Cronaca

Caso Resinovich, quel video fatto con la GoPro e la difesa dell’ex marito: “Angelo mio, aiutami”

Caso Resinovich, quel video fatto con la GoPro e la difesa dell’ex marito: “Angelo mio, aiutami”

Da sabato Sebastiano Visintin è indagato per omicidio. È in Austria ma fa sapere che non sta scappando. Da un filmato emerge che i vestiti sequestrati nei giorni scorsi sono uguali a quelli che l’uomo indossava il giorno del delitto

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Schivo e riservato come mai, lontano dalle telecamere a cui mai in passato si è sottratto, ma attento a far sapere con un selfie da Tarvisio di non essere in fuga. Per la prima volta, rimane muto alle domande, lascia squillare il telefono e mostra segni di nervosismo Sebastiano Visintin, unico indagato per l’omicidio della moglie Liliana Resinovich, la sessantatreenne triestina scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio, in un bosco non troppo lontano da casa.

Per anni, su di lui si sono addensati i sospetti dei familiari della donna, come dell’amico Claudio Sterpin, ma adesso che anche la procura di Trieste sembra voler vagliare fino in fondo la sua posizione, Visintin sembra preoccupato. “Angelo mio, aiutami tu”, ha scritto all’alba sul suo profilo Facebook, postando vecchie foto che lo ritraggono con la moglie.

Ma proprio i social - o meglio, alcuni contenuti da lui stesso pubblicati il giorno della scomparsa della moglie - potrebbero aver portato gli investigatori di Mobile e Scientifica, su ordine della pm Iozzi, a bussare alla sua porta. Quel 14 dicembre, proprio nelle ultime ore di vita della moglie, Visintin ha sempre raccontato di essere andato a fare un giro in bici per testare una GoPro comprata da poco. E sul punto è tornato fin dalla prima intervista, concessa alla testata locale Triesteprima, a cui spiega in dettaglio il percorso – rispetto al luogo in cui Liliana Resinovich è stata poi ritrovata, esattamente dall’altra parte della città – e ci tiene a specificare: “Ho tutti i video, tutto quanto, no?”. Anche di recente, pochi giorni dopo la notifica dell’avviso di garanzia, ha sottolineato: “Ti pare che uno uccide la moglie e poi va a fare i video con la go-pro?”.

Un’ipotesi che ai familiari di Liliana Resinovich non è mai sembrata così surreale. Al contrario, più volte, anche pubblicamente, hanno espresso sospetti sulle continue allusioni a video e foto di quel giorno. Anche perché – è una delle accuse che gli muovono – troppe sono state le iniziali ritrosie tanto nelle ricerche, come nella denuncia. “Ricordo che nelle prime fasi gli proponevo di mettere dei cartelli e delle foto di Liliana in giro, ma diceva sempre di aspettare”, ha detto a Repubblica il fratello di Liliana, Sergio Resinovich. E adesso sembra che anche la procura voglia andare fino in fondo nella ricostruzione del 14 dicembre di Visintin.

Lo spunto è arrivato proprio dai contenuti che lui stesso ha pubblicato sui social. In particolare, le foto di quel giorno, che lo ritraggono con indosso un maglione giallo e guanti arancioni. Indumenti del tutto simili a quelli che Mobile e Scientifica hanno sequestrato in casa sua qualche giorno fa e potrebbero essere compatibili – o almeno questa è l’ipotesi – con tracce e elementi individuate dalla dottoressa Cattaneo sul corpo di Liliana Resinovich. Da casa di Visintin, che da anni arrotonda facendo l’arrotino, sono stati portati via anche più di settecento coltelli, arnesi e cesoie, le cui lame saranno probabilmente confrontate con i lembi del cordino trovato al collo di Liliana.

Analisi complesse, che porteranno via tempo, filtra da ambienti investigativi. Al momento, non è chiaro se Visintin sarà ascoltato al suo ritorno, o si preferirà attendere i primi riscontri dai nuovi reperti. E lui, che in passato non si è mai sottratto, nei giorni scorsi è sembrato voler mettere le mani avanti. “Non sarò certo io a fare il primo passo – ha detto a Repubblica - Con i miei avvocati dovremo analizzare le cose che sono state trovate, gli atti, poi nel caso valuteremo”. Sempre che la pm Iozzi non decida di convocarlo prima.

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