Parlate piano, in presenza di G e M. I due macachi potrebbero capire quel che dite. I ricercatori dell’università di Città del Messico gli hanno insegnato 14 parole. E loro hanno imparato ad associarle all’immagine giusta fra le tante figurine che gli venivano mostrate durante gli esperimenti, dimostrando di aver imparato il loro significato.
Con la loro abilità linguistica, G e M – rispettivamente una femmina di 10 anni e un maschio di 12 – avrebbero meritato almeno un nome più ricercato, ma tant’è. Il lavoro per imparare un vocabolario che potrebbe apparire piccolo per un uomo, ma è gigantesco per una scimmia, è stato lungo e faticoso, almeno all’inizio.
Dopo le prime parole infatti (umano, mucca, scimmia), le successive (ad esempio i colori) sono arrivate più rapide. Nel giro di qualche giorno, con sessioni di lavoro di 2 o 3 ore, G e M sono riusciti ad associare alle figurine giuste anche parole pronunciate da voci di persone diverse con intonazioni variabili.
L’esperimento descritto sulla rivista Plos One di ieri è l’ultimo colpo di piccone al muro che un tempo si pensava dividesse l’intelligenza umana da quella animale.
I ricercatori messicani e dell’università di Houston hanno voluto dimostrare che anche i primati (e i macachi sono i più diffusi dopo l’uomo) sanno associare un significato a più sensi: alla vista grazie alle immagini e all’udito grazie ai suoni.
A G e M è stato offerto un appoggio per sedersi di fronte a uno schermo con degli altoparlanti. Il passo più difficile è stato insegnare loro che premendo una leva per dare inizio agli esperimenti sarebbe arrivato un premio. Da lì gli scienziati hanno iniziato a diffondere il suono di alcune parole oppure di vocalizzi come “mu” per la mucca o “cu” per la scimmia cui mai le scimmie sarebbero state esposte in natura.
Tre secondi dopo la diffusione del suono, sullo schermo apparivano da due a quattro immagini, solo una delle quali corrispondeva alla parola pronunciata. Passo dopo passo, gradualmente come avviene ai bambini che imparano a leggere, e associando ogni successo a un premio, i due macachi hanno imparato a legare la parola pronunciata all’immagine corrispondente.
Il ritardo fra voce e figura serviva a coinvolgere anche la memoria di lavoro di G e M, compito che non ha creato difficoltà alle due scimmie.
I due esemplari non sono stati scelti dai ricercatori per la loro intelligenza. Fanno parte di un gruppo di primati che vivono in laboratorio, attorniati da giocattoli che stimolano la loro curiosità, lasciati liberi di spulciarsi e intrattenere relazioni con i loro simili.
Sono anche esposti di tanto in tanto a dei video, come per rilassarsi davanti alla tv, in modo simile a quel che accade ai giovani umani dopo una faticosa giornata di studio e lettura.