L’urlo liberatorio a San Pietro: “Abbiamo pregato, ora è con noi”
di Maria Novella De LucaCITTÀ DEL VATICANO – La cauta allegria si scioglie in un grande urlo liberatorio quando sul maxischermo, finalmente, il Papa appare. Piazza San Pietro è un unico applauso, un’unica voce: «Francesco, Francesco, viva Papa Francesco, viva il Papa». E poi campane, tamburi, stendardi, croci del Giubileo alzate verso il cielo, fazzoletti gialli sventolati come bandiere, gli scout che fanno volare i loro berretti in aria, molti si abbracciano, tanti piangono. «Mamma, guarda: è vivo», grida una bambina issata sulle transenne come fosse un trampoliere, i fedeli sorridono, ma in quelle parole c’è tutto il senso della festa di piazza San Pietro, ieri di nuovo piena di una folla immensa, dal colonnato fino ai piedi Castel Sant’Angelo, con l’arcangelo Michele e la sua spada che sembravano vegliare sulla basilica.
Sofferente, provato, debole ma vivo
Il Papa, amico ritrovato, è tornato a casa, a Santa Marta, sofferente sì, provato, debole, ma vivo. E papa Bergoglio sapeva quanto il suo apparire, sep…
CITTÀ DEL VATICANO – La cauta allegria si scioglie in un grande urlo liberatorio quando sul maxischermo, finalmente, il Papa appare. Piazza San Pietro è un unico applauso, un’unica voce: «Francesco, Francesco, viva Papa Francesco, viva il Papa». E poi campane, tamburi, stendardi, croci del Giubileo alzate verso il cielo, fazzoletti gialli sventolati come bandiere, gli scout che fanno volare i loro berretti in aria, molti si abbracciano, tanti piangono. «Mamma, guarda: è vivo», grida una bambina issata sulle transenne come fosse un trampoliere, i fedeli sorridono, ma in quelle parole c’è tutto il senso della festa di piazza San Pietro, ieri di nuovo piena di una folla immensa, dal colonnato fino ai piedi Castel Sant’Angelo, con l’arcangelo Michele e la sua spada che sembravano vegliare sulla basilica.
Sofferente, provato, debole ma vivo
Il Papa, amico ritrovato, è tornato a casa, a Santa Marta, sofferente sì, provato, debole, ma vivo. E papa Bergoglio sapeva quanto il suo apparire, seppure in carrozzina, con il fiato corto, la fatica nei gesti della benedizione, fosse fondamentale per ridare speranza al “suo” popolo. Il corpo del papa, esposto con tutta la sua fragilità, così come aveva scelto prima di lui Karol Wojtyla, capo della Chiesa romana assai lontano dalla visione di Bergoglio, eppure come lui deciso a non fare mistero della propria malattia e caducità umana. «Abbiamo pregato tanto, ogni sera qui a recitare il rosario, anche con il freddo e la pioggia, le nostre invocazioni sono state ripagate», dicono Arianna e Matteo, romani, parrocchia di Sant’Eugenio, mentre suonano le campane di mezzogiorno. «Il suo ritorno è un segno della grazia divina perché non si spenga la sua voce contro tutte le guerre. E poi il Papa non poteva morire nell’anno del Giubileo della speranza, abbiamo fatto un viaggio lunghissimo per entrare anche noi nella Porta Santa, esser qui nel giorno in cui Francesco esce dall’ospedale è, come direbbe lui, vincere una partita di calcio», aggiungono, allegri e festosi i pellegrini della parrocchia “Nuestra senora de Guadalupe” di Buenos Aires.
