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La presidente Crui: “Noi rettori contrari all’abolizione del test di Medicina, ma ora correremo”

Giovanna Iannantuoni 

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Intervista a Giovanna Iannantuoni: “E’ una legge dello Stato, la applicheremo. Servono i decreti prima dell’estate. Biologia e Scienze motorie rischiano il sovraffollamento”
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ROMA – Giovanna Iannantuoni, la riforma di Medicina è legge, il test d’ingresso è abolito. La Conferenza dei rettori, che lei presiede, si è opposta a lungo. E adesso?

"E’ legge dello Stato e noi rettori la applicheremo. Al meglio”.

Che significa al meglio?

“Vogliamo mantenere alta la qualità dell’insegnamento e il livello dei medici italiani. Giovedì sera faremo una riunione tra i rettori interessati, poi inizieremo a parlare con gli studenti e le loro famiglie”.

Come riuscirete ad applicarla?

"Dobbiamo vedere i decreti attuativi, oggi ancora non conosciamo troppe cose".

Quali saranno gli insegnamenti del primo semestre? Come e dove si farà una lezione di Anatomia Uno con il quadruplo degli studenti?

"Non lo sappiamo ancora”.

Siete spaventati?

“Mai spaventati, siamo pronti a tutto”.

Per partire a settembre con il semestre formativo, gli esami sulle materie omogenee nel Paese, la graduatoria nazionale, la scelta dei più adatti, quando devono arrivare i decreti attuativi?

“Prima de…

ROMA – Giovanna Iannantuoni, la riforma di Medicina è legge, il test d’ingresso è abolito. La Conferenza dei rettori, che lei presiede, si è opposta a lungo. E adesso?

"E’ legge dello Stato e noi rettori la applicheremo. Al meglio”.

Che significa al meglio?

“Vogliamo mantenere alta la qualità dell’insegnamento e il livello dei medici italiani. Giovedì sera faremo una riunione tra i rettori interessati, poi inizieremo a parlare con gli studenti e le loro famiglie”.

Come riuscirete ad applicarla?

"Dobbiamo vedere i decreti attuativi, oggi ancora non conosciamo troppe cose".

Quali saranno gli insegnamenti del primo semestre? Come e dove si farà una lezione di Anatomia Uno con il quadruplo degli studenti?

"Non lo sappiamo ancora”.

Siete spaventati?

“Mai spaventati, siamo pronti a tutto”.

Per partire a settembre con il semestre formativo, gli esami sulle materie omogenee nel Paese, la graduatoria nazionale, la scelta dei più adatti, quando devono arrivare i decreti attuativi?

“Prima dell’estate”.

Ci saranno soldi in più?

"La ministra Bernini ha parlato di 336 milioni”.

In sei mesi riuscirete ad assumere più docenti a Medicina?

"No, i bilanci delle università sono già impegnati, ci vorrà gradualità per reclutare nuovi professori”.

Entro quando devono arrivare i decreti attuativi della Riforma Bernini?

"Prima dell’estate”.

Avevate fatto una proposta alternativa, in verità.

“Al Senato. Prevedeva un questionario facoltativo di autovalutazione-orientamento. Quindi, corsi online gratuiti e accessibili a tutti di Fisica, Biologia e Chimica. Alla fine, esami di idoneità in rete: quiz a crocette. Chi avesse ottenuto l’idoneità, avrebbe poi dovuto superare tre esami per iscriversi al test nazionale. Questo doveva essere composto da 100 quiz: 25 per cento Biologia, 25 per cento Chimica, 25 per cento Matematica e Fisica, 25 per cento argomenti psico-attitudinali. Il governo l’ha bocciato, decisione inequivocabile, e noi dobbiamo guardare avanti per il bene dei nostri studenti”.

Tra sei anni i medici potranno essere troppi?

"Questo è uno dei problemi da valutare”.

Altri problemi che potranno presentarsi?

“Sei mesi dopo l’iscrizione a Medicina, tre quarti dei candidati resteranno fuori dalla selezione. Molti passeranno ai corsi di laurea affini, Scienze motorie, Biologia, che si affolleranno oltre misura”.

Nell’incontro con i comuni, ieri pomeriggio, ha parlato della passione che alimenta l’università alla vigilia della Giornata dedicata, il 20 marzo.

