Si parla ancora di overtourism in montagna, il turismo di massa dai numeri insostenibili per località piccole e isolate. Dopo il caso di Roccaraso in Abruzzo, presa d’assalto da migliaia di persone in un solo giorno, ci spostiamo in Alto Adige, nei pressi della cabinovia dell’Alpe di Siusi. Qui qualcuno nella notte ha scritto con grandi caratteri rossi “too much”, ovvero troppo.
Le scritte si ripetono per tre volte sul manto nevoso e sono pensate per essere ben visibili da chi prende l’impianto per salire sull’altopiano e andare a sciare. Il messaggio è chiaro: “troppo”, troppi turisti, troppa pressione su montagne la cui bellezza è strettamente legata alla natura e all’ambiente.
Non è la prima volta che l’Alto Adige è interessato da rivendicazioni di questo tipo. A Ferragosto, nella stazione a monte della funivia che collega con Bolzano con la località Soprabolzano, qualcuno aveva tracciato sull’asfalto una corsia preferenziale. La scritta “priority” voleva rivendicare il diritto di residenti e pendolari di potersi spostare liberamente, senza subire le lunghe code di turisti per accedere alla cabinovia. In quel caso la protesta ha dato i suoi frutti, perché la corsia preferenziale è stata effettivamente realizzata.
Nei sentieri ormai non è raro trovare scritte e adesivi con la scritta “Tourists go home”, turisti andate a casa, diventata il motto del movimento contro l’overtourism. In ottobre la scoperta sulle Tre Cime di Lavaredo di un graffito con la stessa frase a più di 2.000 metri di altitudine.