✕

Giorgio Pasotti: “Io, Crialese e i ciak a Budapest”

Ascolta l'audio

Nel 2017, con Nicole Grimaudo, diventò il nuovo volto del marchio, dopo Antonio Banderas
1 minuti di lettura

Roma — Giorgio Pasotti, nel 2017 lei e Nicole Grimaudo siete diventati i volti del Mulino Bianco, una nuova generazione che puntava sull’agricoltura sostenibile.

«Ho un ricordo bello, come tanti telespettatori sono cresciuto con le pubblicità del Mulino Bianco e della Barilla. Mi emozionava quella di Giuseppe Tornatore, c’era il padre che in aeroporto trovava nei pantaloni il fusillo che gli aveva messo il figlio. Sono tutti piccoli film che mi hanno emozionato, era un tipo di pubblicità che raccontava delle storie, adesso si fa molto meno».

Avete avuto la responsabilità di sostituire Antonio Banderas.

«Banderas era una montagna da scalare, un’eredità pesante. Però mi è piaciuta subito l’idea di raccontare una famiglia, una giovane coppia. Era un’idea pionieristica, perché da lì in poi è iniziato il fenomeno delle grandi dimissioni: persone con ruoli importanti che hanno scelto di lasciare tutto per tornare nel luogo d’origine o avvicinarsi a lavori legati alla terra e alla natura…

Roma — Giorgio Pasotti, nel 2017 lei e Nicole Grimaudo siete diventati i volti del Mulino Bianco, una nuova generazione che puntava sull’agricoltura sostenibile.

«Ho un ricordo bello, come tanti telespettatori sono cresciuto con le pubblicità del Mulino Bianco e della Barilla. Mi emozionava quella di Giuseppe Tornatore, c’era il padre che in aeroporto trovava nei pantaloni il fusillo che gli aveva messo il figlio. Sono tutti piccoli film che mi hanno emozionato, era un tipo di pubblicità che raccontava delle storie, adesso si fa molto meno».

Avete avuto la responsabilità di sostituire Antonio Banderas.

«Banderas era una montagna da scalare, un’eredità pesante. Però mi è piaciuta subito l’idea di raccontare una famiglia, una giovane coppia. Era un’idea pionieristica, perché da lì in poi è iniziato il fenomeno delle grandi dimissioni: persone con ruoli importanti che hanno scelto di lasciare tutto per tornare nel luogo d’origine o avvicinarsi a lavori legati alla terra e alla natura. Questo senso di scelta, di andare via dalla città per rintanarsi nel Mulino, era qualcosa che mi piaceva molto».

Alla regia c’era un autore come Emanuele Crialese.

«Tra noi c’è stata una sintonia meravigliosa. Giravamo in un luogo magnifico, a Budapest, negli studi dove il Mulino veniva conservato da anni. Era il posto dove, prima ancora di Banderas e poi con Banderas, avevano girato gli spot del marchio. Era un luogo vivente, che trasmetteva la sua storia, enorme e reale. Entrare in scena lì aveva qualcosa di magico: la fotografia molto calda, molto gialla. Crialese ha scelto un racconto empatico, è stata una strada piacevole per raccontare un prodotto commerciale come il Mulino Bianco, con le sue merendine e biscotti».

Erano spot molto popolari.

«Mia figlia era molto orgogliosa di essere accompagnata a scuola, in prima elementare, da suo papà che era diventato anche l’uomo del Mulino Bianco».

Leggi i commenti