Cronaca

Farrell camerlengo, il decano è il cardinal Re e il ruolo di Parolin: chi guida il Vaticano ora

Kevin Farrell con papa Francesco

Kevin Farrell con papa Francesco

 

Come funziona la geografia del potere in Vaticano, con la morte (o con la rinuncia) del Pontefice. Le norme e le dinamiche politiche

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Sono il Camerlengo di Santa Romana Chiesa, il cardinale statunitense Kevin Farrell, e il decano del collegio cardinalizio, il bresciano Giovanni Battista Re, che assumono temporaneamente il comando della "barca di Pietro" ora che Francesco non è più Papa.

Quando a Roma si aprirà il Conclave, poi, sarà il collegio elettorale a prendere eventuali decisioni cruciali in attesa che torni la normalità con l'elezione del nuovo vescovo di Roma.

Giovanni Battista Re 

Giovanni Battista Re 

 

La geografia del potere in Vaticano, con la morte o con la rinuncia del Pontefice, è il frutto del combinato disposto di diverse norme: il codice del diritto canonico; la costituzione apostolica "Praedicate Evangelium", promulgata il 19 marzo 2022, con la quale Francesco ha ridisegnato l'organigramma vaticano; la costituzione apostolica "Universi Dominici Gregis", una legge speciale emanata da Giovanni Paolo II nel 1996 "circa la vacanza della Sede apostolica e l'elezione del Romano Pontefice"; e infine la costituzione apostolica "In Ecclesiarum Communione" emanata il 6 gennaio 2023 sempre da Francesco per riordinare il Vicariato di Roma.

Le norme, beninteso, non sono tutto: molto dipende dalla personalità dei protagonisti, nonché dalle dinamiche della politica ecclesiale, che sa insinuarsi tra le righe delle leggi e plasmarle. Se in questi anni Jorge Mario Bergoglio ha depotenziato la Curia, assumendo da solo molte decisioni e decentrando alle Chiese locali responsabilità che in passato erano concentrate a Roma, in passato le cose sono state diverse. La verticale del potere sotto Giovanni Paolo II era solida, nel 2005 il Segretario di Stato, Angelo Sodano, e il segretario particolare, Stanislaw Dziwisz, che a norma di legge non avrebbe alcun ruolo guidarono, di fatto, la transizione, esautorando, con qualche strappo al protocollo, finanche il Vicario per la diocesi di Roma, il cardinale Camillo Ruini. Sfociata con l'elezione dell'allora decano del collegio cardinalizio, Joseph Ratzinger, il più fedele collaboratore di Karol Wojtyla, e il più puro. La fine regno di Benedetto XVI fu invece ben più caotica: il cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, aveva assunto anche la carica di Camerlengo, oltre al controllo dello Ior: aveva formalmente ogni potere. Ma il suo tentativo di incidere sul Conclave del 2013 si infranse sull'ostilità dei cardinali non "romani" che, stufi dei molti scandali che avevano segnato l'ultimo scorcio del pontificato del tedesco, imputati proprio al salesiano e, più in generale, alla Curia romana e ai porporati italiani, elessero, contro molti pronostici, un Papa scelto "quasi alla fine del mondo". Per rilanciare la fede cattolica - e fare pulizia, senza troppa indulgenza, nel sottobosco vaticano.

La politica, ad ogni modo, si muove all'interno di regole fissate nero su bianco. Il codice del diritto canonico stabilisce che "mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale" (canone 335), perimetrando così il potere di chi governa la Chiesa durante la vacanza: il collegio dei cardinali non ha nessun potere o giurisdizione sulle questioni spettanti a un Papa, quali le nomine dei vescovi o la promulgazione di leggi.

Decadono dall'incarico, con l'inizio della sede vacante, "tutti i capi delle istituzioni curiali e i membri" (compreso, dunque, il Segretario di Stato, il veneto Pietro Parolin), tranne, spiega la "Praedicate Evangelium" (articolo 18), il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, il monsignore lombardo Diego Ravelli, che supervisionerà i riti durante questo periodo; e poi i responsabili dei due uffici che non vanno mai in vacanza, il Penitenziere maggiore, il cardinale romano Angelo De Donatis, e l'Elemosiniere di Sua Santità, il cardinale polacco Konrad Krajewski, i quali ("Universi Dominici Gregis", articolo 14) "continuano a svolgere gli affari ordinari, sottoponendo al Collegio dei Cardinali ciò che avrebbe dovuto essere riferito al Sommo Pontefice". Rimangono poi in carica il Vicario per la diocesi di Roma, il cardinale Baldassarre Reina, e il vicegerente, il monsignore Renato Tarantelli ("In Ecclesiarum Communione", articoli 13 e 15). Oltretevere rimangono in carica per curare "soltanto gli affari di ordinaria amministrazione" - ridotti per ovvie ragioni al minimo - i segretari dei dicasteri, e, in Segreteria di Stato, il Sostituto agli Affari generali, il venezuelano Edgar Pena Parra, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, il britannico Paul Richard Gallagher, nonché il cardinale arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale per la Città del Vaticano, l'emiliano Mauro Gambetti.

