ROMA – La luce della mattina filtra timida tra i colonnati del Bernini, come se anche il sole facesse fatica oggi a levarsi su Roma. Piazza San Pietro è silenziosa, attraversata solo dal suono dei passi lenti, rispettosi, dei primi fedeli che si avvicinano al cuore del mondo cattolico. Non si sentono voci, solo il fruscio delle vesti, qualche sussurro spezzato, e il battito sommesso della commozione collettiva.
Lo stupore della gente
La notizia è arrivata da poco: Papa Francesco è morto.Un gruppo di suore è fermo da tempo vicino all'obelisco, quasi immobili, strette l’una all’altra in una preghiera che non ha bisogno di parole. Le mani giunte, il volto abbassato, la voce che si spezza nel rosario recitato piano. Una di loro, suor Lucia, guarda verso la Basilica: «Sapevamo che era fragile, ma nessuno è mai davvero pronto. Lui era la voce dei poveri, la carezza del mondo». Gli occhi le si riempiono di lacrime, ma il sorriso che le rimane sul volto sembra quello di chi custodisce qu…
ROMA – La luce della mattina filtra timida tra i colonnati del Bernini, come se anche il sole facesse fatica oggi a levarsi su Roma. Piazza San Pietro è silenziosa, attraversata solo dal suono dei passi lenti, rispettosi, dei primi fedeli che si avvicinano al cuore del mondo cattolico. Non si sentono voci, solo il fruscio delle vesti, qualche sussurro spezzato, e il battito sommesso della commozione collettiva.
Lo stupore della gente
La notizia è arrivata da poco: Papa Francesco è morto.Un gruppo di suore è fermo da tempo vicino all'obelisco, quasi immobili, strette l’una all’altra in una preghiera che non ha bisogno di parole. Le mani giunte, il volto abbassato, la voce che si spezza nel rosario recitato piano. Una di loro, suor Lucia, guarda verso la Basilica: «Sapevamo che era fragile, ma nessuno è mai davvero pronto. Lui era la voce dei poveri, la carezza del mondo». Gli occhi le si riempiono di lacrime, ma il sorriso che le rimane sul volto sembra quello di chi custodisce qualcosa di sacro anche nel dolore.
Sotto la statua di San Pietro, un giovane in bicicletta si ferma di colpo. Smonta, toglie il casco, e si avvicina a una guardia svizzera nei pressi dell’ingresso laterale. «È vero, allora? È vero che se n’è andato il Santo Padre?» chiede con un filo di voce. Il giovane indossa una giacca sportiva, ha la barba lunga e l’aria di chi non frequenta troppo la Chiesa. Eppure è lì, davanti a quel portone, con gli occhi umidi e il cuore spoglio. La guardia, dal volto triste, non risponde subito. Fa solo un lieve cenno del capo.
La processione in piazza San Pietro
La notizia, confermata dal comunicato ufficiale della sala stampa del Vaticano ha squarciato la mattina e acceso in tutta la città un pellegrinaggio spontaneo. Da Trastevere, dal Quadraro, da Prati, dalla stazione Termini, a piedi o con i primi treni della metropolitana, la gente sta arrivando. Vecchi e giovani, turisti increduli, romani affezionati a quel Papa che parlava semplice.
Piazza San Pietro si riempie lentamente. Non ci sono cori né manifestazioni di clamore. Solo un dolore dignitoso, composto, antico. Qualcuno accende una candela. Altri si inginocchiano sulle pietre fredde. Un uomo anziano, col bastone e una giacca scura, mormora: «Sembrava immortale, per quanto era umano». E forse lo era, in quel modo misterioso e rivoluzionario che solo i santi della terra riescono a incarnare.
Le parole di dolore
Un gruppo di giovani seminaristi si fa largo tra la folla. Recitano il Salve Regina, e intorno a loro si forma un piccolo coro spontaneo. È come se ognuno cercasse una forma per dire addio, per colmare l’enorme vuoto che si è aperto.Il Papa del dialogo, della periferia al centro, il primo gesuita e il primo Francesco sul trono di Pietro, se n’è andato così: nel silenzio di una giornata romana, dopo aver cambiato il volto della Chiesa con gesti semplici e parole che toccavano il cuore.
Sugli schermi dei telefoni scorrono le immagini dei suoi viaggi, delle sue udienze, dei suoi sorrisi. Ogni tanto qualcuno si ferma a guardare, poi si volta, e torna a fissare la cupola. È lì che tutti guardano oggi. È lì che cercano un segno, una risposta, un conforto.Mentre le suore continuano a pregare, e il sole si alza più deciso sopra Roma, una certezza sembra unire tutti: Papa Francesco non sarà dimenticato. Né per le sue encicliche né per i suoi gesti, ma per quella capacità rara di ascoltare e abbracciare il dolore del mondo come fosse il proprio.E adesso, nella piazza del dolore, non resta che il silenzio. Un silenzio denso, che prega e spera.