«Il gruppo aveva i permessi e stava cacciando in un’area autorizzata legalmente». Donald Trump jr, denunciato dal consigliere regionale di Europa Verde Andrea Zanoni dopo un video che lo ritraeva insieme ad altri nella valle veneziana Pirimpiè a cacciare anatre durante le feste natalizie, non si sottrae. E attraverso il suo portavoce, Andy Surabian, spiega a grandi linee la sua versione.
La denuncia
La denuncia con l’accusa nei confronti del figlio del presidente degli Stati Uniti (soprannominato “Don”) di aver abbattuto un esemplare di anatra rara (la Tadorna ferruginea pallas, conosciuta come casarca) tutelata e quindi non cacciabile, è stata presentata dall’esponente dei Verdi che ha anche chiesto spiegazioni sul permesso di andare a caccia in Italia di un cittadino americano. Per le battute di caccia nel nostro Paese serve infatti un tesserino venatorio, che viene rilasciato solo ai residenti ed è quindi impossibile che Trump junior, in quanto americano, ne fosse in possesso.
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L’anatra abbattuta
Per cominciare, Trump jr sostiene che c’erano diversi gruppi e non solo il suo, quel giorno nella tenuta veneta. «Se da un lato non è chiaro – dice il portavoce del rampollo alle testate giornalistiche americane che hanno ripreso la notizia – se questa singola anatra sia stata involontariamente abbattuta da qualcuno del gruppo di caccia di Don, o se lo abbia fatto un altro gruppo o se sia morta in modo diverso e recuperata dal cane da caccia del gruppo, Don prende molto seriamente tutte le norme, le regole e la tutela nelle sue battute di caccia e intende cooperare pienamente con qualsiasi indagine».
Il permesso regionale
C’è però un altro elemento, sul quale Zanoni ha annunciato una nuova interrogazione, ovvero la procedura seguita dalla Regione per concedere il permesso a Trump di cacciare. Secondo il consigliere, infatti, «l’attuale legge regionale preclude l’esercizio di attività venatoria a chi è privo della licenza e del tesserino regionale». Documento che sarebbe sì stato richiesto il 28 novembre, ma che in realtà il Veneto, a detta dell’esponente verde, non poteva concedere a cittadini stranieri. «Gli uffici hanno seguito quanto previsto dalla normativa — spiegano invece dalla Regione — che prevede che un qualsivoglia cittadino, anche residente all’estero, deve essere in possesso del porto di fucile per uso caccia e del tesserino venatorio della Regione». E per averlo bisogna fornire «copia del documento di identità o passaporto, dell’autorizzazione alla caccia nello Stato di residenza, polizza assicurativa, bollettino di versamento della tassa di 84 euro, invito del concessionario di una azienda faunistico- venatoria». Documenti che il figlio del presidente avrebbe in effetti consegnato.