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Regeni, i genitori convocano Al Sisi ma l’ambasciata rifiuta le lettere

(ansa)

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Ieri un ufficiale giudiziario ha cercato di notificare al primo ministro Abdel Fattah Al Sisi e a suo figlio, Mahmoud, la convocazione per testimoniare al processo in corso contro i presunti assassini di Giulio davanti alla corte di Assise di Roma
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«Addetto alla ambasciata rifiuta il ritiro». Nove anni fa, il 3 febbraio del 2016, fu ritrovato al Cairo il corpo martoriato di Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso secondo la procura di Roma per mano di agenti della National security, il servizio segreto civile egiziano. Ieri un ufficiale giudiziario ha bussato alla porta dell’ambasciata per notificare al primo ministro Abdel Fattah Al Sisi e a suo figlio, Mahmoud, la convocazione per testimoniare al processo in corso contro i presunti assassini di Giulio davanti alla corte di Assise di Roma. Ricevendo un no. «Ma lo aspettiamo comunque il 12 febbraio a Roma» hanno detto Paola e Claudio, i genitori di Giulio. Certi che, nonostante la raccomandata rifiutata, il presidente egiziano sappia della convocazione.

Le raccomandate rifiutate dall'ambasciata egiziana 

«Addetto alla ambasciata rifiuta il ritiro». Nove anni fa, il 3 febbraio del 2016, fu ritrovato al Cairo il corpo martoriato di Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso secondo la procura di Roma per mano di agenti della National security, il servizio segreto civile egiziano. Ieri un ufficiale giudiziario ha bussato alla porta dell’ambasciata per notificare al primo ministro Abdel Fattah Al Sisi e a suo figlio, Mahmoud, la convocazione per testimoniare al processo in corso contro i presunti assassini di Giulio davanti alla corte di Assise di Roma. Ricevendo un no. «Ma lo aspettiamo comunque il 12 febbraio a Roma» hanno detto Paola e Claudio, i genitori di Giulio. Certi che, nonostante la raccomandata rifiutata, il presidente egiziano sappia della convocazione.

Le raccomandate rifiutate dall'ambasciata egiziana 

L’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, ha scritto ovunque su tutte le pagine social del presidente e del governo: «Citazione a comparire quale testimone nel procedimento penale n. 52239/18». I Regeni vogliono, anche provocatoriamente, chiedere al presidente Sisi quello che sa dell’omicidio di Giulio dopo un lunghissimo elenco di bugie. Ma soprattutto vogliono che il presidente egiziano mantenga una promessa: aveva giurato che avrebbe restituito gli oggetti personali di Giulio, i suoi vestiti, quello che aveva quando il cadavere fu ritrovato. Lo aveva giurato «da padre». E invece in Italia sono state rimandate soltanto la prova di un messinscena: quei vestiti, cioè, che erano stati fatti ritrovare a casa di uno dei quattro innocenti uccisi dalla polizia egiziana in un conflitto a fuoco nella speranza di farli passare per gli assassini di Giulio. Un borsello con il tricolore italiano, degli improbabili occhiali da sole e altre cianfrusaglie. Niente di tutto questo era di Giulio.

Molto però è cambiato in questi anni. I rapporti tra Italia ed Egitto sono tornati normali. Ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato che sarà in Egitto il 17 febbraio per «andare avanti sul Piano Mattei: è parte della nostra azione di presenza in Africa». E a chi gli ha chiesto se si aspetta che Al Sisi possa venire a rispondere sul caso Regeni, ha detto: «Dipenderà dalla sua scelta, non mi aspetto nulla. Solo che si faccia luce sulla vicenda». Oggi, come nove anni fa.

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