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La malattia del Papa: la polmonite, il ricovero al Gemelli, l’ictus fatale a Santa Marta

Milan, Italy 23.03.2025: Pope Francis appears at the Gemelli Polyclinic in Rome for the Angelus blessing after a month of hospitalization for bilateral pneumonia. (rome - ,

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Il bollettino diffuso ieri sera dal Vaticano conferma le cause della morte del pontefice. I medici: “Si è spento serenamente”
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Ictus cerebrale con collasso cardiocircolatorio irreversibile. Non sono stati i polmoni a tradire papa Francesco, come magari ci si sarebbe aspettati dopo i 38 giorni di ricovero al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale, ma il suo fisico assai debilitato dalla malattia che, per due volte, nel giro di tre giorni, tra la fine di febbraio e i primi di marzo, aveva seriamente messo a rischio la vita del Pontefice.

Un ictus alle 7.35 del mattino è la causa della morte di papa Francesco, ha certificato il professore Andrea Arcangeli, direttore della Sanità e Igiene del Vaticano. Uno dei rischi che era stato ventilato dai medici dopo il lungo ricovero. «Il Papa si è spento serenamente», le uniche parole dei medici che lo hanno seguito durante i 38 giorni al Gemelli e nella convalescenza che avrebbero voluto di due mesi e di riposo assoluto ma che Francesco ha gestito a modo suo, senza risparmiarsi.

Una malattia condivisa senza reticenze

Una malattia che il Pontefice ha vol…

Ictus cerebrale con collasso cardiocircolatorio irreversibile. Non sono stati i polmoni a tradire papa Francesco, come magari ci si sarebbe aspettati dopo i 38 giorni di ricovero al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale, ma il suo fisico assai debilitato dalla malattia che, per due volte, nel giro di tre giorni, tra la fine di febbraio e i primi di marzo, aveva seriamente messo a rischio la vita del Pontefice.

Un ictus alle 7.35 del mattino è la causa della morte di papa Francesco, ha certificato il professore Andrea Arcangeli, direttore della Sanità e Igiene del Vaticano. Uno dei rischi che era stato ventilato dai medici dopo il lungo ricovero. «Il Papa si è spento serenamente», le uniche parole dei medici che lo hanno seguito durante i 38 giorni al Gemelli e nella convalescenza che avrebbero voluto di due mesi e di riposo assoluto ma che Francesco ha gestito a modo suo, senza risparmiarsi.

Una malattia condivisa senza reticenze

Una malattia che il Pontefice ha voluto quasi condividere con il popolo dei fedeli, pretendendo dai medici del Gemelli bollettini che nulla nascondessero delle sue reali condizioni, facendo giungere la sua voce flebile e affaticata con un audiomessaggio e mostrandosi prima in foto di spalle e poi in pubblico dal balcone dell’appartamento al Gemelli .

Il giorno del ricovero

Era già da giorni sofferente per una brutta bronchite il 14 febbraio quando, portato al Gemelli, i medici decidono il ricovero. Respira con affanno. Infezione delle vie respiratorie e febbre, la prima diagnosi. Niente visite, niente registrazione dell’Angelus come avrebbe voluto, e un’iniziale ipotesi di ricovero per cinque giorni. Ma le terapie a base di antibiotico e cortisone non producono gli effetti sperati e dieci giorni dopo le preoccupazioni si fanno più pesanti quando comincia a rendersi necessaria la somministrazione di ossigeno ad alti flussi. Bergoglio continua a lavorare, chiama la parrocchia di Gaza più volte, nomina vescovi, sta seduto a lungo in poltrona. Una nuova Tac rivela un quadro non facile: polmonite bilaterale polimicrobica.

Le due crisi in cui rischia la vita

Il 28 febbraio il primo dei due episodi che mettono paura in Vaticano: una crisi di broncospasmo che provoca l’inalazione di vomito che arriva fino ai polmoni. «Il rischio è che la crisi possa compromettere cuore e reni, dobbiamo aspettare 48 ore», spiegano i medici. Francesco resta vigile, non viene mai intubato ma per l’equipe medica guidata dal professore Alfieri è il pomeriggio della paura. Il 3 marzo altri due episodi di broncospasmo con crisi respiratorie acute lasciano temere il precipitare della situazione. «Sono ancora vivo», le prime parole che riesce a dire ai medici che lo salvano.

Per giorni il quadro viene definito «complesso», ossigeno ad alti flussi, maschera per la notte. Eppure il 6 marzo Francesco decide che è venuta l’ora, dopo quattro settimane, di far sentire la sua voce flebile e sofferente con un audiomessaggio che commuove piazza San Pietro.

Le dimissioni inaspettate

Seguono giorno di stabilità, ossigeno con i naselli, fisioterapia respiratoria, la prognosi però resta riservata. Il 17 marzo il Vaticano diffonde la prima foto del Papa, di spalle, nella cappella dell’ospedale, ma il giorno dopo fa sapere che «le dimissioni dal Gemelli non sono imminenti». Bastano i primi miglioramenti, la sospensione della ventilazione notturna e la polmonite non debellata ma sotto controllo a rinvigorire Bergoglio che comincia a spingere per tornare a casa. Il 22 marzo fonti vaticane fanno sapere che il giorno dopo Francesco ha intenzione di affacciarsi dal balcone del Gemelli e farsi vedere per la prima volta. E subito dopo, a sorpresa, arriva l’annuncio dei medici: «Domani le dimissioni, poi due mesi di riposo assoluto e convalescenza». La polmonite è ridotta, le infezioni debellate, c’è la voce da recuperare con una terapia mirata.

I tanti fuoriprogramma della convalescenza

È un Bergoglio dimagrito, sofferente, che parla a fatica, ma deciso a rimettersi subito in pista quello che si mostra il giorno dopo dal Gemelli. In sedia a rotelle, saluta la folla con il pollice alzato, poi rivolge un pensiero alla «signora qui con un mazzo di fiori gialli», Gli stessi che, all’uscita dall’ospedale, chiede di portare subito a Santa Maria Maggiore. Solo il primo dei tanti fuoriprogramma delle settimane successive: il 6 aprile, il giorno del Giubileo dei malati, esce a piazza San Pietro, quattro giorni dopo la foto che lo mostra in tutta la sua fragilità, smagrito e sofferente: pantaloni neri e poncho argentino sulle spalle. «Vivrò la Pasqua come posso», dice. Ma nessun medico riuscirà ad impedirgli di scendere tra la sua gente nel giorno di Pasqua, con la benedizione Urbi et orbi e il giro tra la folla in Papamobile.

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