Ola, striscioni e maracas
Ola, striscioni e maracas. Del resto è proprio della pace che non c’è, del tormento di Gaza di nuovo dilaniata dalle bombe, della “martoriata Ucraina” che Bergoglio ha parlato nel testo dell’Angelus, citando anche «Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Repubblica Democratica del Congo». Sembrano diradate le nubi delle ultime settimane quando piazza San Pietro pareva prepararsi non alle veglie pasquali, ma alle veglie funebri. Così Mariastella Nardini, mano nella mano ai suoi due figli piccoli, arrivati con un gruppo di San Giovanni Rotondo, paese di Padre Pio, cita la resurrezione. «Come altro leggere questo ritorno a casa del Santo Padre a poche settimane dalla Pasqua? In un certo senso è come se fosse risorto». Potenza della fede, ma assai più sobri due giovanissimi capi scout universitari dell’Agesci, Sergio e Alfredo, plaudono alla bravura dei medici del Policlinico Gemelli. «Sa come si dice a Roma? L’hanno ripreso per i capelli. Certo ha avuto le migliori cure e lui è stato tenace. La voglia di vivere può fare molto, ma parlare di resurrezione, non sarà un po’ eccessivo? È il Papa, non è Gesù».
"Viva il Papa!": Francesco lascia il Gemelli a bordo di una 500 bianca tra i fedeli in festa
"Ora la sua vita cambierà”
E in piazza San Pietro oltre al giubilo c’è preoccupazione. Suor Giovanna, congregazione delle suore Orsoline: «Adesso la vita del Santo Padre cambierà. La convalescenza sarà lunga. Chissà se potrà viaggiare ancora, pregare in piazza San Pietro, visitare le parrocchie. Non importa. A noi basta che sia vivo». Infatti, come già da settimane, ogni sera davanti alla basilica continuerà la recitazione di rosari e preghiere. Un gruppo di ragazzine e ragazzini sedute sui gradini del colonnato fanno merenda, con loro c’è Marta, professoressa di religione. «In classe abbiamo parlato molto di Bergoglio, è un papa che gli adolescenti sentono vicino, perché si esprime in modo semplice, scherza, tocca temi concreti, va in televisione, è tifoso. Quando Francesco si è ammalato ho raccontato in aula dei rosari a cui partecipavo, delle veglie di preghiera e alcuni di loro mi hanno chiesto di unirsi a me. Così eccoci qui, a fare festa per il Pontefice che torna a casa».
La coppia di sposi
C’è anche una coppia di sposi: Osvaldo e Laura, lei ha l’abito bianco, lui il completo blu, hanno trent’anni e facce serene. «Ci siamo sposati nella chiesa di “Cristo Re”, poco lontano da qui. Ci conosciamo fin da ragazzi, non era previsto che venissimo, adesso ci aspetta il pranzo, i parenti ci hanno guardati come fossimo matti, ma volevamo festeggiare il ritorno a casa del nostro papa. È come se ci avesse benedetti». C’è un afflato d’amore che è evidente, tattile, dichiarato. «Se sente il nostro affetto guarisce», aggiunge la bambina che era sulle transenne e si chiama Olivia, testimoniando la relazione di Bergoglio con i più piccoli.
Francesco, l’amico ritrovato
Francesco, l’amico ritrovato. Che subito spariglia le carte. Così diventa un fuoriscena, un imprevisto che spezza la solennità, il dietrofront della 500 bianca con il pontefice arrivato all’ingresso di Santa Marta, la semplice residenza accanto al Vaticano dove da sempre abita, che chiede di essere portato a Santa Maria Maggiore, la meravigliosa basilica con i mosaici a vista, dove, in un giorno speriamo lontano, Francesco ha chiesto di essere sepolto. Sacro e profano si mescolano nei commenti: «Aho, ma che fa, scappa?». «Forse ha cambiato casa?». «Mica lo riporteranno in ospedale?». Il mistero dura poco, così come la “fuga” di Francesco che dopo aver deposto il mazzo di fiori ricevuti al Gemelli davanti alla icona della Madonna “Salus popoli romani”, finalmente torna a Santa Marta. Piazza San Pietro si svuota, ma di sera le luci tornano ad accendersi per il rosario.