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Un muro di speranza per Alberto Trentini: oltre 75mila firme per chiedere la sua liberazione

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Su change.org la petizione per il cooperante veneto arrestato il 15 novembre scorso dopo essere stato fermato a un posto di blocco in Venezuela
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Una foto per Alberto. Migliaia di persone in queste ore si stanno fotografando per chiedere la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso e ancora trattenuto nelle carceri di Bogota? senza conoscere il motivo. O potersi difendere. È stato organizzato un murales virtuale dove e? possibile caricare una propria foto con un messaggio a sostegno di Alberto, “magari in un luogo simbolico della propria citta?”.

In Italia, su spinta della famiglia e dell’avvocata Alessandra Ballerini, si stanno organizzando una serie di iniziative per chiedere al governo italiano il massimo impegno per il suo rilascio: su change.org la petizione per liberarlo ha superato le 75mila firme. “Alberto e? un c…

Una foto per Alberto. Migliaia di persone in queste ore si stanno fotografando per chiedere la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso e ancora trattenuto nelle carceri di Bogota? senza conoscere il motivo. O potersi difendere. È stato organizzato un murales virtuale dove e? possibile caricare una propria foto con un messaggio a sostegno di Alberto, “magari in un luogo simbolico della propria citta?”.

In Italia, su spinta della famiglia e dell’avvocata Alessandra Ballerini, si stanno organizzando una serie di iniziative per chiedere al governo italiano il massimo impegno per il suo rilascio: su change.org la petizione per liberarlo ha superato le 75mila firme. “Alberto e? un cittadino italiano, un operatore umanitario che si trovava in Venezuela per svolgere, con professionalità e dedizione, il suo lavoro” ha scritto ieri la mamma di Alberto, Armanda, in una lettera a Repubblica.

Chiedendo alla premier Giorgia Meloni un intervento piuù incisivo del governo italiano. “Dopo questi 100 giorni, sono con il cuore in mano a chiedere a ciascuno di fare tutto il necessario con la massima urgenza – ha scritto la signora Armanda - affinche? Alberto possa tornare a casa prima che questa esperienza segni irrimediabilmente la sua vita nel corpo, nella mente e nello spirito. Lui e? il nostro unico figlio e la nostra ragione di vita".

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