CITTA’ DEL VATICANO — Nessuna rinuncia dietro l’angolo, nessun Conclave in preparazione. A fare scudo al Papa malato interviene il cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, prefetto dell’ex Santo Uffizio, il porporato di Curia più vicino a Jorge Mario Bergoglio.
Giovedì il cardinale Gianfranco Ravasi ha rotto il tabù, parlando apertamente della possibilità che se si trovasse impedito in particolare nei contatti frequenti con i fedeli, il Pontefice argentino si dimetterebbe. Per altri due big del collegio cardinalizio, Jean-Marc Aveline di Marsiglia e Juan José Omella Omella di Barcellona, tutto è possibile, per il cardinale decano Giovanni Battista Re invece «non si dovrebbe parlare di dimissioni».
Ora interviene il cardinale Fernandez, che con il quotidiano argentino La Nacion coglie un punto fondamentale: «Non vale la pena che alcuni gruppi premano per le dimissioni. Lo hanno già fatto diverse volte negli ultimi anni e questa non può che essere una decisione “completamente libera” del Santo Padre, affinché possa essere valida». Il codice di diritto canonico, in effetti, prevede che la rinuncia del Romano Pontefice, per essere valida, deve essere «fatta liberamente». Per Fernandez, «è importante che il corpo del Papa abbia risposto bene al trattamento attuale. I segnali di questa reazione positiva sono oggettivi: non solo ciò che si può osservare nell’aspetto, ma soprattutto i risultati degli esami scientifici quotidiani». Non solo: «Non vedo un’atmosfera da pre-conclave, non vedo più conversazioni su un possibile successore rispetto a un anno fa, cioè niente di speciale. Finora ho sentito parecchio rispetto» per Francesco.
Sull’ipotesi delle dimissioni del Papa è intervenuto anche il cardinale Marc Ouellet, prefetto emerito del dicastero dei Vescovi. Francesco «è un uomo molto determinato, molto consacrato al suo ministero ed è anche imprevedibile», ha detto a LaPresse. La famosa lettera di dimissioni preventiva firmata da Francesco a inizio pontificato e consegnata all’allora Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, «è una cosa prudenziale», ha notato Ouellet. Ma «anche se non può lavorare con intensità, la Chiesa può aspettare un po’».
Il Papa, ha detto ancora il porporato canadese, «è fisicamente limitato, ma continua a prendere delle decisioni. Il suo ministero non è interrotto anche se è a riposo. Dobbiamo pregare per il Papa, sostenerlo e incoraggiarlo». Sulla stessa linea monsignor Bruno Forte: non c’è nessuna «necessità» di parlare di dimissioni del Papa, ha detto il vescovo di Chieti-Vasto: «Ogni ministero nella Chiesa è accettato e vissuto nella libertà e le dimissioni di papa Benedetto ne sono un esempio. Ma papa Francesco ha sempre detto di volere andare avanti nel suo ministero finché Dio gli darà la forza. Siccome questa malattia non lo ha assolutamente invalidato e sta addirittura migliorando, io non vedo la necessità di parlare di dimissioni». Il Papa, ha detto monsignor Forte all’Ansa, «può fare ancora tanto e credo che la preghiera e la Chiesa lo dovrebbe sostenere in questo».
Ieri si è anche diffusa la notizia che al Gemelli il Papa abbia ricevuto insieme i cardinali Pietro Parolin, Segretario di Stato, Gianfranco Ghirlanda, canonista gesuita di fiducia di Francesco, per parlare di rinuncia e regole del Conclave: un incontro che la sala stampa della Santa Sede ha formalmente smentito.