Ad assumere un ruolo effettivo - l'uno più materiale, l'altro più "politico" - sono, ora, due figure che, quando il Papa è in carica, svolgono una funzione secondaria, sostanzialmente cerimoniale se non teorica: il Camerlengo di Santa Romana Chiesa e il Decano del collegio cardinalizio.

Il Camerlengo è il cardinale Kevin Farrell, statunitense di origini irlandesi, uomo di fiducia di Francesco, che lo chiamò a Roma da Dallas, dove era vescovo, per presiedere il dicastero per i Laici, la Vita, la Famiglia. In passato - è la macchia che gli viene contestata dagli avversari - è stato vescovo ausiliare di Washington quando arcivescovo era il cardinale Theodore McCarrick, dimesso dallo stato clericale da Bergoglio quando è stato appurato che questi era un abusatore sessuale seriale. Tra i non numerosi presuli statunitensi conciliante in materia di bioetica, è aduso alle calcolatrici e ai bilanci, e non a caso presiede la commissione vaticana per le materie finanziarie riservate. Il Camerlengo - termine che deriva dal latino "camerarius", il responsabile della "camera apostolica" ossia, di fatto, l'amministrazione - ha il compito di "curare e amministrare i beni ed i diritti temporali" (“Universi Dominici Gregis”, articolo 17) e più specificamente: nel caso di morte del Pontefice, è lui che deve "accertare ufficialmente" il decesso, "apporre i sigilli allo studio e alla camera del medesimo Pontefice", "prendere possesso del Palazzo Apostolico Vaticano e, personalmente o per mezzo di un suo delegato, dei Palazzi del Laterano e di Castel Gandolfo, ed esercitarne la custodia e il governo", "stabilire, uditi i Cardinali Capi dei tre Ordini, tutto ciò che concerne la sepoltura del Pontefice, a meno che questi, da vivo, non abbia manifestato la sua volontà a tale riguardo", e in generale "curare, a nome e col consenso del Collegio dei Cardinali, tutto ciò che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della Sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa".

Il Camerlengo è coadiuvato dal vice-camerlengo - l'arcivescovo brasiliano Ilson de Jesus Montanari, che è anche segretario del collegio cardinalizio e, in quanto tale, l'unico non cardinale a poter entrare in Conclave - e "da tre Cardinali Assistenti, di cui uno è il Cardinale Coordinatore del Consiglio per l'economia", il cardinale tedesco Reinhard Marx (“Praedicate Evangelium”, articolo 235): gli altri due sono estratti a sorte, e a turno, dal collegio cardinalizio. Si tratta della "congregazione particolare" che, durante le elezioni, può trattare "solamente le questioni di minore importanza, che si presentano giorno per giorno o momento per momento" (“Universi Dominigi Gregis”, articolo 7).

Il Decano del Collegio dei Cardinali, Giovanni Battista Re, 91 anni, è un uomo del regno di Giovanni Paolo II, sotto il quale ha ricoperto gli incarichi-chiave di Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato e prefetto della congregazione dei Vescovi. Il decano, coadiuvato dal segretario del collegio e sostituito, eventualmente, dal sottodecano, l'italo-argentino Leonardo Sandri, ha il compito di dare la notizia della fine del pontificato a tutti i Cardinali, oltre che al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, e convoca le Congregazioni generali dei cardinali, ossia il “congresso” che prepara il Conclave (“Universi Dominici Grecis”, articolo 19). A lui spetta il cruciale compito di stabilire l'agenda, con i temi all'ordine del giorno, e lui indicare i "relatori" che interverranno ed è sempre lui, se ha meno di 80 anni, che guida i lavori al chiuso della Cappella Sistina, quando i cardinali elettori votano. Alla scadenza del loro primo quinquennio, a febbraio 2025, Francesco ha confermato sia Re che Sandri nel loro ruolo, e poiché tanto il decano quanto il sotto-decano hanno più di 80 anni, a guidare il Conclave è il più anziano dei cardinali dell’ordine dei vescovi, ossia il cardinale Pietro Parolin. E’ anche questo un ruolo cruciale (nel film Conclave di Edward Berger è il porporato interpretato da Ralph Fiennes) perché è lui che al chiuso della Cappella Sistina guida i giochi.

Durante le elezioni - segno che il collegio cardinalizio, ormai saldamente riunito in Cappella Sistina, ha in mano le redini della Chiesa cattolica mondiale - "le questioni più importanti, se necessario, sono trattate dall'assemblea dei Cardinali elettori" (articolo 7). Sempre il cardinale decano - ma in questo caso, essendo Re ultraottantenne, spetterà al cardinale Parolin - chiede al nuovo eletto se accetta l'esito del voto (sempre che l’eletto non sia lui). In caso positivo, "i Cardinali elettori, secondo i modi stabiliti, si accostano per prestare atto di ossequio e di obbedienza al neo eletto Sommo Pontefice". E, a quel punto, a comandare in Vaticano torna ad essere solo uno. Almeno, formalmente.

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