Piero Gros, mito della Valanga azzurra, nella sua seconda vita è stato imprenditore dello sci e sindaco di Sauze d’Oulx, in Val di Susa. «I cannoni sparaneve li ho portati io sulle Alpi occidentali, nel 1985. La montagna si salva con le idee e con gli investimenti».
Non c’è alternativa, Gros?
«Nevica a quote sempre più alte e tante piccole stazioni chiudono, questo è sotto gli occhi di tutti. Avviene perché non dappertutto c’è la lungimiranza. Oppure perché mancano i soldi e di conseguenza le idee. Ci si scandalizza molto spesso della neve artificiale, che poi non è altro che acqua ghiacciata sparata sulle piste. Il territorio lo rovinano i palazzoni, i disboscamenti, la speculazione».
La neve artificiale è il futuro, dunque?
«In realtà esiste da cinquant’anni almeno. In America …
Piero Gros, mito della Valanga azzurra, nella sua seconda vita è stato imprenditore dello sci e sindaco di Sauze d’Oulx, in Val di Susa. «I cannoni sparaneve li ho portati io sulle Alpi occidentali, nel 1985. La montagna si salva con le idee e con gli investimenti».
Non c’è alternativa, Gros?
«Nevica a quote sempre più alte e tante piccole stazioni chiudono, questo è sotto gli occhi di tutti. Avviene perché non dappertutto c’è la lungimiranza. Oppure perché mancano i soldi e di conseguenza le idee. Ci si scandalizza molto spesso della neve artificiale, che poi non è altro che acqua ghiacciata sparata sulle piste. Il territorio lo rovinano i palazzoni, i disboscamenti, la speculazione».
La neve artificiale è il futuro, dunque?
«In realtà esiste da cinquant’anni almeno. In America già quando ero atleta si sciava su piste di neve sparata dai cannoni. Le precipitazioni mancavano spesso anche allora. L’alternativa era andare sui ghiacciai, con tutte le difficoltà del caso».
Si stanno ritirando anche i ghiacciai, ora.
«Oggi la neve artificiale la sparano anche lassù, ad esempio sul Rettenbach, sopra Sölden, in Austria, dove tradizionalmente si apre la stagione di Coppa del mondo. E tante altre località sciistiche dell’Austria e della Svizzera funzionano anche se sono a 800 metri di quota. In Italia, ripeto, manca la volontà politica di investire».
La montagna non è solo sci, però.
«Naturalmente: ci sono molti modi di viverla. Però all’80% chi viene da noi vuole sciare. Lo sci e l’indotto che genera vale il 3,5% dei Pil nazionale. È un numero importante che ci impone una riflessione. Non possiamo sempre e solo guardare il cielo e sperare».