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Troppi rifiuti in orbita, c’è il rischio di collisioni. Anche Starlink potrebbe finire disintegrata

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Rapporto Esa sulla spazzatura spaziale: 1,2 milioni di frammenti di razzi e satelliti dismessi ruotano a 27mila chilometri orari, rischiando collisioni a catena. O cadendo, come avviene sempre più spesso, sulle nostre teste
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La costellazione di Starlink è cresciuta da zero a 7 mila satelliti negli ultimi cinque anni. Punta a raggiungere presto i 12 mila nell’orbita bassa (550 chilometri di altitudine), per garantire la copertura di internet anche nelle aree del mondo in cui non arriva la rete. Le aziende che fanno concorrenza a Elon Musk, come Amazon, si stanno affrettando a lanciare costellazioni di satelliti altrettanto gremite.

Peccato che anche “l’orbita terrestre sia una risorsa limitata”. Lo fa presente l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che ha appena pubblicato il rapporto 2025 sulla distribuzione delle oltre 9.300 tonnellate di oggetti spaziali che ruotano attorno al pianeta, in buona parte rifiuti.

Oltre un milione di rifiuti

I frammenti di spazzatura spaziale che superano il centimetro di diametro oggi sono 1,2 milioni. Oltre 50 mila arrivano a più di 10 centimetri. “Il numero di rifiuti in orbita continua ad aumentare rapidamente” avverte l’Esa, che nel rapporto parla di “costellazioni commercia…

La costellazione di Starlink è cresciuta da zero a 7 mila satelliti negli ultimi cinque anni. Punta a raggiungere presto i 12 mila nell’orbita bassa (550 chilometri di altitudine), per garantire la copertura di internet anche nelle aree del mondo in cui non arriva la rete. Le aziende che fanno concorrenza a Elon Musk, come Amazon, si stanno affrettando a lanciare costellazioni di satelliti altrettanto gremite.

Peccato che anche “l’orbita terrestre sia una risorsa limitata”. Lo fa presente l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che ha appena pubblicato il rapporto 2025 sulla distribuzione delle oltre 9.300 tonnellate di oggetti spaziali che ruotano attorno al pianeta, in buona parte rifiuti.

Oltre un milione di rifiuti

I frammenti di spazzatura spaziale che superano il centimetro di diametro oggi sono 1,2 milioni. Oltre 50 mila arrivano a più di 10 centimetri. “Il numero di rifiuti in orbita continua ad aumentare rapidamente” avverte l’Esa, che nel rapporto parla di “costellazioni commerciali di satelliti” ma non cita mai direttamente Starlink.

“Circa 40mila oggetti vengono seguiti dalle reti di sorveglianza spaziale, 11mila dei quali sono strumenti funzionanti”. La grande maggioranza degli oggetti in orbita sono dunque spazzatura: satelliti arrivati a fine vita, resti di razzi usati, schegge createsi in precedenti collisioni.

Il rischio di collisioni

Tutti i frammenti più grandi di un centimetro, viaggiando alla velocità di 7,5 chilometri al secondo (27 mila chilometri all’ora) sono in grado di distruggere qualsiasi satellite con cui entrino in collisione.

È per questo che la Stazione Spaziale Internazionale o quella cinese, pur orbitando abbastanza in basso (attorno ai 400 chilometri di altitudine) sono spesso costrette a cambiare posizione, se minacciata da un detrito troppo vicino.

L’effetto Kessler

Quando un frammento centra un oggetto più grande (negli ultimi tempi secondo il rapporto Esa avviene una decina di volte all’anno), lo distrugge spargendo fino a un milione di schegge, che a loro volta diventano una minaccia per altri oggetti orbitanti. È quello che l’Esa definisce “evento di frammentazione”.

Oltre un certo limite, la frequenza degli eventi di frammentazione farebbe scattare il cosiddetto “effetto Kessler”: una reazione a catena simile a quella nucleare dalla quale nessun oggetto orbitante uscirebbe intatto.

Una roulette russa per gli astronauti

Altro che Starlink o competizione fra le aziende: a quel punto l’orbita terrestre diventerebbe inutilizzabile. I satelliti per le telecomunicazioni, per il meteo e l’ambiente, insieme a quelli militari si perderebbero in un’inutile pulviscolo spaziale.

Anche eventuali missioni per la Luna o lanci di sonde spaziali diventerebbero una sorta di roulette russa. Le navicelle sarebbero costrette ad attraversare una cortina di proiettili spaziali capaci di disintegrarle.

Né basterebbe, secondo l’Esa, interrompere l’immissione in orbita di nuovi satelliti, ammesso che sia possibile. “Anche senza lanci aggiuntivi, il numero di oggetti spaziali è destinato ad aumentare, perché gli eventi di frammentazione creerebbero nuova spazzatura spaziale”.

L’unica soluzione secondo l’agenzia europea è “la rimozione dei rifiuti”. Anche se diverse missioni di pulizia spaziale sono allo studio, nessuna finora è mai riuscita a portare a termine il suo compito.

Pioggia di rifiuti spaziali sulla Terra

Per mitigare il problema al momento le aziende aerospaziali sono obbligate a far rientrare a Terra i loro satelliti dismessi, facendoli precipitare in modo controllato in mare, in genere nell’area del Pacifico più lontana da ogni superficie emersa, il cosiddetto “punto Nemo”.

Oggi circa tre satelliti defunti al giorno compiono questo percorso. Non sempre però le cose vanno per il verso giusto. A gennaio un detrito è precipitato su un villaggio del Kenya. L’anno scorso un frammento della Stazione Spaziale ha centrato il tetto di una casa in Florida. Dieci giorni fa un motore carbonizzato di un razzo di SpaceX (proprio l’azienda che produce Starlink) è stato ritrovato in un cortile in Polonia.

Sempre SpaceX, l’anno precedente, aveva prodotto un altro frammento di navicella portata dal caso fuori da un albergo in North Carolina. Nessuno di questi episodi ha causato vittime, ma la roulette russa dei cieli inquinati potrebbe presto trasferirsi anche a Terra.

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