Non c’è motivo di parlare di dimissioni, tanto meno del dopo. Il collegio cardinalizio «è compatto attorno al Papa per pregare per una guarigione il più possibile veloce e completa». Lo assicura il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova, ex presidente della Cei.
Eminenza, è preoccupato?
«La preoccupazione c’è, siamo vicini al Santo Padre tutti quanti, e questa è una bellissima testimonianza. Spero, anzi sono sicuro, che il Papa senta l’abbraccio non solo da parte della Chiesa cattolica ma di tutta la cristianità e del mondo intero che lo stima».
Ogni sera in piazza San Pietro o in basilica si riuniscono cardinali e fedeli per pregare per il Papa: quali sentimenti ha colto nel collegio cardinalizio?
«Il collegio è grande e chiaramente in Vaticano si riunisce solo un certo numero di cardinali, non tutti i confratelli cardinali del mondo. Però da quel che si sente si percepisce che il collegio cardinalizio è compatto attorno al Santo Padre e sta pregando per una guarigione il più possibile veloce e completa».
Venerdì Francesco ha avuto una nuova crisi respiratoria, ieri la situazione era più stabile.
«Seguiamo con preoccupazione questi alti e bassi che certamente non sono una cosa bella. Però ieri è migliorato e questo fa ben sperare. Continuiamo a stringerci attorno a lui, e questa vicinanza è sicuramente già una bella cura e una bella terapia».
Come reagisce la Chiesa italiana alle notizie della malattia del Papa?
«Certamente la Chiesa italiana, come ogni altra Chiesa nelle diverse nazioni, è compatta attorno al Papa attraverso i vescovi, i sacerdoti, le parrocchie. So che in molte parrocchie si stanno promuovendo preghiere particolari per papa Francesco sia durante la messa e sia con rosari e adorazioni eucaristiche».
Il quadro clinico complesso lascia prevedere comunque una degenza lunga: cosa cambia per la Chiesa?
«Non cambia proprio niente perché ci sono gli apparati della Curia e tutti gli organismi che sono appositamente lì per aiutare il Santo Padre secondo le proprie competenze. Sono in collegamento con la volontà che papa Francesco ha espresso in tutti questi anni e e, presumo, in rapporto diretto in questi giorni con il Papa, ovviamente nei limiti delle possibilità cliniche».
Ma un Papa quanto a lungo può fare il Papa pur senza essere nel pieno delle sue funzioni?
«L’importante e l’essenziale è la fede, non le capacità organizzative. La Chiesa non è un’azienda, il Papa è l’anima della Chiesa, conferma e rafforza la fede di tutto il popolo di Dio. La fede non viene certamente meno se il Papa è in ospedale, perché rimane anche in questa situazione il riferimento essenziale».
C’è chi nei giorni scorsi ha evocato la possibilità che il Papa si dimetta: lei cosa ne pensa?
«Che non c’è motivo di parlarne».
E non c’è motivo di parlare neppure del dopo?
«Non mi pare proprio: la Chiesa, ripeto, non è un’organizzazione, e quindi questi discorsi, o pensieri, su cosa sarà, su cosa si farà e come, mi pare che siano proprio fuori luogo. Il Papa c’è e ci conferma nella fede come faceva San Pietro».
Proprio ieri il Papa avrebbe dovuto presiedere una udienza giubilare per il personale del policlinico Gemelli.
«È presente a questi appuntamenti giubilari con la sua preghiera e con l’offerta delle sue difficoltà fisiche attuali. E’ un tipo diverso di presenza ma è comunque una presenza».