Cronaca

Il Papa tra i fedeli. “No al riarmo, quanto disprezzo per i migranti”. Prima l'incontro con Vance

Il Papa tra i fedeli. “No al riarmo, quanto disprezzo per i migranti”. Prima l'incontro con Vance
(afp)

Appello contro l’antisemitismo e per Gaza, una pace “giusta e duratura” in Ucraina. “Ai politici chiedo di non cedere alla logica della paura e usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi”. E alla fine giro in papamobile

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Papa Francesco è apparso poco dopo mezzogiorno dal loggione di San Pietro per la benedizione urbi et orbi, alla città e al mondo, a conclusione della messa di Pasqua. “Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua”, ha detto Bergoglio, seduto sulla sedia a rotelle e con la voce flebile, lasciando al maestro delle cerimonie, l’arcivescovo Diego Ravelli, di leggere il messaggio. Alla fine della celebrazione il Pontefice argentino, per la prima volta dal lungo ricovero al Gemelli, ha fatto un giro in papamobile tra i fedeli presenti a piazza San Pietro, spingendosi fino al primo tratto di viale della Conciliazione per salutare i fedeli. L'auto si è fermata più volte per consentire agli uomini della Gendarmeria vaticana di portare dei bambini piccoli davanti al Pontefice per una benedizione. A quelli più grandi Francesco ha donato caramelle.

Incontro con Vance

Jorge Mario Bergoglio questa mattina alle 11.30 ha ricevuto il vicepresidente degli Stati Uniti J.D.Vance nella sua residenza di Casa Santa Marta per un “breve incontro privato”, ha confermato la sala stampa vaticana: “L’incontro, durato alcuni minuti, ha dato modo di scambiarsi gli auguri nel giorno di Pasqua”.

(ansa)

In difesa dei migranti

La Pasqua, afferma papa Francesco nel messaggio urbi et orbi, “è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare. Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!”.

Medio Oriente e Ucraina

Il Papa si dice “vicino alle sofferenze dei cristiani in Palestina e in Israele, così come a tutto il popolo israeliano e a tutto il popolo palestinese. Preoccupa”, afferma, “il crescente clima di antisemitismo che si va diffondendo in tutto il mondo. In pari tempo, il mio pensiero va alla popolazione e in modo particolare alla comunità cristiana di Gaza, dove il terribile conflitto continua a generare morte e distruzione e a provocare una drammatica e ignobile situazione umanitaria. Faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace! Preghiamo – prosegue – per le comunità cristiane in Libano e in Siria che, mentre quest’ultimo Paese sperimenta un passaggio delicato della sua storia, ambiscono alla stabilità e alla partecipazione alle sorti delle rispettive Nazioni. Esorto tutta la Chiesa ad accompagnare con l’attenzione e con la preghiera i cristiani dell’amato Medio Oriente. Un pensiero speciale rivolgo anche al popolo dello Yemen, che sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie “prolungate” del mondo a causa della guerra, e invito tutti a trovare soluzioni attraverso un dialogo costruttivo. Cristo Risorto – scrive Bergoglio – effonda il dono pasquale della pace sulla martoriata Ucraina e incoraggi tutti gli attori coinvolti a proseguire gli sforzi volti a raggiungere una pace giusta e duratura”.

Le aree di crisi del mondo

Nel messaggio urbi et orbi, come di consueto, il Papa fa un giro d’orizzonte delle tante aree di crisi del mondo, auspicando un “accordo di pace” tra l’Armenia e l’Azerbaigian, “propositi di concordia” nei Balcani occidentali, la pace e la fine di violenze e conflitti nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, nel Sahel, nel Corno d’Africa e nella Regione dei Grandi Laghi. Francesco prega per i i cristiani che “in molti luoghi non possono professare liberamente la loro fede”.

Contro il riarmo

“L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”, scrive ancora il Papa. “La luce della Pasqua ci sprona ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche. Ci sprona a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, ad adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana”. Dopo aver sollecitato la comunità internazionale a occuparsi del Myanmar, il Papa fa appello “a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le “armi” della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte! Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano. Davanti alla crudeltà di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un’anima e una dignità”, afferma ancora Francesco. “E in quest’anno giubilare, la Pasqua sia anche l’occasione propizia per liberare i prigionieri di guerra e quelli politici”.

Messa in piazza

E’ iniziata con la processione di ingresso dei celebranti, poco prima delle 10.30, la messa di Pasqua in piazza San Pietro. A presiedere all’altare a nome del Papa è il cardinale Angelo Comastri, 81 anni, arciprete emerito di San Pietro e vicario generale emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano. Una folla di 35mila fedeli riempie il colonnato berniniano.

Dal loggione di San Pietro

La sala stampa della Santa Sede ha confermato ieri che papa Francesco sarebbe apparso al momento della benedizione urbi et orbi, alla città e al mondo, che a mezzogiorno conclude la celebrazione eucaristica ed è accompagnata da un messaggio nel quale ogni anno il Pontefice fa un giro d’orizzonte sulle tante situazioni di guerra e difficoltà nel mondo e prega per la pace nel mondo.

Convalescente ma presente

Tornato in Vaticano dal policlinico Gemelli da meno di un mese, il 23 marzo scorso, Jorge Mario Bergoglio è ancora convalescente. Ma, pur con difficoltà nei movimenti e nell’uso della voce, è apparso più volte in pubblico durante la Settimana Santa. Da ultimo ieri pomeriggio, un paio d’ore prima che avesse inizio la messa della vigilia di Pasqua, si è recato per alcuni minuti nella basilica vaticana, tra lo stupore dei fedeli, per un momento di preghiera silenziosa. “Benedicat vos omnipotens Deus”, ha detto il Papa, con voce flebile, a conclusione della benedizione, “in nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti”.

“Gesù piange con chi soffre”

Gesù, afferma il Papa nel testo dell’omelia letta dal cardinale Comastri, “è risorto dalla morte e perciò non si trova più nel sepolcro. Bisogna cercarlo altrove. Questo è l’annuncio della Pasqua: bisogna cercarlo altrove. Cristo è risorto, è vivo! Egli non è rimasto prigioniero della morte, non è più avvolto nel sudario, e dunque non si può rinchiuderlo in una bella storia da raccontare, non si può fare di lui un eroe del passato o pensarlo come una statua sistemata nella sala di un museo! Al contrario, bisogna cercarlo e per questo non possiamo stare fermi. Dobbiamo metterci in movimento, uscire per cercarlo: cercarlo nella vita, cercarlo nel volto dei fratelli, cercarlo nel quotidiano, cercarlo ovunque tranne che in quel sepolcro. Cercarlo sempre. Perché, se è risorto dalla morte, allora egli è presente ovunque, dimora in mezzo a noi, si nasconde e si rivela anche oggi nelle sorelle e nei fratelli che incontriamo lungo il cammino, nelle situazioni più anonime e imprevedibili della nostra vita. Egli è vivo e rimane sempre con noi, piangendo le lacrime di chi soffre e moltiplicando la bellezza della vita nei piccoli gesti d’amore di ciascuno di noi”. Nell’omelia il Papa cita i teologi Hendri De Lubac e Adriana Zarri.

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