Ancora nessuna comunicazione ufficiale. Ma, un mese dopo la prova tangibile che Alberto Trentini fosse ancora vivo, una nuova indicazione sul cooperante italiano arrestato in Venezuela quasi 4 mesi fa: è detenuto nel carcere El Rodeo I, nello Stato di Miranda, periferia di Caracas, a circa 30 chilometri della capitale, in una località chiamata Guatire.
L’indiscrezione - raccolta dall’Ansa in Venezuela e confermata da alcune fonti italiane - arriva poche ore dopo un passaggio formale del ministro Antonio Tajani nel corso del G7 in Canada: il responsabile degli Esteri ha posto il tema dei detenuti politici in Venezuela, spiegando, come, evidentemente, non possa essere gestito soltanto dall’Italia, ma affrontato globalmente da tutti i paesi dell’Occidente visto che la questione degli arresti – sequestri – praticati dal governo Maduro come arma di scambio sui tavoli politici e diplomatici riguarda diversi paesi. Un ragionamento, quello di Tajani, che avrebbe trovato sponda nel segretario di Stato americano Marco Rubio che, nelle scorse settimane, è riuscito ad ottenere la liberazione di alcuni detenuti americani dalle prigioni venezuelane.Trentini, arrivato in Venezuela il 17 ottobre scorso per coordinare i lavori sul campo della ong Humanity & Inclusion, è stato arrestato il 15 novembre.
Per la liberazione di Trentini in Italia si stanno mobilitando migliaia di persone. Dopo la lettera di sua madre, Armanda, a La Repubblica, è partita una raccolta firme online e un digiuno a intermittenza per chiedere al Governo Meloni di fare tutto quanto possibile per riportare Alberto a casa. Il dossier è seguito personalmente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha definito il caso “difficile e complesso”, assicurando che le nostre forze di intelligence stanno facendo tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo. Fonti spiegano a Repubblica che dopo settimane di stand by qualcosa si è ripreso a muovere e potrebbero esserci buone novità prima di Pasqua. Trentini è accusato di cospirazione, davanti al tribunale speciale per il Terrorismo, un’accusa definita “folle e strumentale” dalla nostra intelligence che ha potuto verificare come Trentini fosse in Venezuela soltanto per fare soltanto il suo lavoro di cooperante e portare, dunque, aiuti alle popolazioni disagiate. Da quando è in carcere non ha potuto mai chiamare casa, né avere una visita consolare. Nel frattempo anche Cecilia Sala dal suo profilo Instagram fa sapere che aderisce alla staffetta del digiuno aderendo alla protesta bianca per la liberazione di Trentini.