“Con questo gesto intendiamo richiedere con forza la liberazione di Alberto. il digiuno una rinuncia piccola ma radicale”, dice Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, che ha aderito alla staffetta per il digiuno come segno di protesta per la sparizione all’interno delle carceri venezuelane del nostro connazionale Alberto Trentini. “Spero di incontrare Armando ed Ezio Trentini (genitori di Alberto, ndr) a breve: per incoraggiarli anche così”.
Le firme sono quasi 80mila e le adesioni al digiuno a staffetta hanno superato le 450: è il segno della restituzione del bene che Alberto Trentini e gli altri volontari fanno tutti i giorni. Anche perché, e non è difficile concordare, secondo il patriarca “se non ci fosse il volontario a tutti livelli e anche di colori diversi molti problemi sociali nelle nostre città e delle nostre periferie sarebbe deflagranti”.
Il digiuno per solidarietà è solo l’ultima delle iniziative per la liberazione del cooperante, scomparso ormai dal 15 novembre, giorno in cui stava consegnando aiuti ad alcune comunità di disabili tra Caracas e Guasdalito: fermato a un posto di blocco è stato inghiottito tra le maglie buie della “giustizia” venezuelana. Da quel giorno nessuno l’ha più sentito: scomparso insieme agli 55 italiani detenuti nelle carceri di Maduro.
Fra i primi ad aderire al digiuno anche la legale Alessandra Ballerini, Beppe Giulietti, coordinatore dell’associazione Articolo 21, Alessia Piperno, la romana detenuta in Iran nel 2022. Giulietti.