Mentre l’operato del governo su liberazione e rimpatrio lampo di Almasri è ancora al vaglio della Corte penale internazionale, un altro comandante libico accusato di torture e abusi viene avvistato in Italia, come anticipato ieri da Repubblica. E subito scoppia il caso, con le opposizioni che insorgono: «Il governo — attacca la segretaria dem Elly Schlein — chiarisca perché sta rendendo l’Italia un porto sicuro per milizie e mafie libiche».
Del resto, il personaggio è assai controverso. Si tratta di Abdel Ghani al-Kikli, meglio noto come “Gheniwa”, capo del Ssa, Stability support apparatus, milizia ufficialmente riconosciuta dal governo di Tripoli, ma per l’Onu «ripetutamente coinvolta in violazioni e abusi» e per il dipartimento di Stato Usa responsabile di «crimini contro l’umanità nelle prigioni di Ayn Zarah e Abu Salim».
Con un aereo privato, insieme a una delegazione di funzionari e burocrati di alto rango dell’inner circle del premier libico Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, è a…
Mentre l’operato del governo su liberazione e rimpatrio lampo di Almasri è ancora al vaglio della Corte penale internazionale, un altro comandante libico accusato di torture e abusi viene avvistato in Italia, come anticipato ieri da Repubblica. E subito scoppia il caso, con le opposizioni che insorgono: «Il governo — attacca la segretaria dem Elly Schlein — chiarisca perché sta rendendo l’Italia un porto sicuro per milizie e mafie libiche».
Del resto, il personaggio è assai controverso. Si tratta di Abdel Ghani al-Kikli, meglio noto come “Gheniwa”, capo del Ssa, Stability support apparatus, milizia ufficialmente riconosciuta dal governo di Tripoli, ma per l’Onu «ripetutamente coinvolta in violazioni e abusi» e per il dipartimento di Stato Usa responsabile di «crimini contro l’umanità nelle prigioni di Ayn Zarah e Abu Salim».
Con un aereo privato, insieme a una delegazione di funzionari e burocrati di alto rango dell’inner circle del premier libico Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, è arrivato a Roma per una visita lampo a Adel Jumaa, ministro degli Affari interni, a metà febbraio ferito in un attentato e oggi in cura all’European hospital. Della gita nessuno ha fatto mistero, le foto sono state persino postate sui social, dove le ha intercettate il dissidente libico Husam el Gomati.
All’indirizzo di Gheniwa, almeno al momento, non risulta un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, tuttavia il capo del Ssa è destinatario di una dettagliata denuncia di 189 pagine presentata dal Centro europeo per i diritti umani e costituzionali, che lo indica come responsabile di almeno 501 episodi di omicidio, violenza, stupri, detenzioni arbitrarie.
«Il governo Meloni chiude le frontiere a chi fugge da torture e accoglie torturatori», attaccano i capigruppo pd di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, e il capodelegazione a Strasburgo Nicola Zingaretti. «E ora la premier Meloni — taglia corto Matteo Mauri — deve spiegare in aula».
Anche perché per Gheniwa il viaggio a Roma è un ritorno. Già a luglio si era fatto notare alle finali del campionato libico, ospitate in via straordinaria in Italia. «Che è diventata la Montecarlo dei trafficanti di esseri umani, torturatori e stupratori», sbotta il deputato Avs, Angelo Bonelli, che annuncia un’interrogazione. «È arrivato il momento di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione degli accordi Italia-Libia», afferma il leader di +Europa Riccardo Magi. «Un governo che non risponde in Parlamento — rincara la dose il senatore Peppe De Cristofaro di Avs — non dice chi è stato a spiare illegalmente con lo spyware di Paragon gli attivisti dei diritti umani in Libia e intrattiene rapporti con i peggiori criminali libici è pericoloso e va mandato a casa». Dall’esecutivo per tutta la giornata solo silenzio. E il capo del Ssa in meno di dodici ore può lasciare Roma indisturbato.