Allergie alimentari, l’esperta: “Casi di shock in aumento, ecco come prevenirli”
di Michele BocciAntonella Muraro dirige il Centro di riferimento della Regione Veneto per le allergie alimentari e tra l’altro è la coordinatrice del gruppo che scrive le linee guida europee per la gestione dell’anafilassi. Parla dopo il caso della ragazza statunitense morta a Roma dopo aver mangiato un panino che conteneva anacardi.
Quanto sono frequenti gli episodi di shock anafilattico provocati da allergie alimentari?
“Sono in aumento, probabilmente a causa di una crescita delle attività di relazione degli adolescenti e dei giovani adulti. E poi c’è una maggiore esposizione ad alimenti che un tempo nel nostro Paese venivano usati meno, come certe noci e appunto gli anacardi. In generale, tutte le allergie sono più diffuse e quindi anche quelle alimentari. Basta pensare che quelle all’arachide sono triplicate tra il 2001 e il 2017”.
Esiste una stima dei decessi dovuti a shock anafilattico?
“Ci sono studi statunitensi che hanno stimato 200 morti l’anno ma da noi non abbiamo dati. Ci sono difficoltà…
Antonella Muraro dirige il Centro di riferimento della Regione Veneto per le allergie alimentari e tra l’altro è la coordinatrice del gruppo che scrive le linee guida europee per la gestione dell’anafilassi. Parla dopo il caso della ragazza statunitense morta a Roma dopo aver mangiato un panino che conteneva anacardi.
Quanto sono frequenti gli episodi di shock anafilattico provocati da allergie alimentari?
“Sono in aumento, probabilmente a causa di una crescita delle attività di relazione degli adolescenti e dei giovani adulti. E poi c’è una maggiore esposizione ad alimenti che un tempo nel nostro Paese venivano usati meno, come certe noci e appunto gli anacardi. In generale, tutte le allergie sono più diffuse e quindi anche quelle alimentari. Basta pensare che quelle all’arachide sono triplicate tra il 2001 e il 2017”.
Esiste una stima dei decessi dovuti a shock anafilattico?
“Ci sono studi statunitensi che hanno stimato 200 morti l’anno ma da noi non abbiamo dati. Ci sono difficoltà di registrazione dei decessi, perché non vengono classificati come anafilassi ma con l’ultimo sintomo o manifestazione clinica, quindi spesso la causa ufficiale è un collasso cardiocircolatorio e non si riescono a costruire statistiche sugli shock. Possiamo comunque dire che le morti sono sottostimate”.
Le allergie alimentari possono passare?
“Dipende dall’allergene. Quelle al latte e all’uovo tendono a sparire, mediamente tra i 5 e i 7 anni di età, mentre quelle alla frutta a guscio ai crostacei a al pesce restano”.
Quanti, tra gli allergici agli alimenti, rischiano uno shock?
“Si stima che possa capitare a un 30% di loro. I più a rischio sono i pazienti che hanno problemi con la frutta a guscio, gli adolescenti e giovani adulti e chi soffre di asma”.
C’è un legame tra la quantità di allergene ingerito e la reazione allergica?
“Dipende dalla gravità della sensibilizzazione. A chi è molto sensibile basta mangiare una piccola quantità dell’alimento che fa male. Per questo negli alimenti si scrive che possono contenere tracce di certi ingredienti”.
Come si prevengono gli shock?
“Intanto bisogna identificare precocemente i pazienti e fare un profilo della loro gravità e del loro rischio, anche usando la diagnostica molecolare. Poi vanno valutati anche fattori di rischio di tipo psicologico, ad esempio per pazienti adolescenti che mettono in opera comportamenti trasgressivi, o socio-economico che riguardano chi vive lontano da pronto soccorso. Bisogna educare i pazienti ad evitare gli alimenti, a leggere in modo corretto l’etichetta e a mettere atto strategie per evitare situazioni a rischio in mense e ristoranti, informando accuratamente il personale dei propri problemi”.
Queste persone devono sempre avere con sé i farmaci?
“Sì, va preparato un kit di emergenza che contiene per prima cosa l’adrenalina, il farmaco salvavita. Ma si può portare anche antistaminico, per i soli sintomi cutanei e il salbutamolo, uno spray per quelli respiratori. Il cortisone invece non serve, perché entra in azione due ore dopo l’assunzione. Riguardo all’adrenalina, ricordo che l’agenzia del farmaco europea, Ema, ha detto che vanno portati due autoiniettori. Intanto perché uno può fallire, ma anche perché il paziente può non rispondere alla prima dose o comunque avere una seconda crisi due ore e mezzo dopo la prima”.
Quanto può essere rapida la reazione?
“Da pochi minuti a fino a due ore, con un picco di incidenza 30 minuti dopo l’assunzione dell’alimento. L’importante è intervenire precocemente. Noi diciamo di intervenire anche in caso di dubbio. Se si sentono sintomi come la chiusura gola, difficoltà respiratoria, eruzioni cutanee, vomito, crampi addominali, edema alla gola bisogna fare l’adrenalina”.