“Abbiamo messo in evidenza il ruolo degli atenei nei territori. Non possiamo non dare una chance ai ragazzi italiani in questa fase della loro vita. E la loro vita, grazie a questo passaggio, può cambiare. Apriremo, come abbiamo fatto l’anno scorso, gli atenei alle famiglie, mostreremo loro quali meraviglie si realizzano lì dentro. Dobbiamo far cambiare la percezione dell'università agli italiani, l’università è la nostra risposta al nichilismo diffuso, ai giovani che dicono che tutto è uguale, all’incertezza e alla barbarie del mondo”.

Sembra assodato: nonostante le risorse del Pnrr non si riuscirà ad avere 60.000 posti letto in più per gli universitari fuorisede, solo 20.000. Gli studentati sono un’altra occasione mancata del Paese?

"Un miliardo e 198 milioni investiti erano tanti, ma va anche detto che sul tema non si è fatto nulla per decenni. Questa ripartenza ha un valore: ha rimesso al centro la questione alloggi per gli studenti. E ha fatto partire molti tavoli che hanno già portato nuove possibilità di accoglienza. L’Università che dirigo, la Bicocca di Milano, grazie a un accordo con il Comune di Monza ha recuperato 600 posti letto”.

Dopo lo scontro che ha avuto con la ministra dell’Università la scorsa estate per i tagli all’Università, Anna Maria Bernini ha detto in ogni occasione pubblica che nel 2025 il Fondo di finanziamento ordinario è da record, 9,3 miliardi. E’ così? Nell’Ffo non sono state sommate partite che negli anni precedenti non c’erano? E il tasso d’inflazione non finisce per depotenziarlo?

“Registriamo con favore che sono arrivati più soldi, ma è vero che oggi l’Ffo è un calderone che contiene troppe cose e non tutte le risorse arrivano alle università. Lo stiamo ristrutturando, la Crui spinge per far crescere la quota che premia la capacità di arruolamento degli atenei. Le università devono avere più autonomia e più responsabilità, noi per primi dobbiamo essere capaci di cambiare”.

Un esempio di buon arruolamento è quello dell’Università della Calabria, che in 18 mesi, tra chiamate dirette e concorsi riservati, ha attratto otto professori di chiara fama.

"Sì, hanno fatto un lavoro straordinario. E in quel territorio tutto questo vale di più”.

Le politiche di Trump stanno allontanando docenti e ricercatori dagli Stati Uniti. Non è un’occasione storica per accoglierli in Europa e, in Italia, riprendersi i cervelli nazionali che sono scappati?

"Capiamo se questa ondata di ritorno ci sarà davvero. L’avevamo attesa anche con la Brexit, ma gli scienziati che hanno lasciato l’Inghilterra sono stati, in realtà, un numero limitato. Oggi l’Italia, grazie al Pnrr, ha una capacità attrattiva accresciuta, i nostri atenei hanno costruito una rete superiore a quella realizzata all’estero. Penso all’intelligenza artificiale che sta sviluppando, appunto, Unical, i semiconduttori a Catania, siamo fortissimi sulle Scienze della vita. Ecco, esiste un forte motivo di attrazione in ogni regione. L’Europa ci ha detto che dovevamo lavorare insieme e noi abbiamo imparato”.

E l’Europa?

"La disponibilità economica dell’ultimo programma Horizon, il grande incubatore di scienza e ricerca, non è mai stata così ampia. E’ una fase storica interessante, che sta anche cambiando il pensiero scientifico: ogni ricerca viene affrontata da discipline diverse”.

Ieri pomeriggio i precari della ricerca hanno srotolato uno striscione sotto la sede Crui: chiedeva ai rettori da che parte stanno.

“Oggi il contratto di ricerca esiste e i primi 400 precari troveranno una stabilità, Ma non può bastare, le università hanno bisogno di figure più flessibili. Il contratto della sanità, per esempio, non prevede il contratto di ricerca. Bisogna attingere a forme diverse a tempo determinato, anche nell’interesse dei ricercatori precari”.

La presidente battagliera della prima fase è diventata più prudente. L’hanno tirata per la giacchetta diversi rettori?

“No, questa è una fase diversa da quella del dialogo acceso. La Crui è un’istituzione, se c’è una legge deve applicarla. Devo dire che voglio bene ai miei colleghi rettori e penso che loro vogliano bene a me, mi sento pienamente rappresentativa”.

Tra un anno scade il suo mandato come rettrice dell’Università Bicocca. Si candida con il Pd?

"No, non me l’hanno chiesto e non intendo farlo. Sono una docente di Economia e tornerò al mio mestiere. Oggi, vorrei dire, lavoro 15 ore al giorno, merito un po’ di riposo”.

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