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Petrini: “Carlo è un visionario ma anche un grande gourmand. Sull’ambiente ha anticipato tutti”

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Il sovrano e il fondatore di Slow food sono amici da 21 anni
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Amici da ventuno anni, i due Carlo, il re e Petrini, fondatore di Slow food, si sono ritrovati a Ravenna. «Non condividiamo solo il nome, la difesa dell’ambiente e della produzione sostenibile, ma anche i guai di salute, è stato bello salutarsi lì, tra gli agricoltori».

Di cosa avete parlato con il re?

«Gli ho fatto i complimenti per l’intervento in Parlamento e abbiamo discusso della nostra impresa comune: la salvaguardia dei prodotti tradizionali. Ce ne sono circa 500 in Inghilterra che fanno parte dell’Arca del gusto e dei presidi Slow food. Entro fine anno pubblicheremo un libro sul patrimonio alimentare britannico e la sua tutela. Re Carlo ha messo a disposizione il suo staff per aiutarci nella ricerca e lo patrocinerà».

Anche il re è s…

Amici da ventuno anni, i due Carlo, il re e Petrini, fondatore di Slow food, si sono ritrovati a Ravenna. «Non condividiamo solo il nome, la difesa dell’ambiente e della produzione sostenibile, ma anche i guai di salute, è stato bello salutarsi lì, tra gli agricoltori».

Di cosa avete parlato con il re?

«Gli ho fatto i complimenti per l’intervento in Parlamento e abbiamo discusso della nostra impresa comune: la salvaguardia dei prodotti tradizionali. Ce ne sono circa 500 in Inghilterra che fanno parte dell’Arca del gusto e dei presidi Slow food. Entro fine anno pubblicheremo un libro sul patrimonio alimentare britannico e la sua tutela. Re Carlo ha messo a disposizione il suo staff per aiutarci nella ricerca e lo patrocinerà».

Anche il re è stato un produttore biologico, un allevatore attento alla biodiversità.

«È sempre stato coerente e ha seguito lo sviluppo delle sue aziende agricole nel rispetto delle norme ambientali. Un buon esempio per tutto il sistema produttivo e agricolo inglese».

Lui cosa apprezza dell’enogastronomia italiana?

«Ha una grande sensibilità e ha ribadito più volte il ruolo di Slow food nell’avvicinarlo alla qualità italiana. Tempo fa mi chiamò ad Highgrove perché era interessato a sviluppare per conto proprio dei prodotti di salumeria con il savoir faire italiano e i maiali inglesi. Ora produce una coppa semplicemente strepitosa».

Cosa ha assaggiato il re allo stand Slow food a Ravenna?

«Il culatello Terre di nebbia, il salame di Mora romagnola, l’anguilla marinata delle valli di Comacchio, il carciofo moretto di Brisighella, la composta di pesca dal buco incavato. Tutti prodotti d’eccellenza. E come è nel suo stile ha voluto conoscere i produttori».

Cosa si è detto con gli agricoltori colpiti due anni fa dalle alluvioni?

«Con orgoglio loro gli hanno mostrato i prodotti locali, poi purtroppo hanno avuto poco tempo per raccontare i loro sacrifici ed esprimere il disagio di chi ancora non ha ricevuto il dovuto sostegno dallo Stato. Quello del re è stato un segno di vicinanza e attenzione».

Carlo III è stato un ecologista ante litteram. Cosa lo preoccupa oggi davanti ai grandi stravolgimenti climatici?

«È molto preoccupato perché gli obiettivi che la comunità internazionale si era data nel 2015 con l’Agenda 2030 non solo non si sono raggiunti, ma da allora la situazione è peggiorata. E questo, ritiene, porterà inevitabilmente a un aumento dei disastri ambientali. Il governo inglese ha la fortuna di avere come re uno dei primi ambientalisti al mondo».

Insieme ne parlavate già nel 2004, quando vi siete conosciuti. Cosa è cambiato da allora?

«Quando da principe Carlo già parlava di ecologia, veniva preso un po’ in giro, considerato un soggetto strano. In questi ventuno anni la cosa più rilevante a cui stiamo assistendo è il cambiamento climatico e il disastro ambientale, la perdita della biodiversità e una serie di problematiche che il re ha giustamentre espresso nel suo discorso alle Camere riunite: siccità, inondazioni, tempeste estreme, l’estinzione di specie animali e vegetali, l’aumento delle emissioni, il mancato rispetto dei cicli naturali della terra, la crescita insostenibile. I nostri discorsi, quelli che allora ci hanno reso amici, sono usciti dalla nicchia».

È vero che doveva esserci anche lei all’incontro tra il re e il Papa?

«Mi avevano invitato, ma ho detto “vabbè che siete entrambi miei amici, ma con due capi di Stato cosa ci vengo a fare”. Re Carlo è stato molto contento che il Papa lo abbia ricevuto nel primo incontro ufficiale dopo le dimissioni dal Gemelli: lo ha trovato in ripresa, molto determinato e questo non può che farmi immensamente piacere. Io sono repubblicano e agnostico, anche se Bergoglio mi definisce “pio” perché, dice, ho pietas della natura, ma lui e il re sul fronte ambientale hanno fatto e fanno tuttora moltissimo».

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