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L’allarme di Mattarella: “Shoah colpa del fascismo ma l’infezione c’è ancora”

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Il presidente celebra la Giornata della memoria: la preoccupazione per guerre e autoritarismi. “Dolorosi e inaccettabili gli insulti a Liliana Segre. Sono reati gravi che vanno perseguiti”
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ROMA La peste si è spenta. Ma l’infezione serpeggia. Sergio Mattarella rilancia questa immagine di Primo Levi per spiegare che le ombre del fascismo e del nazismo sono tra noi. E tutto il suo discorso, ieri al Quirinale, è intessuto della preoccupazione sulla crisi delle democrazie. Sui rischi che corriamo e del tempo trumpiano che ci aspetta. Perciò invita le forze politiche e sociali alla «vigilanza attiva», aldilà delle «legittime differenze».

È la sua decima Giornata della memoria, la terza per Giorgia Meloni, che alla vigilia, per la prima volta, aveva menzionato le complicità del regime nella persecuzione degli ebrei, nella Shoah. Mattarella la saluta quando entra in sala, in prima fila c’è anche Ignazio La Russa. «Quello della premier è un gesto di pacificazione?», chiedono al presidente del Senato: «Sì», risponde il presidente del Senato.

ROMA La peste si è spenta. Ma l’infezione serpeggia. Sergio Mattarella rilancia questa immagine di Primo Levi per spiegare che le ombre del fascismo e del nazismo sono tra noi. E tutto il suo discorso, ieri al Quirinale, è intessuto della preoccupazione sulla crisi delle democrazie. Sui rischi che corriamo e del tempo trumpiano che ci aspetta. Perciò invita le forze politiche e sociali alla «vigilanza attiva», aldilà delle «legittime differenze».

È la sua decima Giornata della memoria, la terza per Giorgia Meloni, che alla vigilia, per la prima volta, aveva menzionato le complicità del regime nella persecuzione degli ebrei, nella Shoah. Mattarella la saluta quando entra in sala, in prima fila c’è anche Ignazio La Russa. «Quello della premier è un gesto di pacificazione?», chiedono al presidente del Senato: «Sì», risponde il presidente del Senato.

«Auschwitz è la conseguenza diretta delle leggi razziste, ignominiosamente emanate anche in Italia dal regime fascista e della furia antiebraica nazista, di cui il regime fascista e la Repubblica di Salò furono complici e collaboratori, fino alla soluzione finale», rammenta Mattarella. È reduce da Auschwitz. Ed ai testimoni del lager, Edith Bruck, Sami Modiano, Andra e Tatiana Bucci, presenti in sala, si concede ricambiato con particolare calore, ringraziandoli per l’opera di memoria, e per le «parole preziose mai di odio». C’è anche, dopo anni di assenza, Liliana Segre, che nel suo intervento, intervistata da Emma D’Aquino, citerà «i fascisti» tra coloro che la costrinsero a salire su un treno per il campo di concentramento. Una settimana durò il viaggio.

Il fatto che la senatrice a vita venga continuamente bersagliata sui social indigna anche il presidente della Repubblica: «È doloroso e inaccettabile che vi siano ignobili insulti razzisti alla senatrice Segre, su quei social media che sono nati come espressione di libertà e che rischiano invece, sovente, di diventare strumento di violenza e di negazione di diritti. Occorreva mettervi un argine. Sono reati gravi che vanno perseguiti a tutela della libertà e della giustizia».

Siamo dentro una stagione potenzialmente autoritaria. Il vento soffia a destra. «Auschwitz non è una parentesi, per quanto orribile. Alberga nel fondo dell’animo dell’uomo. È un monito insuperabile e, insieme, una tentazione che sovente affiora. Avvertiamo il rischio concreto che torni in auge, nella società così come nei rapporti internazionali, il nefasto criterio espresso dalle parole mors tua vita mea, sempre foriero di tragedie».

L’antisemitismo allarma. E c’è, come sempre in Mattarella, la difesa strenua della Costituzione, come baluardo. «È nata e vive per cancellare i principi e le azioni, le parole d’ordine del cupo dominio nazifascista». È un antidoto alla legge del più forte, alle prepotenze dell’uomo solo al comando. «Al contrario della fede cieca e dell’obbedienza incondizionata, la Costituzione prevede la democrazia, la partecipazione, le garanzie e i controlli. Oggi questi principi, di umanità, di giustizia, di democrazia, di buon senso risaltano ancora di più nel loro valore».

L’anno scorso aveva rimesso a posto la storia del Ventennio, contro le riletture negazioniste. Quest’anno il timore è tutto incentrato sulla regressione del mondo liberale. Oggi prevale la disruption cara ai tycoon che si fanno autocrati. «Il nazionalismo sciovinista è stato condannato dalla storia», ricorda Mattarella. Chiama a raccolta la pubblica opinione. La sollecita a non voltarsi dall’altra parte. C’è in taluni «una tragica indifferenza», ma il passato può tornare. «Allarma il ritorno di un linguaggio di disprezzo, di odio». Teme «il pericolo di allentamento dei legami di comunità, il rischio di sfaldamento della tensione ideale, la risorgente volontà di dominio».

Il presente quindi è gravido di incognite, ma un presidente ha l’obbligo dell’ottimismo: «Non cediamo allo sconforto», dice allora. La speranza è affidata ai giovani, e alla saggezza dei popoli. Vanno combattute «le forze oscure». «Mai più Auschwitz!», dice. «Ripetiamolo ovunque, «nelle piazze, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle cas

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