Semeraro: “Papa Francesco morto sul campo, sognava di abbattere i muri e voleva una Chiesa aperta”
di Orazio La Rocca«È morto sul campo». Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per la Cause dei Santi, è commosso. Le prime parole che pronuncia su papa Francesco - «È appena ritornato alla Casa del Padre, riposa in pace» – hanno il sapore di un sincero omaggio all’uomo e al Pontefice che ha guidato la Chiesa «fino alla fine con dedizione, stando vicino alla gente comune, come ha fatto nella mattina di Pasqua, poche ore prima del trapasso. Indimenticabile».
Eminenza, il Papa, dopo la malattia, ci aveva abituati a uscite a sorpresa. L’ultima per Pasqua in piazza San Pietro. Poche ore dopo ci ha lasciati. Lei se lo aspettava?
«No. Il Santo Padre, pur con tutte le sue fragilità, negli ultimi giorni è stato sempre in mezzo alla gente. Non me lo sarei mai aspettato. Ecco perché mi piace ricordarlo come un grande Padre della Chiesa che ha preferito ritornare alla dimora celeste del Signore morendo sul campo, interpretando al meglio la sua idea di Chiesa “ospedale da campo” dopo una battaglia».
«È morto sul campo». Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per la Cause dei Santi, è commosso. Le prime parole che pronuncia su papa Francesco - «È appena ritornato alla Casa del Padre, riposa in pace» – hanno il sapore di un sincero omaggio all’uomo e al Pontefice che ha guidato la Chiesa «fino alla fine con dedizione, stando vicino alla gente comune, come ha fatto nella mattina di Pasqua, poche ore prima del trapasso. Indimenticabile».
Eminenza, il Papa, dopo la malattia, ci aveva abituati a uscite a sorpresa. L’ultima per Pasqua in piazza San Pietro. Poche ore dopo ci ha lasciati. Lei se lo aspettava?
«No. Il Santo Padre, pur con tutte le sue fragilità, negli ultimi giorni è stato sempre in mezzo alla gente. Non me lo sarei mai aspettato. Ecco perché mi piace ricordarlo come un grande Padre della Chiesa che ha preferito ritornare alla dimora celeste del Signore morendo sul campo, interpretando al meglio la sua idea di Chiesa “ospedale da campo” dopo una battaglia».
Negli ultimi giorni dai medici arrivavano notizie rassicuranti sul decorso del Papa dopo i 38 giorni di ricovero. Cosa è successo all’alba?
«Non saprei dire, non sono un medico. La verità è che il Santo Padre si stava riprendendo lentamente dopo il ricovero. Nonostante questo, non si è voluto risparmiare. Non possiamo che pregare per lui ed essergli eternamente grati».
Quando lo ha visto per l’ultima volta?
«Alla messa pasquale e quando si è affacciato dalla loggia della benedizione della basilica di San Pietro, come tutti. Pur vedendolo da lontano, ho notato che era molto sofferente ed affaticato. Di persona l’ho visto venerdì scorso. Mi ha accolto come sempre con grande affetto nella sua residenza a Santa Marta. Parlava a fatica. Poche parole, ma significative, per il resto sguardi e sorrisi che dicevano molto. Era sofferente. Forse deve aver percepito la mia preoccupazione. È stato lui a rassicurarmi, ad incoraggiarmi, dicendomi che aveva grande fiducia nella Divina Provvidenza. Alla fine mi ha abbracciato a lungo, in modo intenso. Col senno di poi è stato il suo paterno saluto».
Qual è la lezione più importante che Papa Francesco le ha lasciato?
«Difficile individuare un aspetto specifico. Ho impressa la sua testimonianza di un cristianesimo sinonimo di gioia e di pace. Amava ripetere che è l’incontro con Cristo che porta alla gioia, alla pace e alla serenità».
Qual è il tratto che caratterizza papa Bergoglio, il primo pontefice gesuita-francescano della storia?
«La sua costante vicinanza al popolo, a tutto il popolo, credenti, non credenti e diversamente credenti. È sceso sempre in mezzo alla gente, specialmente i più sofferenti, senza nessuna distinzione di fede, di politica, di nazionalità. Lo ha fatto durante i suoi viaggi all’estero, nelle visite alle parrocchie di Roma, durante i Venerdì della Misericordia: ogni mese ha visitato famiglie, carcerati, comunità, ospedali. Vicinanza che lo ha portato sempre a proclamare, per ogni cristiano e per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il dovere dell’accoglienza ai più umili, ai più disperati, a quel popolo dei migranti che fuggono da guerre, fame, persecuzioni. Ha parlato al cuore di tutti, non solo al popolo di Dio».
Ha cercato fino all’ultimo di abbattere muri e barriere anche su temi delicati?
«Ha voluto in maniera ostinata abbattere qualsiasi forma di barriera. Il suo «Chi sono io per giudicare…?» riferito agli omosessuali che cercano il Signore è stato sorprendente e significativo. Si è sempre messo al servizio di tutti i sofferenti. L’immagine di Bergoglio da solo, la notte del 27 marzo 2020, quando pregò in piazza San Pietro per il mondo ferito dal Covid rimarrà nella storia. Ha combattuto la sporcizia nella Chiesa, ha voluto una Chiesa più aperta, che arrivasse nelle periferie. Papa Francesco è stato, semplicemente, l’uomo del Vangelo del Terzo Millennio. Per questo gli saremo sempre grati».