Cronaca

I funerali di Francesco: un rito semplificato per un Pontefice riformista

La celebrazione in piazza San Pietro tra il quarto e il sesto giorno dei “novendiali”, la bara senza catafalco e la tumulazione nella basilica di Santa Maria Maggiore

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Si svolgeranno prevedibilmente tra sei giorni i funerali di papa Francesco. Le procedure, dettagliatamente stabilite dalla “Universi Dominici Gregis”, la costituzione apostolica promulgata da Giovanni Paolo II per la “sede vacante”, lasciano però margine a possibili innovazioni e si adeguano, in particolare, alle ultime disposizioni lasciate dal Pontefice defunto. Francesco, inoltre, ha già stabilito che verrà seppellito non in Vaticano ma nella basilica di Santa Maria Maggiore e ha modificato l’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, semplificando il rito delle esequie che, come ha spiegato il maestro delle celebrazioni pontificie, monsignor Diego Ravelli, “sono quelle di un pastore e discepolo di Cristo e non di un potente di questo mondo”.

Le nuove norme stabiliscono, innanzitutto, che “alla morte del Romano Pontefice il Direttore della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano”, il professore Andrea Arcangeli, prepari “la relazione sull’esame del corpo, sulla constatazione della sua morte e sulla causa che l’ha provocata. Quindi dispone ogni cosa per una perfetta conservazione della salma, affinché la sua esposizione avvenga con il massimo decoro e rispetto”. il corpo del Pontefice defunto “viene poi rivestito con la talare bianca e traslato nella cappella privata”. Per la constatazione della morte e la disposizione della salma nella bara, si recano nella cappella il cardinale camerlengo, Kevin Farrel, il decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, Diego Ravelli, nonché gli eventuali famigliari del Pontefice e lo stesso direttore della direzione sanità e igiene del Vaticano, professor Arcangeli.

La norma vuole che dopo la morte del Romano Pontefice “i Cardinali celebreranno le esequie in suffragio della sua anima per nove giorni consecutivi”, i cosiddetti novendiali, e la messa funebre, con la tumulazione, ha luogo, “salvo ragioni speciali, fra il quarto e il sesto giorno dopo la morte”. E’ la congregazione dei cardinali a stabilire la data esatta.

I funerali di Giovanni Paolo II, morto la sera del 2 aprile 2005, si svolsero sei giorni dopo il giorno della morte, l’otto aprile; così anche quelli di Paolo VI: morto a Castel Gandolfo il sei agosto del 1978, fu tumulato il successivo 12 agosto; furono, i suoi, i primi funerali “moderni” di un Pontefice, per sua espressa volontà si svolsero con rito solenne ma sobrio (bara semplice di legno chiaro, salma rivestita senza sfarzo) e per la prima volta furono celebrati non all’interno della basilica ma in piazza San Pietro.

I funerali di Giovanni Paolo II (ANSA)

I funerali di Giovanni Paolo II (ANSA)

 

Diverso fu il caso di Benedetto XVI, morto da emerito il 31 dicembre del 2022, quasi dieci anni dopo la rinuncia al pontificato: i suoi funerali vennero celebrati da papa Francesco il successivo 5 gennaio, seguendo una liturgia semplificata, e, per volontà di Bergoglio, che ha tenuto a non fare confusione su chi fosse il Papa regnante, in Vaticano non era stato indetto il giorno festivo.

Anche la salma di Joseph Ratzinger, come quella dei suoi predecessori, è stata esposta alcuni giorni alla devozione di migliaia di fedeli nella basilica vaticana. Nulla, ad ogni modo, in confronto a Giovanni Paolo II, che ricevette l'omaggio di oltre tre milioni di persone, con file che raggiunsero i cinque chilometri e oltre venti ore di attesa.

Prima dei funerali, ad ogni modo, ci sono una serie di passaggi regolamentati da un rigido protocollo che, però, papa Francesco ha modificato rispetto al passato, approvando, il 29 aprile 2024, un nuovo Ordo Exsequiarum Romani Pontificis. Ora, in particolare, la constatazione della morte non avviene più nella camera del defunto ma nella sua cappella, e il corpo è deposto immediatamente dentro la bara.

La legge stabilisce che “appena ricevuta la notizia della morte del Sommo Pontefice, il Camerlengo di Santa Romana Chiesa deve accertare ufficialmente la morte del Pontefice alla presenza del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, dei Prelati Chierici e del Segretario e Cancelliere della stessa Camera Apostolica, il quale compilerà il documento o atto autentico di morte”.

