“Convivenza vigile”, la chiama il ministro della Protezione civile invitando la gente dei Campi Flegrei a non lasciarsi prendere dal panico. Ma proprio le parole di Nello Musumeci il giorno dopo la grande paura dicono chiaramente che i piani di emergenza della Protezione civile nazionale pronti sulla carta non bastano affatto a rassicurare.
Ipotesi evacuazione
«L’ipotesi evacuazione non è da scartare, ma in questo momento, ascoltati i vulcanologi, sarà oggetto di esame tra i tecnici solo qualora dovessero dirci di essere in prossimità di evoluzione accentuata. E dico alle amministrazioni :che le tendopoli devono essere allestite costantemente, non dopo la scossa». Intanto, come primo atto, Musumeci ha firmato lo stato di mobilitazione, niente più - spiega il prefetto Michele Di Bari - che «uno strumento flessibile che dà la possibilità di avere maggiori risorse da un punto di vista della pianificazione dell’intervento».
Di certo, la notte scorsa, quel « se arriva un terremoto di mag…
“Convivenza vigile”, la chiama il ministro della Protezione civile invitando la gente dei Campi Flegrei a non lasciarsi prendere dal panico. Ma proprio le parole di Nello Musumeci il giorno dopo la grande paura dicono chiaramente che i piani di emergenza della Protezione civile nazionale pronti sulla carta non bastano affatto a rassicurare.
Ipotesi evacuazione
«L’ipotesi evacuazione non è da scartare, ma in questo momento, ascoltati i vulcanologi, sarà oggetto di esame tra i tecnici solo qualora dovessero dirci di essere in prossimità di evoluzione accentuata. E dico alle amministrazioni :che le tendopoli devono essere allestite costantemente, non dopo la scossa». Intanto, come primo atto, Musumeci ha firmato lo stato di mobilitazione, niente più - spiega il prefetto Michele Di Bari - che «uno strumento flessibile che dà la possibilità di avere maggiori risorse da un punto di vista della pianificazione dell’intervento».
Di certo, la notte scorsa, quel « se arriva un terremoto di magnitudo 5 conteremo i morti» detto qualche settimana fa dal capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano deve essere rimbalzato in mente alle centinaia di persone che hanno sfondato i cancelli dell’ex Base Nato di Bagnoli alla ricerca di un luogo sicuro protestando per la mancanza di indicazioni in caso di emergenza.
Solo in mille
Ma la protezione civile nazionale rassicura: «Niente panico, i piani di evacuazione e allontanamento sono pronti ma al momento non stanno sul tavolo delle ipotesi. E d’altra parte alle persone diciamo: partecipate alle esercitazioni che facciamo. All’ultima, quella sul rischio vulcanico di ottobre 2024, che è stata la più partecipata hanno partecipato poco più di un migliaio di persone».
Il rischio brandisismo
Al momento, dunque, è scattato solo il primo step del piano per il rischio bradisismo che è cosa assai diversa da quello per il rischio vulcanico. «Il piano di emergenza per rischio bradisismico prevede solo lo spostamento di persone che vogliono lasciare la propria casa in aree di accoglienza, che in modo molto tempestivo abbiamo allestito. L’evacuazione scatta all’interno del piano vulcanico, ma ora siamo al di fuori di questa situazione», spiega Fabio Ciciliano, che invita tutti i cittadini a richiedere i sopralluoghi gratuiti dei vigili del fuoco e aggiunge: «Non è il terremoto ad uccidere ma le case. Non possiamo fare altro che mettere in sicurezza le nostre case».
Il primo step
Dunque, il primo step del piano di protezione civile si limita all’allestimento delle aree di attesa: in quella della ex base Nato un tendone con servizi igienici, tavoli e sedie per chi volesse passare qualche ora fuori casa e assistenza sanitaria, compreso lo psicologo per chi è stressato, come disposto dal governatore De Luca. E poi attivazioni dei controlli in scuole ed edifici, squadre dei vigili del fuoco per rispondere alle richieste dei cittadini sulla sicurezza delle proprie abitazioni.
Difficile operatività
Segnali tali da far scattare i due piani di evacuazione, quello per rischio vulcanico che interesserebbe circa 500.000 persone della zona rossa ed eventualmente altre 800.000 della zona gialla, e quello per bradisismo nell’eventualità che scosse più forti dovessero rendere inutilizzabili i servizi primari, luce, acqua, gas, non ce ne sono. Ma il timore è che si tratti di piani solo sulla carta di difficile operatività: con sole 72 ore per evacuare con mezzi pubblici, centinaia di migliaia di persone che verrebbero ospitate fuori dalla Campania, buona parte in Lombardia, nei Comuni gemellati.