Caso Prospero, parla la sorella: “Io e Andrea a Perugia per diventare adulti: ma non era disagiato”
dalla nostra inviata Alessandra ZinitiLa sorella di Andrea Prospero, Anna (al centro)
«Avevamo deciso di continuare gli studi fuori dall’Abruzzo per diventare adulti insieme, per darci manforte l’uno con l’altra. Era stato lui a scegliere Perugia, gli piaceva. E ora dicono che si sentiva pressato, che non voleva fare l’Università. Non è reale».
Il giorno dopo la prima tragica verità sulla morte di suo fratello con l’arresto di un diciottenne a lei totalmente sconosciuto, accusato di aver istigato al suicidio Andrea, Anna Prospero non riesce a farsi una ragione di quel disagio esistenziale di cui le hanno parlato il procuratore Raffaele Cantone e la dirigente della squadra mobile Maria Assunta Ghizzoni.
Anna è tornata a Perugia, ai suoi studi all’Accademia delle Belle Arti, sotto l’ala protettiva dell’avvocato Francesco Mangano a cui la famiglia l’ha affidata. «Penso che Andrea avrebbe voluto che io proseguissi per la mia strada, lo farò anche per lui», dice. Ma l’ultima chat tirata fuori dalla polizia postale dal telefono del fratello, quelle parole tragiche e crudeli …
«Avevamo deciso di continuare gli studi fuori dall’Abruzzo per diventare adulti insieme, per darci manforte l’uno con l’altra. Era stato lui a scegliere Perugia, gli piaceva. E ora dicono che si sentiva pressato, che non voleva fare l’Università. Non è reale».
Il giorno dopo la prima tragica verità sulla morte di suo fratello con l’arresto di un diciottenne a lei totalmente sconosciuto, accusato di aver istigato al suicidio Andrea, Anna Prospero non riesce a farsi una ragione di quel disagio esistenziale di cui le hanno parlato il procuratore Raffaele Cantone e la dirigente della squadra mobile Maria Assunta Ghizzoni.
Anna è tornata a Perugia, ai suoi studi all’Accademia delle Belle Arti, sotto l’ala protettiva dell’avvocato Francesco Mangano a cui la famiglia l’ha affidata. «Penso che Andrea avrebbe voluto che io proseguissi per la mia strada, lo farò anche per lui», dice. Ma l’ultima chat tirata fuori dalla polizia postale dal telefono del fratello, quelle parole tragiche e crudeli scritte pochi istanti prima dell’ultimo messaggio mandato a lei alle 13.01 per confermare l’abituale appuntamento a mensa per il pranzo, l’ha fatta ripiombare in uno stato di forte shock. Non fosse altro che per la totale assenza di segnali di quel disagio che ha ucciso suo fratello.
«Io ho un carattere diverso, sono più forte, più estroversa. Per questo ero la sua roccia, il suo faro. Lui mi raccontava tutto, qualsiasi problema, ansia, preoccupazione me l’ha sempre confidata. Perché adesso non avrebbe più dovuto farlo? Me lo ripeto continuamente: non è possibile che covasse qualcosa di così forte senza dirmelo e parlandone con persone conosciute in rete, mai viste».
Il monolocale al piano terra di vicolo Prospetti, dove suo fratello ha trovato il coraggio di farla finita, è a due passi da quella via della Viola, teatro della movida perugina che Andrea rifuggiva.
«Avevamo due caratteri diversi, lui non amava tanto uscire, ma gli avevo fatto conoscere le mie amiche e ogni tanto veniva fuori con noi, anche se preferiva restare a casa, nel suo mondo: il pc, la tv, la sua passione per la Roma. La sera prima della sua scomparsa. dopo aver studiato insieme nella mia stanza era tornato nel suo studentato proprio per vedere la partita della Roma di cui era tifosissimo».
Timido, introverso, insicuro, ma non soverchiato da quel disagio sociale di cui lui stesso parla in chat. «Era il mio gemello, sono sicuramente la persona che lo conosceva meglio di tutti. Era riservato, gentilissimo, sensibile, si faceva fatica a tirargli fuori le parole di bocca, ma quando parlava era anche divertente. E gli amici a Lanciano li aveva, i suoi compagni delle superiori: aveva organizzato di rivederli il lunedì successivo quando sarebbe dovuto tornare a Lanciano per una visita. Ma ti pare che uno fa dei programmi per i giorni successivi quando ha deciso di uccidersi?».
Dallo studentato, da cui è uscito per l’ultima volta alle 10.30 del 24 gennaio, al bed and breakfast che aveva affittato il giorno prima di tornare a Lanciano per le vacanze di Natale a partire dall’8 gennaio, ci sono solo 70 scalini tortuosi e venti metri. Anna, ovviamente, era all’oscuro di tutto: «Stava sempre con me, a pranzo e a cena insieme a mensa, a studiare il pomeriggio in camera mia, usava anche il mio bagno. E quando ci andava in questa casa? E perché, se voleva fare qualche soldo entrando nel mondo della rete, non avrebbe dovuto dirmelo?».
Se c’è una cosa che oggi la ferisce è il ritratto che gli eventi delle ultime ore disegnano di suo fratello. «Mi fa rabbia, quello che parla in quella chat non è il mio gemello anche se mi conforta che non esprima mai un disagio vissuto in famiglia. Andrea non voleva allontanarsi dalla vita, semmai voleva quella vita tranquilla e silenziosa che si era scelto».