In passato il Camerlengo picchiettava la fronte del Papa con un martelletto d'argento, ormai l’accertamento del decesso, alla presenza dei medici, è sostituito dal gesto di stendere un velo sul viso del defunto. Il cardinale Camerlengo rimuove l’anello del pescatore dall’anulare del Papa (verrà distrutto successivamente), appone i sigilli allo studio e alla camera, e comunica la morte del Pontefice al cardinale vicario per la diocesi di Roma che, in teoria, è colui che ne dà notizia “al popolo romano”, mentre il decano del collegio cardinalizio, appena informato, avvisa i cardinali, convocandoli a Roma, e al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede perché trasmettano la notizia ai rispettivi governi. Il portone di bronzo è chiuso a metà, chiusi gli altri ingressi in Vaticano, le campane di san Pietro suonano rintocchi a martello.

La “Universi Dominici Gregis” entra in alcuni dettagli che possono suonare singolari: “A nessuno – vi si legge – è lecito riprendere con alcun mezzo immagini del Sommo Pontefice sia infermo a letto sia defunto, né registrarne con alcuno strumento le parole per poi riprodurle”. Una norma nata dopo che nel 1958, a tradimento, l’archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi, ossia il medico ufficiale del Papa, indebitato al gioco, fotografò e vendette le immagini di Pio XII moribondo.

Il giorno dopo il decesso, a San Pietro viene celebrata una prima messa in suffragio del Pontefice defunto e in tempi brevi si tiene la prima congregazione generale dei cardinali, chiamati a “stabilire il giorno, l'ora e il modo, in cui la salma del defunto Pontefice sarà portata nella Basilica Vaticana, per essere esposta all'omaggio dei fedeli” e a “predisporre tutto il necessario per le esequie del defunto Pontefice, che dovranno essere celebrate per nove giorni consecutivi, e fissare l'inizio di esse”. In base alle nuove disposizioni liturgiche di Bergoglio, nella basilica vaticana il corpo del Papa defunto è esposto direttamente nella bara e “non più su un alto cataletto”, o catafalco, e, in conformità con quanto stabilisce il Cæremoniale Episcoporum per le esequie del vescovo diocesano, durante questa esposizione non sarà posto accanto alla bara il pastorale papale.

La legge speciale indica, comunque, che la messa funebre vera e propria, con la tumulazione, ha luogo, “salvo ragioni speciali, fra il quarto e il sesto giorno dopo la morte”. A celebrarla è il decano del collegio cardinalizio: quando morì Giovanni Paolo II, fu Joseph Ratzinger a presiedere il rito, in quello che a molti sembrò un’avvisaglia della sua imminente elezione a succedergli.

Tra le altre novità introdotte da papa Francesco per le esequie pontificie, l’esposizione alla venerazione dei fedeli del corpo del Papa già dentro la bara aperta, l’eliminazione delle tradizionali tre bare di cipresso, piombo e rovere. Sono stati semplificati, in generale, il lessico, i testi liturgici e i singoli riti. “Papa Francesco ha chiesto, come dichiarato da lui stesso in diverse occasioni, di semplificare e adattare alcuni riti in modo che la celebrazione delle esequie del Vescovo di Roma esprimesse meglio la fede della Chiesa in Cristo Risorto”, ha spiegato monsignor Ravelli in occasione della pubblicazione del nuovo libro liturgico. “Il rito rinnovato, inoltre, doveva evidenziare ancora di più che le esequie del Romano Pontefice sono quelle di un pastore e discepolo di Cristo e non di un potente di questo mondo”.

Dopo le esequie, il Pontefice viene tumulato: tutti i Papi del Novecento sono sepolti nelle Grotte vaticane, mentre Francesco ha predisposto che la sua bara sia fuori dal Vaticano, in una cappella sulla navata sinistra della basilica di Santa Maria Maggiore a lui particolarmente cara per diversi motivi: qui, nel Natale del 1538, sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti dai quali Francesco proveniva, ha celebrato la sua prima messa; qui Bergoglio veniva spesso già da cardinale quelle rare volte che veniva a Roma; qui si è recato in occasione di ogni viaggio all’estero che ha fatto da Pontefice, per pregare l’icona di Maria salus populi romani, salvezza del popolo romano, di cui era devoto e non lontano dalla quale sarà sepolto. Dopo la tumulazione proseguono le celebrazioni esequiali fino al compimento del nono giorno dei novendiali. L’ultimo giorno si tiene una messa celebrazione con la partecipazione di tutti i cardinali, riuniti in vista del Conclave che eleggerà il nuovo Papa.

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