Roma – Il tema è antico e ciclicamente riappare, con tutto il suo corollario di denunce sulla riapertura delle case chiuse, tassazione del sesso e del lavoro delle sex worker. Al centro dell’ultima polemica c’è l’annuncio dell’Istat che ieri ha reso noto l’arrivo di un codice Ateco (acronimo di “Attività aconomiche”) dedicato, anche, a prostitute ed escort. Ateco è il sistema di classificazione utilizzato per identificare le attività con fini anche statistici e fiscali. (Tra i codici Ateco, per fare un esempio, si trova ogni tipo di “professione”: dagli astrologi-spiritisti fino ai servizi di ricerca grafologica).
Ma cosa vuol dire un codice Ateco per sex worker, escort, accompagnatrici e accompagnatori? Vuol dire che lavoratori e lavoratrici del sesso saranno classificati dalle statistiche ufficiali e dovranno, in teoria, pagare le tasse, Irpef e Iva come tutti. In teoria, appunto, perché a differenza di quanto avviene in altri paesi, in Italia la prostituzione non è affatto normat…
Roma – Il tema è antico e ciclicamente riappare, con tutto il suo corollario di denunce sulla riapertura delle case chiuse, tassazione del sesso e del lavoro delle sex worker. Al centro dell’ultima polemica c’è l’annuncio dell’Istat che ieri ha reso noto l’arrivo di un codice Ateco (acronimo di “Attività aconomiche”) dedicato, anche, a prostitute ed escort. Ateco è il sistema di classificazione utilizzato per identificare le attività con fini anche statistici e fiscali. (Tra i codici Ateco, per fare un esempio, si trova ogni tipo di “professione”: dagli astrologi-spiritisti fino ai servizi di ricerca grafologica).
Ma cosa vuol dire un codice Ateco per sex worker, escort, accompagnatrici e accompagnatori? Vuol dire che lavoratori e lavoratrici del sesso saranno classificati dalle statistiche ufficiali e dovranno, in teoria, pagare le tasse, Irpef e Iva come tutti. In teoria, appunto, perché a differenza di quanto avviene in altri paesi, in Italia la prostituzione non è affatto normata e pur non essendo un reato (a differenza dello sfruttamento della prostituzione) non è certo un “mestiere” libero. Anzi, è soprattutto controllato dalla mafia e dalla criminalità organizzata. La nuova classificazione 2025 sviluppata dall’Istat è in vigore da gennaio e ha iniziato a essere utilizzata dall’inizio di aprile. Sulla base di un codice precedente, spiegava l’Istat, «è stata completamente ristrutturata prevedendo nuovi gruppi e nuove classi».
È spuntato così il codice 96.99.92 relativo ai «servizi di incontro ed eventi simili», che comprende: «Attività connesse alla vita sociale, attività di accompagnatori e di accompagnatrici, (cioè escort), di agenzie di incontro e agenzie matrimoniali, di fornitura o organizzazione di servizi sessuali, di eventi di prostituzione o gestione di locali di prostituzione. E di organizzazione di incontri e altre attività di speed networking».
Quanto basta, al di là del tecnicismo della notizia, per avere più di una perplessità. Come si può pensare di tassare, legalmente, un’attività, che si muove nelle acque dell’illegalità? «Se confermato, sarebbe grave che il fisco prevedesse nei nuovi codici l’organizzazione di servizi sessuali», sottolinea infatti Alessandra Maiorino, vicecapogruppo M5S al Senato. «È vero che la prostituzione in Italia non è illegale, ma lo sono tutte le attività di favoreggiamento, sfruttamento e induzione. Esattamente ciò che si va a regolarizzare, dal punto di vista fiscale». L’Istat travolta dall’effetto della notizia precisa: «L’implementazione della classificazione Ateco 2025 a livello nazionale riguarderà solo gli operatori economici residenti che svolgono attività legali».
Allora, rimanendo nel campo delle ipotesi, perché di ipotesi si tratta, quale sarebbe l’incasso per lo Stato ammesso che tutti i lavoratori del sesso si mettessero in regola? L’Istat lo valutava nel 2022 a circa 4,7 miliardi. «La destra italiana è tutta dio, patria e famiglia ma se deve incassare legittima anche la prostituzione», incalza Luana Zanella, capogruppo Avs alla Camera, che aggiunge: «Tina Merlin si sta rivoltando nella tomba, potremmo tornare alle famigerate “case chiuse”. Un sistema fiscale come questo finisce per definire una economia del sesso connessa allo sfruttamento delle persone più fragili e vulnerabili, vittime della tratta».
L’Istat in realtà ha già risposto precisando che il nuovo codice Ateco è soltanto una ridefinizione di codici già presenti, allineati ora alle normative europee che prevedono anche i «servizi sessuali». Ma il punto è questo come dicevamo: il mercato del sesso nel nostro paese, tranne piccolissime oasi, è soprattutto illegale perché gestito dai racket e dalla criminalità. Non ci sono nel nostro paese le cooperative di sex worker e transgender, non ci sono i safe club di tipo olandese o tedesco dove prostitute con la partita Iva, esercitano in sicurezza il loro mestiere. Il nuovo codice rischia di restare, per quanto riguarda il sesso a pagamento, solo una sequenza di numeri.