"Stiamo continuando a lavorare per cercare di riportarlo in Italia, non stiamo rinunciando a nessuna iniziativa, però devo dire che non è facilissimo". A dirlo è il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rispondendo a una domanda sul cooperante italiano detenuto in Venezuela, Alberto Trentini, a margine dell'evento a Milano per la ricostruzione dell'Ucraina.
Il 15 novembre 2024 Alberto Trentini, arrivato all’aeroporto di Caracas, doveva raggiungere, come capomissione della sua Ong, alcuni villaggi all’interno del Paese per portare aiuti in particolare alle persone disabili. Viene invece fermato a un posto di blocco e arrestato dal servizio immigrazione e immediatamente consegnato nelle mani del Dgcim, la direzione generale del controspionaggio militare di Nicolas Maduro. Da quel momento non ci sono più notizie ufficiali su di lui.
Non ha mai chiamato casa. Non è riuscito a incontrare i nostri diplomatici di stanza in Venezuela. Non gli sono mai state formalizzate delle accuse. Ci sono stati una serie di contatti a livelli di servizi di intelligence – Aise ha sicuramente effettuato almeno un viaggio a Caracas – nel corso dei quali sono arrivate rassicurazioni sullo stato di salute di Alberto, l’informazione che sarebbe detenuto in una prigione di Caracas gestita dal Dgcim e poi poco più.