parole durissime del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha detto: «All’Aia non hanno la verità».

Le spiegazioni formali alla Corte

Il procedimento intanto è partito: l’Italia dovrà dare infatti spiegazioni formali alla Corte. Dovrà chiarire una serie di elementi che in queste ore gli esperti continuano a ritenere inspiegabili. Il primo punto è perché si è ritenuto — e questo, a dire il vero, lo ha fatto la Corte di appello di Roma — necessaria l’interlocuzione con il ministero della Giustizia. «Non era vincolante» dicono i giuristi europei. Di più: L’Aia aveva in realtà avvisato il governo italiano del mandato. E lo aveva fatto attraverso il canale che era stato indicato come ufficiale: il magistrato di collegamento che lavora nell’ambasciata italiana in Olanda che aveva ricevuto l’incartamento in contemporanea con l’Interpol. Inoltre nel mirino dei giuristi è finita anche la decisione del ministero dell’Interno di espellere Almasri: l’articolo 11 della legge (la 273 del 2012) che regola i rapporti con la Corte, prevede la possibilità del ricorso in Cassazione. Possibilità che con il rimpatrio immediato è stata evidentemente negata.

Almasri al suo rientro in Libia con un volo di Stato italiano 

La possibile rappresaglia

A inasprire i rapporti con la Corte internazionale, poi, è quanto fatto trapelare da Chigi. E cioè che il caso Almasri possa essere una rappresaglia dopo che le parole caute dell’Italia sull’arresto di Netanyahu: «Perché la Corte si è mossa soltanto quando il generale libico è arrivato in Italia e non nei 12 giorni precedenti, in cui era in giro per l’Europa?», si è chiesta la capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione giustizia, Carolina Varchi. In realtà la Corte si è mossa appena ha ricevuto gli atti. Il ritardo, se di ritardo si può parlare, è da attribuire eventualmente alla polizia tedesca che tra l’altro ha interloquito con la procura e mai con la Corte.

“Chiarire le modalità di scarcerazione”

Un pasticcio. Che rischia di avere conseguenze anche in Italia. Dove mercoledì in aula ci sarà di nuovo il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, con un’informativa. Mentre al Copasir dovrà risponderne il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un’audizione già programmata. Proprio il Copasir è uno dei terreni caldi dello scontro: perché è possibile che in quell’aula vengano approfonditi non soltanto i rapporti di Almasri con il nostro Paese (è un fatto che il generale libico sia venuto più volte in Italia) ma anche le modalità della sua scarcerazione. Già al mattino di martedì, prima che ci fosse il provvedimento di scarcerazione, un aereo dei servizi si era mosso per Torino in vista del rimpatrio. E un altro aereo di Stato aveva portato in Libia i tre amici con i quali Almasri era arrivato a Torino.

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