“Tu Stato, non parlare più di giustizia perché non sai cosa vuol dire, visto che l'hai sepolta da tempo. Sempre indignate". Da 23 anni Teresa, Francesca, Laura, Eugenia, Maria Chiara e Giuli Ciriaco aspettano una sentenza definitiva sull’omicidio del padre, l’avvocato Torquato, ammazzato il 1 marzo 2002 non lontano dalla casa in cui tutti vivevano, nel lametino. E saranno obbligate a aspettare ancora.
La Corte d'Appello di Catanzaro ha assolto i fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci e il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, che in precedenza erano stati tutti condannati per il delitto.
Un omicidio eccellente che aveva scosso la comunità di Lamezia Terme e fatto paura. Perché l’avvocato Ciriaco era persona limpida, su di lui – né allora, né dopo – mai un’ombra, un’allusione, un sospetto neanche nelle chiacchierate dei tanti uomini dei clan che sono stati negli anni intercettati. A fare luce per primo su quell’omicidio, che nessuno sembrava in grado di spiegare, ma portava le stimmate dell’agguato di ‘ndrangheta, è stato il pentito Francesco Michienzi in un interrogatorio del 2007.
È stato lui a rivelare i retroscena del delitto. La condanna a morte dell’avvocato Ciriaco – ha raccontato ai magistrati – era stata emessa dal clan Anello di Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia, e dal clan dei fratelli Fruci di Acconia di Curinga, che non gli avevano perdonato di aver curato per conto di un cliente l’acquisto di una cava nel territorio che le due famiglie consideravano di loro esclusiva proprietà. A rafforzare il quadro accusatorio anche la testimonianza di Angela Donato, madre di Santino Panzarella, uno degli affiliati alla famiglia Fruci, che in aula aveva accusato gli imputati non solo del delitto del figlio, ma anche di quello dell'avvocato Ciriaco.
Ma non è bastato per il boss Tommaso Anello, assolto sia in primo che secondo grado, e adesso neanche per i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci e per il collaboratore Michienzi. Per tutti in secondo grado era arrivata la condanna – a 30 anni per i fratelli Fruci, a 7 per il pentito – ma la Cassazione ha ribaltato tutto, ordinando un nuovo processo d’appello, conclusosi con l’assoluzione.
“Se non sono stati loro, allora diteci chi è stato – hanno tuonato le figlie dell’avvocato Ciriaco in una nota – Questi 'signori' sono riusciti a farla franca e ancora una volta dopo un'accusa per fatti di sangue rimangono impuniti. Non ci sono mai abbastanza prove. Un altro caso di giustizia negata”. La verità storica a Lamezia è nota. Lo è anche alla famiglia, che fa accuse estremamente precise. “Nostro padre non è stato strappato alla vita da un uomo invisibile ma da menti criminali che sapevano quello che facevano. Nostro padre non è stato ammazzato da un pazzo qualunque ma dalla cosca Anello-Fruci che ha voluto levare di mezzo un avvocato integerrimo e pertanto scomodo. Basta. Basta con le prese in giro. Basta con le favole di giustizia. Basta”.