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Gli embrioni congelati gratis alle coppie sterili, un piano per donarli

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Progetto del governo per recuperare i 55mila ovuli fecondati che ora non possono essere eliminati né usati per la ricerca
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Roma – Con un termine burocratico li chiamano soprannumerari. Sono quegli embrioni rimasti congelati anche per anni nell’azoto liquido perché le coppie che hanno fatto la procreazione medicalmente assistita non hanno avuto bisogno di usarli. Un dato preciso su quanti siano non c’è ma la stima più diffusa parla di 55 mila (alcune società scientifiche addirittura ne ipotizzano oltre 200 mila). Per legge non possono essere né eliminati, né usati per la ricerca scientifica. Il ministero alla Salute ha un progetto per recuperarne almeno una parte, permettendo che vengano “adottati” da coppie che cercano un figlio e hanno problemi di fertilità. Sono già stati fatti diversi passaggi, anche con il governo, per disegnare una norma che dovrebbe regolamentare la materia, piuttosto complessa.

Il parere del Comitato di bioetica

Nell’esecutivo si guarda con favore alla novità, che venne valutata in passato anche da altri ministri alla Salute. Per la destra poter avviare una gravidanza in questo m…

Roma – Con un termine burocratico li chiamano soprannumerari. Sono quegli embrioni rimasti congelati anche per anni nell’azoto liquido perché le coppie che hanno fatto la procreazione medicalmente assistita non hanno avuto bisogno di usarli. Un dato preciso su quanti siano non c’è ma la stima più diffusa parla di 55 mila (alcune società scientifiche addirittura ne ipotizzano oltre 200 mila). Per legge non possono essere né eliminati, né usati per la ricerca scientifica. Il ministero alla Salute ha un progetto per recuperarne almeno una parte, permettendo che vengano “adottati” da coppie che cercano un figlio e hanno problemi di fertilità. Sono già stati fatti diversi passaggi, anche con il governo, per disegnare una norma che dovrebbe regolamentare la materia, piuttosto complessa.

Il parere del Comitato di bioetica

Nell’esecutivo si guarda con favore alla novità, che venne valutata in passato anche da altri ministri alla Salute. Per la destra poter avviare una gravidanza in questo modo significa non disperdere un ovocita già fecondato. Del resto, già nel lontanissimo 2003 il Comitato nazionale di bioetica con un parere aveva dato indicazioni favorevoli all’ipotesi di adozione di questi embrioni.

I dati dell’eterologa

Sono circa 15 mila le coppie italiane che in un anno accedono alla fecondazione eterologa, che prevede l’utilizzo del patrimonio genetico di almeno una persona esterna alla coppia se uno o entrambe i partner sono infertili. Visto che da noi non ci sono praticamente donatori di ovociti e quelli di seme sono pochissimi, ci si rivolge a banche estere. Il sistema pubblico ha difficoltà a rispondere a tutti e i privati convenzionati non fanno volentieri questo tipo di fecondazione perché i rimborsi del sistema sanitario sono bassi, così moltissime coppie pagano, anche 6-8 mila euro, per importare ovociti o appunto gli embrioni. La possibilità di utilizzare, gratuitamente, quelli già disponibili nei centri potrebbe piacere a molti.

Il canone per la conservazione

Quando si fa un percorso di procreazione medicalmente assistita, anche omologa, vengono prodotti più embrioni. Un tempo, prima che una sentenza della Corte Costituzionale nel 2009 cambiasse la legge 40 del 2004 sulla fecondazione, dovevano esserne impiantati tre (non di più). Oggi se ne usa spesso uno solo e gli altri, appunto, vengono lasciati nel centro dove si è svolta la procedura. Le norme vietano di eliminarli o utilizzarli per la ricerca scientifica, quindi c’è un problema di conservazione. Solo l’anno scorso si è stabilito che dal secondo anno le coppie debbano pagare 300 euro ogni dodici mesi il centro che tiene i loro embrioni. La donazione a chi ne ha bisogno potrebbe essere una soluzione per usarne almeno una parte, anche se piccola.

La “chance riproduttiva”

“Noi ci teniamo agli embrioni perché è stato faticoso ottenerli, sia come impegno delle coppie che dei centri — dice Nicola Colacurci, professore di Napoli e presidente eletto della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) — Per diventare vita hanno bisogno di una madre, tanto di guadagnato se si trovano coppie che li adottano. Diamo una chance riproduttiva a questi embrioni. È fantastico che il governo si sia posto un problema del genere, ma ovviamente la strada è complessa, vanno superati problemi giuridici, medico legali e bioetici”.

"Contributo alla natalità”

Parla proprio di questioni tecniche Gianni Baldini, professore di biodiritto dell’Università di Siena che si è sempre occupato di questi temi. Prima di tutto «andranno adeguati i consensi informati, dando alle coppie che fanno pma l’opzione per la futura adozione dei loro embrioni, precisando la necessità del rigoroso anonimato. Un po’ come per i trapianti». Questo per quanto riguarda il futuro. Per il passato le cose sono un po’ più complesse. "Se si trova qualcuno disposto ad usare gli embrioni vanno ricontattate le coppie e gli va chiesto il consenso a posteriori. Andrà visto anche quali esami avevano fatto a suo tempo, perché potrebbero non bastare per la fecondazione eterologa”. Baldini appare più laico di Colacurci e spiega in termini diversi il cambiamento: “Eviterebbe di condannare all’inutilità blastocisti crioconservati all’infinito, anche con problemi organizzativi e di costi per i centri. E darebbe un contributo alla natalità”.

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