✕

Glasnost sulla malattia, ma il corpo del Papa resta ancora un tabù

(afp)

Ascolta l'audio

A differenza dei suoi predecessori Francesco ha optato per una trasparenza, non naif: si mostra un paziente come gli altri e procede anche così alla riforma del papato
3 minuti di lettura

Le crisi respiratorie. Il vomito. L’insufficienza renale. E poi il messaggio audio con la voce in affanno. Il ricovero di Francesco si è mostrato al mondo senza nascondere dettagli aspri. Attorno al corpo del Papa, questa volta, non è calata una cortina di reticenze ed edulcorazioni. E a decidere che le cose andassero così, in un mondo gerarchico come il Vaticano, poteva essere una sola persona: il Papa stesso. Che, pur affaticato e menomato, sta governando anche questo passaggio.

“I Papi non si ammalano”

La malattia del Pontefice suscita da sempre circospezione, sussurri, trame. Questione eminentemente politica, è un terremoto da accompagnare e lenire. «I Papi muoiono ma non si ammalano», era l’adagio Oltretevere, che aveva anche una versione più sarcastica: «I Papi stanno bene fino al momento della morte e anche un po’ dopo». Una prudenza, cementata dall’assenza di normativa canonica nel caso che un Papa sia impedito, o gravemente malato, a cui nei secoli hanno fatto da contraltare …

Le crisi respiratorie. Il vomito. L’insufficienza renale. E poi il messaggio audio con la voce in affanno. Il ricovero di Francesco si è mostrato al mondo senza nascondere dettagli aspri. Attorno al corpo del Papa, questa volta, non è calata una cortina di reticenze ed edulcorazioni. E a decidere che le cose andassero così, in un mondo gerarchico come il Vaticano, poteva essere una sola persona: il Papa stesso. Che, pur affaticato e menomato, sta governando anche questo passaggio.

“I Papi non si ammalano”

La malattia del Pontefice suscita da sempre circospezione, sussurri, trame. Questione eminentemente politica, è un terremoto da accompagnare e lenire. «I Papi muoiono ma non si ammalano», era l’adagio Oltretevere, che aveva anche una versione più sarcastica: «I Papi stanno bene fino al momento della morte e anche un po’ dopo». Una prudenza, cementata dall’assenza di normativa canonica nel caso che un Papa sia impedito, o gravemente malato, a cui nei secoli hanno fatto da contraltare ieri il dileggio sguaiato del popolo romano e oggi le fake news dei social, nonché l’immancabile domanda, venata di scetticismo: «Ma come sta, davvero, il Papa?».

Le foto a tradimento di Pio XII

Gli annali sono pieni di aneddoti, e di incidenti che hanno squarciato il velo della discrezione. Il più lugubre toccò a Pio XII, nobile romano, figura ieratica. Riccardo Galeazzi Lisi, il suo medico personale, l’archiatra pontificio — ruolo accantonato da Bergoglio — aveva il vizio del gioco: si indebitò, e per uscire dai guai nel 1958 si vendette a un giornale francese le foto del Pontefice agonizzante. Nasce da lì la norma della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis in base alla quale «a nessuno è lecito riprendere con alcun mezzo immagini del Sommo Pontefice sia infermo a letto sia defunto».

I biscottini di Wojtyla

Giovanni XXIII morì per un tumore maligno allo stomaco, la Radio vaticana glissò parlando di un «male inesorabile» che aveva «stroncato la sua forte fibra». Quando Paolo VI si operò di un tumore benigno alla prostata, l’Osservatore Romano si limitò a scrivere del «malessere di cui il Santo Padre soffre da settimane». Giovanni Paolo I morì 33 giorni dopo l’elezione, suscitando fatalmente le ipotesi più romanzesche. Di Giovanni Paolo II si è saputo molto, a partire dal primo ricovero di un Papa fuori dal Vaticano, al Gemelli, dopo l’attentato di Mehmet Ali Agca nel 1981. Ma il Parkinson che lo tormentò negli ultimi anni fu velato, Joaquin Navarro-Valls, abile portavoce nonché medico di formazione, non riferì dettagli fondamentali, come la tracheotomia, e quando il Papa era ormai incapace di deglutire raccontò ai giornalisti che aveva mangiato «dieci biscottini».

Una trasparenza non naif

Quanto a Benedetto XVI, che durante il pontificato non si è mai ricoverato, si è spento nel monastero in cui si era ritirato da Papa emerito, lontano dai riflettori. Fu Francesco a governare quel frangente, dall’annuncio dell’aggravamento ai funerali. Con la stessa lucidità, Bergoglio sta affrontando questa sua malattia. Ha scelto la trasparenza: non una trasparenza naif, o totale (non ha voluto farsi ritrarre in foto), ma il Papa ha deciso che l’opinione pubblica deve essere informata sull’evoluzione della sua malattia in modo attendibile. Ha chiesto ai medici il massimo riserbo, ma ha invitato due di loro, Sergio Alfieri e Luigi Carbone, a tenere una conferenza stampa. Ha voluto che i bollettini serali non nascondessero dettagli sgradevoli. Ha deciso di pubblicare un vocale audio senza nascondere la fatica di parlare. Già anni fa suggerì a un noto medico e giornalista argentino, di scrivere un libro sulla salute dei Papi, pubblicato in Italia da Piemme: «È partito da sé», racconta a Repubblica Nelson Castro, «mi ha raccontato tutti i suoi problemi di salute, anche psicologica: una decisione che ha marcato un gran cambiamento».

La salute come arma politica

Jorge Mario Bergoglio è ben consapevole che, a differenza di altri Papi più amati di lui dalla Curia romana, in Vaticano c’è chi non vedrebbe l’ora di far filtrare fuori le informazioni, più o meno veritiere. Sa che le speculazioni sulla malattia sono uno strumento della battaglia politica, e ne ha fatto le spese: quando a inizio pontificato circolò la bufala che aveva un tumore al cervello, quando il cardinale George Pell, alleato tramutatosi in avversario, andava in giro dicendo che Bergoglio aveva un tumore in fase terminale, quando in occasione di un precedente ricovero scoprì che c’erano state riunioni carbonare di cardinali («Mi volevano morto, preparavano il Conclave»). Come ha notato lo storico Daniele Menozzi, a differenza di Giovanni Paolo II, che usò la sofferenza per sacralizzare l’atteggiamento cristiano di fronte alla malattia, Francesco si mostra un paziente come gli altri, e così procede, anche tramite la malattia, nella riforma del papato. Sa di non essere fuori pericolo, vive il momento con fede. Lucidissimo, non spettacolarizza la sua malattia e non la nasconde: governa anche questo momento.

Leggi i commenti