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Rapimento della neonata a Cosenza, il marito di Rosa Vespa: “Credevo fosse davvero mio figlio”

Moses Omogo Chiediebere (ansa)

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Il cognato ha fatto vedere a Moses Omogo Chiediebere il video del rapimento: “Ho preso il bambino, l’ho spogliato e mi sono messo a piangere”
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«Sono rimasta prigioniera di una mia bugia che non sono riuscita a gestire». Sono queste le parole che Rosa Vespa ha utilizzato davanti al tribunale di Cosenza nell’interrogatorio di garanzia. Ma questa giustificazione, insieme alle lacrime e al pentimento, non è servita a evitarle il carcere. Per la giudice delle indagini preliminari, Claudia Pingitore, è lei l’unica responsabile del sequestro della piccola Sofia nella clinica Sacro Cuore. La giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto la carcerazione. Mentre la sua legale, Teresa Gallucci, ha chiesto e ottenuto una visita psichiatrica e una generale per escludere una possibile gravidanza isterica.

“Lui non c’entra niente”

Le parole di Rosa Vespa sono state preziose, invece, per la libertà di Moses Omogo Chiediebere, suo marito. «Lui non c’entra nulla», ha chiarito anche davanti al pm Bruno Tridico. «Non c’era un progetto preciso». L’arresto di Moses è stato convalidato ma è arrivata la scarcerazione, anche su richiesta del pm. Re…

«Sono rimasta prigioniera di una mia bugia che non sono riuscita a gestire». Sono queste le parole che Rosa Vespa ha utilizzato davanti al tribunale di Cosenza nell’interrogatorio di garanzia. Ma questa giustificazione, insieme alle lacrime e al pentimento, non è servita a evitarle il carcere. Per la giudice delle indagini preliminari, Claudia Pingitore, è lei l’unica responsabile del sequestro della piccola Sofia nella clinica Sacro Cuore. La giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto la carcerazione. Mentre la sua legale, Teresa Gallucci, ha chiesto e ottenuto una visita psichiatrica e una generale per escludere una possibile gravidanza isterica.

“Lui non c’entra niente”

Le parole di Rosa Vespa sono state preziose, invece, per la libertà di Moses Omogo Chiediebere, suo marito. «Lui non c’entra nulla», ha chiarito anche davanti al pm Bruno Tridico. «Non c’era un progetto preciso». L’arresto di Moses è stato convalidato ma è arrivata la scarcerazione, anche su richiesta del pm. Resta indagato ma è ritenuto complice inconsapevole del sequestro di Sofia perché ignaro del piano della moglie. «Quel giorno era convinto di andare a prendere suo figlio Ansel», dice l’avvocato Gianluca Garritano.

La finta infermiera

Sofia, martedì scorso, è stata rapita ad appena 36 ore dalla nascita. Rosa Vespa, che si era finta infermiera, aveva detto alla mamma che doveva cambiare il pannolino alla bimba. Davanti alla giudice ha ricostruito anche quei momenti: «Non so perché l’ho fatto. C’era la voglia di maternità da tanti anni ma non volevo fare del male a nessuno, tanto meno a quella bambina». Ha aggiunto: «Non avevo deciso di rapire proprio lei, è stato casuale. Non sapevo più come uscire da quella situazione e sono entrata in quella stanza. Mi scuso con quella mamma».

"Ma come ha fatto a non accorgersi di niente?”

Scuse che la famiglia di Sofia, contatta da Repubblica, non commenta. Resta invece il dubbio sull’innocenza del marito di Rosa Vespa. «Non sapeva davvero nulla? Se hanno ritenuto così, evidentemente è così. Certo sembra strano non si fosse accorto della gravidanza», è quanto pensa Federico, papà di Sofia. Gli interrogativi restano. Chiediebere ha ricostruito in tribunale: «Ero convinto che quello fosse mio figlio. Ho scoperto che non era così qualche minuto prima che arrivasse la polizia in casa». Cioè quando il cognato, durante i festeggiamenti Ansel, gli ha mostrato il video del rapimento sul suo cellulare. «Ho preso il bambino, l’ho spogliato e mi sono messo a piangere».

"Aveva la pancia. E si tirava il latte”

E nei precedenti nove mesi, nessun sospetto? Ecco la versione di Chiedebere: «Aveva la pancia, la baciavo. Dopo il parto lei si tirava il latte. C’erano le ecografie (false), le visite che faceva in clinica e anche le dimissioni dopo il parto dell’8 gennaio». Possibile che questo marito non abbia mai accompagnato la moglie a un controllo? O che non abbia voluto sentire il battito del cuore del figlio? Non si è chiesto perché non scalciasse? «Ero arrabbiato perché quando è nato non potevo vederlo. Aveva le difese immunitarie basse e era positivo al Covid, così mi aveva detto lei. Sono provato e non capisco perché Rosa mi abbia fatto questo», ha detto in lacrime. Per gli investigatori della squadra mobile qualcosa non torna. Intanto, Moses ieri sera ha lasciato il carcere. Ad ospitarlo sarà la famiglia della moglie.

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