Da tre settimane il suolo aveva ripreso a sollevarsi ai Campi Flegrei. L’Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha registrato di recente un innalzamento del terreno di 3 centimetri al mese. E più il movimento è rapido, più in teoria il rischio di scosse è essere alto.
“Negli ultimi giorni il sollevamento è passato da un centimetro a tre centimetri al mese. Questo ha creato una recrudescenza della sismicità” ha spiegato Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv.
Già nella settimana dal 3 al 9 marzo nell’area dei Campi Flegrei gli strumenti dell’Istituto avevano misurato 89 terremoti, il più forte di magnitudo 3.2, prima della scossa di magnitudo 4.4 della notte tra mercoledì e giovedì: la quinta superiore a quattro degli ultimi due anni.
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L’Ingv esclude un’eruzione imminente
“Quando è arrivato l’evento di stanotte stavamo prendendo misure. Abbiamo continuato a seguire gli strumenti anche mentre il nostro palazzo tremava” ha raccontato Francesca Bianco, direttrice del dipartimento vulcani dell’Ingv.
La scossa 4.4 non indica però un’imminente eruzione del potentissimo e pericoloso vulcano dei Campi Flegrei. “Non osserviamo segnali che indichino la risalita di magma alla superficie” rassicura il direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Mauro Di Vito.
Il vulcano continua a emettere gas dalle sue profondità – è proprio la pressione dei fluidi che deforma il suolo e provoca le scosse – ma non rappresenta per il momento una minaccia.
Le ripercussioni su Napoli
La deformazione del suolo si registra soprattutto nel Rione Terra di Pozzuoli. “E’ qui, nella fascia costiera che porta a Napoli, che si concentrano le ultime scosse” spiega Di Vito. “La maggior parte dei terremoti recenti è avvenuta proprio in questa area, con un fenomeno sostenuto e continuo”.
I massimi effetti del terremoto di ieri notte si sono sentiti al bordo della solfatara di Pozzuoli. “L’accelerazione subita dal suolo nel corso della scossa è stata molto intensa, la più alta mai registrata, ma per fortuna è rimasta localizzata in un’area limitata” ha detto sempre Di Vito. “Secondo gli ingegneri con cui abbiamo parlato si è trattato di uno stress test per gli edifici della zona”.
“Stanotte l’energia si è dissipata soprattutto in direzione est” ha aggiunto il direttore dell’Osservatorio Vesuviano. “A Napoli il terremoto è stato percepito distintamente. La nostra stazione di Posillipo ha registrato un’accelerazione del suolo significativa”.
“Prima di questa scossa avevamo notato un’accelerazione del sollevamento del suolo” ha aggiunto Bianco. “Non sempre però questo avviene. Lo scorso 20 maggio avevamo avuto un altro terremoto di 4.4 ma senza un’accelerazione del sollevamento. Questo non ci stupisce. Le scosse possono verificarsi sia quando la deformazione è continua e costante, sia quando c’è un’accelerazione, come in questi giorni”.
I rischi attuali
L’accelerazione del sollevamento del suolo è quindi un segnale di pericolo, ma non basta a trarre conclusioni. Nella fase di bradisismo del 1983 e 1984, ha ricordato Doglioni parlando alla Rai, “la velocità ha raggiunto anche i 9 centimetri al mese”.
I Campi Flegrei, spiega il direttore dell’Ingv, “sono un vulcano attivo e noi non lo possiamo governare. Finché continuerà questo sollevamento, continueremo ad avere dei terremoti”.
I pericoli al momento sono tre secondo il presidente dell’Istituto: “Sismico, geochimico, con il rilascio di anidride carbonica che è più pesante dell’aria e può dare problemi negli scantinati, ed eruttivo”. Solo quest’ultimo non è imminente, secondo i dati dell’Ingv.