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Veneto, padre e figlio inghiottiti dalla voragine nel viadotto crollato

La voragine che si è aperta sul ponte di Nori

 

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Leone e Francesco Nardon sono vittime del maltempo che ha colpito il Nord. Stavano tornando a casa dal lavoro
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VALDAGNO - Della gola d’asfalto che li ha inghiottiti, vista dall’alto, restano le fauci, i due lembi del ponte sgretolati: il catrame sfranto da cui spuntano le armature, pezzi di guardrail come funi afflosciate. Tubi, cavi e travi di ferro penzolano nel vuoto e, sotto, altri blocchi di cemento incagliati nel letto del torrente sono già scogli tra le acque gonfie e fangose dell’Agno; le stesse acque che si sono trasformate nella tomba di Leone e Francesco Nardon, padre e figlio. Odore di terra.

Un palo dell’illuminazione caduto giù e ficcato di traverso nel greto, segni profondi lasciati dalla bomba d’acqua. «Mai vista scenderne così tanta e così forte, c’era brutto tempo da una settimana ma l’altra sera faceva paura». Enrico Parolin è il proprietario di “Mezzanota”, storico negozio di strumenti musicali sull’argine del torrente Agno a dieci passi dal ponte dei Nori, a Valdagno. Giovedì verso le 23 viene a dare un’occhiata alla piena in corso: «Anni fa l’argine aveva già ceduto ne…

VALDAGNO - Della gola d’asfalto che li ha inghiottiti, vista dall’alto, restano le fauci, i due lembi del ponte sgretolati: il catrame sfranto da cui spuntano le armature, pezzi di guardrail come funi afflosciate. Tubi, cavi e travi di ferro penzolano nel vuoto e, sotto, altri blocchi di cemento incagliati nel letto del torrente sono già scogli tra le acque gonfie e fangose dell’Agno; le stesse acque che si sono trasformate nella tomba di Leone e Francesco Nardon, padre e figlio. Odore di terra.

Un palo dell’illuminazione caduto giù e ficcato di traverso nel greto, segni profondi lasciati dalla bomba d’acqua. «Mai vista scenderne così tanta e così forte, c’era brutto tempo da una settimana ma l’altra sera faceva paura». Enrico Parolin è il proprietario di “Mezzanota”, storico negozio di strumenti musicali sull’argine del torrente Agno a dieci passi dal ponte dei Nori, a Valdagno. Giovedì verso le 23 viene a dare un’occhiata alla piena in corso: «Anni fa l’argine aveva già ceduto nel punto dove c’è il parcheggio. Insomma: arrivo, e vedo questa voragine impressionante. Non sapevo ancora delle due vittime».

Leone Francesco Nardon

 

Il ponte dei Nori — primo varco di accesso a Valdagno un tempo feudo della famiglia tessile Marzotto, e primo dei quattro ponti salendo verso Recoaro Terme verso il monte Rotolon — è squarciato: un buco enorme al centro, a sinistra della rotonda realizzata più di recente. L’acqua, che proprio in questo punto sbatte scendendo con una potenza impressionante, aveva già trascinato lontano il furgoncino aziendale Fiat Ulysse con a bordo l’imprenditore 65enne Leone Nardon — fondatore e ceo della Sitec, software e sistemi di controllo e automazione — e il figlio Francesco, 21 anni, studente di Ingegneria a Modena, stagista nell’azienda di famiglia e trombettista nella banda di Cornedo Vicentino. Per recuperare i corpi ci sono volute l’intera notte e le prime quattro ore del giorno.

Francesco Nardon

 

Il cadavere di papà Leone l’hanno trovato alle 10 del mattino nel tratto di torrente che riempie il bacino di laminazione di Trissino, 12 chilometri a valle rispetto al ponte crollato. Mezz’ora dopo il corso d’acqua ha restituito alle braccia e all’argano dei soccorritori fluviali dei Vigili del fuoco il corpo del figlio Francesco: era incastrato nella vegetazione tra Spagnago e Valdagno, poco dopo il Nori. Secondo le prime ricostruzioni avrebbe cercato di uscire dall’auto caduta in acqua (ripescata a Cornedo, nella frazione San Martino, a 6 km dal ponte del disastro) senza riuscire a resistere alla furia del torrente. Ma vediamo che cosa è successo giovedì sera a Valdagno, ai piedi delle Alpi vicentine. Sono le 20. Il maltempo sta flagellando il Veneto — il governatore Zaia ieri ha dichiarato lo stato di emergenza — ma anche Lombardia, Piemonte (un uomo salvato dalla piena del Po), Emilia Romagna, Valle d’Aosta (migliaia senza luce) e Toscana (in Versilia 1500 persone isolate dalle frane).

Dopo il lavoro alla Sitec srl, la fabbrica in paese fondata nel 1995 e specializzata in macchinari per siderurgia, legno e carta, visti gli schiaffi della pioggia Leone e Francesco Nardon lasciano le loro auto in azienda e decidono di tornare a casa con un furgone aziendale. L’azienda si trova nella zona industriale a Valdagno sud, poco distante dal ponte dei Nori. Che alle 20 crolla mentre padre e figlio lo stanno attraversando. La piena dell’Agno li travolge. «A mezzanotte vedendo che non rientravano ero andata a cercarli in azienda — ha raccontato Marta Nardon, moglie di Leone e madre di Francesco e delle altre due figlie Giulia e Anna — . Ho trovato le luci accese». È lei che dà l’allarme. Il sindaco di Valdagno, Maurizio Zordan, dice che la donna era convinta che «marito e figlio fossero tornati in azienda a spegnere le luci», che in realtà erano saltate per il maltempo. Sugli argini e intorno a quel che resta del ponte nel frattempo arrivano carabinieri e vigili del fuoco. Le telecamere di videosorveglianza mostrano chiaramente il crollo: la strada che frana e l’auto che nel buio finisce dentro la voragine. Inizialmente si era sparsa la voce che Leone Nardon, iscritto all’associazione carabinieri in pensione, fosse andato a dare una mano ai volontari della Protezione civile nel momento più critico dell’emergenza maltempo. Voce smentita dal Comune. Ma in questa vicenda drammatica («la perdita di queste due vite umane passerà alla storia», Zaia), c’è una tenera e sinistra curiosità: la Sitec di Nardon aveva fornito all’amministrazione comunale delle apparecchiature per misurare il livello delle acque di un torrente.

Lo stesso Leone Nardon era in rapporti di collaborazione con la Protezione civile. «In questa valle l’acqua e il maltempo sono un pericolo da anni», ricorda un operatore impegnato nei soccorsi. L’Agno scende da Recoaro e il monte Rotolon è spesso in frana. Mesi fa la pioggia fece danni a Isola Vicentina, nella valle di Schio. Stavolta è toccato a Valdagno, dove di danni e cantine allagate ce n’erano stati. Ma morti mai.

La procura di Vicenza ha messo sotto sequestro il ponte dei Nori e il furgoncino dei Nardon. Adesso ci saranno gli accertamenti, le perizie, le verifiche tecnico amministrative sui lavori di assestamento del viadotto. A sera sopra la voragine il cielo sembra essersi calmato. «Il paese è sotto choc», stringe le spalle il sindaco. I compagni della banda musicale di Cornaredo Vicentino ricordano Francesco: «Nonostante studiasse a Modena non mancava mai le prove e aveva contribuito a ristrutturare la nostra scuola di musica con nuove aule studio».

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