Poteva convocare cardinali e monsignori, poteva inviare un video-messaggio, poteva farsi annunciare e attendere, ha scelto la folla di fedeli, la piazza invasa dal sole, il colpo di teatro. Il Papa è comparso a sorpresa a piazza San Pietro, ieri, la prima uscita pubblica dopo essere uscito dal policlinico Gemelli due settimane fa, la promessa che Francesco, in qualche modo, ci sarà anche a Pasqua. Ha sciolto i dubbi e lo ha fatto con il suo piglio, con i suoi tempi, con il suo corpo.
Due mesi dopo
L’ultima volta che era stato nella sua piazza era il 9 febbraio, Giubileo delle forze armate, faceva freddo e il cielo era grigio, Bergoglio tossiva, faceva fatica a parlare. Pochi giorni dopo, il 14 febbraio, è stato ricoverato, è rimasto in ospedale 38 giorni, ha rischiato di morire, ha perso la voce e la capacità di respirare da solo. E’ uscito visibilmente fragile, attaccato alle cannule dell’ossigeno, e si è rinchiuso a Casa Santa Marta per la convalescenza. Isolato e circondato dai suo…
Poteva convocare cardinali e monsignori, poteva inviare un video-messaggio, poteva farsi annunciare e attendere, ha scelto la folla di fedeli, la piazza invasa dal sole, il colpo di teatro. Il Papa è comparso a sorpresa a piazza San Pietro, ieri, la prima uscita pubblica dopo essere uscito dal policlinico Gemelli due settimane fa, la promessa che Francesco, in qualche modo, ci sarà anche a Pasqua. Ha sciolto i dubbi e lo ha fatto con il suo piglio, con i suoi tempi, con il suo corpo.
Due mesi dopo
L’ultima volta che era stato nella sua piazza era il 9 febbraio, Giubileo delle forze armate, faceva freddo e il cielo era grigio, Bergoglio tossiva, faceva fatica a parlare. Pochi giorni dopo, il 14 febbraio, è stato ricoverato, è rimasto in ospedale 38 giorni, ha rischiato di morire, ha perso la voce e la capacità di respirare da solo. E’ uscito visibilmente fragile, attaccato alle cannule dell’ossigeno, e si è rinchiuso a Casa Santa Marta per la convalescenza. Isolato e circondato dai suoi assistenti più stretti, non ha ricevuto nessun altro, si è sottoposto a lunghe sessioni di fisioterapia motoria e respiratoria. L’infezione non è debellata, il calendario degli appuntamenti è ancora vuoto, il Vaticano non si sbilancia a dire quando lo si sarebbe rivisto, anche l’ipotesi di una sorpresa per l’Angelus sembrava tramontata… e invece Francesco sbuca all’improvviso.
Il colpo di scena
Poco prima di mezzogiorno sta finendo la messa del Giubileo dei malati, piazza San Pietro è piena, sulla sinistra del sagrato una distesa di presuli con la casula viola, il colore della Quaresima, l’assemblea intona il canto «Il Signore è il mio pastore», e da un portale sulla destra della basilica spunta la figura bianca su sedia a rotelle. L’immagine si moltiplica sui maxi-schermi e scoppia un lungo applauso. All’inizio c’è chi non capisce, chi corre per fargli una foto, «Francescooo», qualcuno ride, qualcuno piange.
Il microfono non funziona
Il Papa in tutto rimane meno di dieci minuti. Lo spinge il fidato infermiere Massimiliano Strappetti, a pochi passi ci sono il segretario don Juan Cruz Villalon, in mano una bottiglietta d’acqua se serve farlo bere, e i gendarmi. In basilica ha attraversato la porta santa e si è anche confessato, in piazza Francesco attraversa due ali di folla che si protendono per toccarlo – e chissà se i medici che lo hanno in cura hanno un moto di apprensione – arriva sul sagrato accolto da monsignor Fisichella sorridente. Gli porgono il microfono, saluta i fedeli con voce ancora flebile ma con slancio, il sistema di amplificazione è difettoso: non si scoraggia, lui picchietta col dito sul microfono per accertarsi che questa volta funzioni, e ripete: «Buona domenica a tutti e grazie tante». Poi va via, saluta un gruppo di suore («Bete fue mich», dice a una tedesca, prega per me), riattraversa la folla e sparisce nel portale della basilica.
Tira e molla coi medici
«Adesso ci sarà il tira e molla tra lui che vorrà sempre più stare in mezzo al suo popolo, in mezzo alla gente. e noi medici che non è che vogliamo trattenerlo però vogliamo fargli osservare la convalescenza», ha commentato al Tg1 Sergio Alfieri, il professore del Gemelli che lo ha in cura.
La presenza per Pasqua
In Francesco c’è l’inclinazione a stupire ma non c’è nulla di improvvisato. Sceglie il Giubileo dei malati, si mostra malato tra i malati: ha i naselli per respirare, il concentratore di ossigeno è appeso dietro la sedia a rotelle. «Con voi in questo momento della mia vita condivido molto», aveva scritto nell’omelia letta poco prima da Fisichella, «la malattia è una delle prove più difficili e dure della vita, in cui tocchiamo con mano quanto siamo fragili». Prega per i medici e gli infermieri, che «sono perfino vittime di aggressioni», si augura che «si investano le risorse necessarie per le cure e per la ricerca». Il Papa, soprattutto, sceglie una messa in piazza San Pietro, sceglie il popolo di Dio. E’ l’immagine plastica del pastore che non lascia il gregge per la convalescenza. Con il suo corpo esposto alla folla dirada i dubbi che hanno sin qui circondato la sua presenza durante la settimana santa e la Pasqua, che quest’anno cade il 20 aprile, il momento cruciale del calendario cristiano: magari anche con una breve apparizione, come quella di ieri, ma il Papa, a questo punto è chiaro, ci sarà. Francesco è tornato.