Cronaca

Terrorismo, affiliato dell’Isis arrestato in Calabria: “Progettava un attentato in Italia”

Terrorismo, affiliato dell’Isis arrestato in Calabria: “Progettava un attentato in Italia”

L’uomo è un cittadino tunisino ricercato nel suo paese

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Tanto integralista da essere stato allontanato persino dalla sua famiglia d’origine, arrabbiato con “tutto il mondo”, l’Italia, la Tunisia, i poliziotti, gli infedeli e i musulmani non abbastanza osservanti, Halmi Ben Mahmoud Mselmi per la Digos di Catanzaro e Cosenza era pronto a organizzare un attentato in Italia. Ventotto anni, tunisino, per la procura antimafia e antiterrorismo diretta da Salvatore Curcio, era inserito in un network su cui la polizia tunisina indaga da tempo. Lui stesso – e in alcune conversazioni lo racconta – solo per un soffio è sfuggito all’arresto.

L’indagine non ha fatto emergere un progetto preciso, ma il traffico sui social e soprattutto sulle app di messaggistica, dimostra che Mselmi si stava documentando su come organizzare un attentato. Video di attentati di diverse organizzazioni dell’estremismo islamico – incluso nemiche fra loro – testi, manuali, video di attentati, canzoni che inneggiavano al martirio. La “formazione” del giovane sembra essere quella del classico “lupo solitario” che si radicalizza in rete e poi tenta di creare una propria cerchia.

Contatti ne sono stati trovati, ma a dispetto delle raccomandazioni che lui stesso faceva ad alcuni conoscenti, spesso finiva per tagliare corto e tranciare di netto le conversazioni. “Basta, ora ho mal di testa”, ha detto sbattendo il telefono in faccia a un conoscente, che non capiva perché bisognasse condannare come “attività contraria alla volontà di dio” le elezioni in Tunisia. “La mia religione, la mia fede, per come la vedo io te la spiego, se la vuoi accettare l’accetti, se non la vuoi accettare sono affari tuoi”, gli urlava. Contro un altro, che inizialmente aveva persino tentato di aiutare ad attraversare il mare, giura vendetta, dandogli del “cane infedele traditore”. Tra le righe, nel corso dei mesi si legge un’insofferenza cresciuta in parallelo alle difficoltà quotidiane, tra angherie al lavoro, difficoltà personali, problemi con i documenti.

Monitorato anche con uno spyware, che ha permesso di ascoltare anche le conversazioni ambientali, Mselmi è stato spesso ascoltato mentre parlava da solo, lamentando “il suo malessere interiore, dovuto al fatto che risiedeva in un paese over vivevano gli infedeli”, si legge nelle carte. “Affrettiamo i passi verso il martirio e moriremo con il nostro consenso e prepareremo trappole con cui distruggere i tiranni con la morte comincia la mia vita”, lo si è sentito più volte canticchiare.

Attivissimo su telegram, usava canali notoriamente legati al jihadismo per scaricare video e materiale, mentre sui social “predicava” ai fedeli. In gergo, “le pagine bianche” da indottrinare. Se e quanto abbia avuto proseliti, dall’indagine non emerge. Ma sì gli investigatori hanno capito che a dispetto dell’asserita vocazione al martirio, Mselmi sembrava pronto a trasferirsi in Francia. E subito è scattato il fermo.

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