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Restauro, musica e cucina: il padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia è una “opera aperta”

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Nell’oratorio di Santa Maria Ausiliatrice il tempo e l’acqua salata hanno lasciato il segno. Ora il Comune lo ha affidato alla Santa sede che ci apre una struttura “da vivere più che da vedere”
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Non una costruzione conclusa ma una “opera aperta”, non un intervento di innovazione ma di “riparazione” e “cura”, non una esposizione classica ma un cantiere teso a coinvolgere i restauratori veneziani, le associazioni già impegnate nella laguna per la sostenibilità ambientale, e i visitatori, che potranno salire sui ponteggi, osservare da vicino i lavori, fermarsi nella “cucina comunitaria” e nel frattempo ascoltare la musica eseguita negli stessi ambienti da giovani musicisti. Si configura così il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia.

Dal Comune al dicastero vaticano

Il padiglione, che sarà aperto dal 10 maggio al 23 novembre, si trova nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello. In origine si trattava di un ospedaletto che accoglieva i pellegrini, poi è stato un monastero di suore salesiane, e dal 2001 il complesso, composto di tre edifici, è passato al comune di Venezia, il quale lo ha ceduto con un contratto di comodato al dicastero vaticano per la Cultu…

Non una costruzione conclusa ma una “opera aperta”, non un intervento di innovazione ma di “riparazione” e “cura”, non una esposizione classica ma un cantiere teso a coinvolgere i restauratori veneziani, le associazioni già impegnate nella laguna per la sostenibilità ambientale, e i visitatori, che potranno salire sui ponteggi, osservare da vicino i lavori, fermarsi nella “cucina comunitaria” e nel frattempo ascoltare la musica eseguita negli stessi ambienti da giovani musicisti. Si configura così il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia.

Dal Comune al dicastero vaticano

Il padiglione, che sarà aperto dal 10 maggio al 23 novembre, si trova nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello. In origine si trattava di un ospedaletto che accoglieva i pellegrini, poi è stato un monastero di suore salesiane, e dal 2001 il complesso, composto di tre edifici, è passato al comune di Venezia, il quale lo ha ceduto con un contratto di comodato al dicastero vaticano per la Cultura e l’educazione per un periodo di quattro anni a condizione di svilupparvi attività di natura culturale che abbiano altresì un impatto sociale.

“Da vivere più che da vedere”

“Questo padiglione sarà un padiglione da vivere più che da vedere”, ha detto la curatrice del padiglione, Giovanna Zabotti, “perché il processo di restauro è un cantiere aperto e invitiamo tutti i visitatori a viverlo con noi”. “Sarà un padiglione–parabola”, ha spiegato in conferenza stampa il cardinale José Tolentino de Mendonça, “il titolo di Opera Aperta lo presenta come un cantiere, come un processo in corso a cui tutti sono invitati a collaborare”.

Un cantiere aperto e visitabile

Il padiglione sarà, di fatto, un grande cantiere aperto. Pur essendo ancora abitabile, la struttura di 550 metri quadrati ha subito i danni del tempo e dell’acqua salata: a causa dell’umidità di risalita, in particolare, le pietre si sono espanse creando crepe in particolare nella chiesa e nell’altare. Attorno alle zone dove interverranno i restauratori verranno disposti ponteggi ampi sui quali i visitatori potranno salire tramite una scala facilitata per osservare il lavoro di restauro in corso d’opera. Sono state coinvolte le maestranze veneziane, specialisti nel restauro del marmo, dello stucco e di altri materiali, nonché diverse associazioni già impegnate a Venezia per la sostenibilità ambientale.

“Riparare i muri e le relazioni sociali”

“Allo stesso tempo in cui si riparano i muri e i dettagli architettonici dell’edificio, si ripareranno anche le relazioni di vicinato e l’ospitalità intergenerazionale, ricostruendo simultaneamente lo spazio fisico e lo spazio sociale”, ha spiegato il porporato portoghese. “Il nostro desiderio è che questo padiglione-parabola possa dare espressione concreta, nel campo dell’architettura, alle intuizioni profetiche contenute nell’enciclica Laudato si’ e diventare un laboratorio attivo di intelligenza umana e comunitaria, mettendo in comune ragione e affetto, professionalità e convivialità, ricerca e vita ordinaria”. In questo frangente nel quale Francesco è convalescente il padiglione è “un documento vivo di come la sua presenza continui a guidarci”, ha detto il prefetto del dicastero dell’Educazione e della Cultura.

Dopo l’esposizione alla Giudecca

L’anno scorso il Vaticano aveva installato il proprio padiglione alla Biennale d’arte nel carcere femminile della Giudecca, papa Francesco lo ha visitato ad aprile. Tra le altre iniziative tese a favorire la socialità, nel padiglione ci sarà spazio per il cibo e per la musica. Una cucina comunitaria accoglierà due volte a settimana visitatori della Biennale e residenti locali, creando uno spazio di dialogo, confronto e coinvolgimento attorno a pasti comuni. A lavorarci, due persone che arrivano da una comunità di recupero e che nel padiglione impareranno un mestiere.

Musica da ascoltare e eseguire

Il conservatorio di musica “Benedetto Marcello” Venezia, invece, sosterrà i musicisti locali offrendo all’interno del padiglione sale prova, depositi e disponibilità di strumenti (inclusi arpa, pianoforte e pianoforte verticale). Queste strutture saranno accessibili nel fine settimana, con possibilità per i musicisti in visita di prenotare online la sala per suonare, seguendo fasce orarie di un’ora ciascuna. Alla conferenza stampa di presentazione del padiglione, in Vaticano, sono intervenuti, tra gli altri, Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, principale sponsor dell’iniziativa, e l’altro sponsor, l’ingegnere José Texeira, presidente del Grupo DST.

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