È l’ultima persona che ha salutato, con un cenno della mano. Massimiliano Strappetti è l’infermiere di fiducia di papa Francesco, ed è lui che stava accanto a Bergoglio negli ultimi istanti della sua vita terrena. Il giorno prima, domenica di Pasqua, Jorge Mario Bergoglio si è affacciato dal loggione centrale di San Pietro per la benedizione urbi et orbi. Poi ha pensato di scendere in piazza per fare un giro tra la folla a bordo della jeep bianca. Era visibilmente stanco, c’è stata un po’ di esitazione. «Credi che lo posso fare», ha chiesto il Papa a Strappetti secondo quanto ricostruito ora da Vatican News, il sito d’informazione ufficiale del Vaticano, e l’infermiere «lo ha rassicurato». Francesco ha salutato fedeli e pellegrini, ha benedetto qualche bambino, poi, stanco, è tornato a casa. «Grazie per avermi riportato in piazza», ha detto a Strappetti.
Fin da giovane Jorge Mario Bergoglio ha avuto una predilezione per gli infermieri, e una punta di scetticismo nei confronti dei medi…
È l’ultima persona che ha salutato, con un cenno della mano. Massimiliano Strappetti è l’infermiere di fiducia di papa Francesco, ed è lui che stava accanto a Bergoglio negli ultimi istanti della sua vita terrena. Il giorno prima, domenica di Pasqua, Jorge Mario Bergoglio si è affacciato dal loggione centrale di San Pietro per la benedizione urbi et orbi. Poi ha pensato di scendere in piazza per fare un giro tra la folla a bordo della jeep bianca. Era visibilmente stanco, c’è stata un po’ di esitazione. «Credi che lo posso fare», ha chiesto il Papa a Strappetti secondo quanto ricostruito ora da Vatican News, il sito d’informazione ufficiale del Vaticano, e l’infermiere «lo ha rassicurato». Francesco ha salutato fedeli e pellegrini, ha benedetto qualche bambino, poi, stanco, è tornato a casa. «Grazie per avermi riportato in piazza», ha detto a Strappetti.
Fin da giovane Jorge Mario Bergoglio ha avuto una predilezione per gli infermieri, e una punta di scetticismo nei confronti dei medici. Fu una infermiera, ha raccontato più volte, a salvargli la vita quando da ragazzo venne ricoverato per una infezione polmonare, e molti anni dopo, quando ormai Bergoglio aveva accomiatato il medico pontificio, è stato proprio Strappetti a salvargli una seconda volta la vita, convincendolo, ha raccontato il Papa, a sottoporsi a una operazione al colon che avrebbe voluto evitare. Tanta è stata la fiducia nei suoi confronti che Francesco ha nominato ufficialmente Strappetti suo «assistente sanitario personale».
E se il ricovero al Gemelli dello scorso febbraio è stato, secondo molti, tardivo, tanto che la bronchite si è poi tramutata in una polmonite bilaterale e il Papa ha rischiato di perdere la vita per alcune crisi respiratorie, e qualcuno, Oltretevere, ha sollevato dubbi sulle scelte di quel frangente, è stato Francesco in persona, a quanto è filtrato, a chiedere ai medici che lo hanno avuto in cura di dire pubblicamente, nel corso di una conferenza stampa, che «Massimiliano Strappetti è una persona straordinaria». Assumendosi implicitamente la responsabilità di quella decisione — ed è vero che Bergoglio ha resistito a farsi ricoverare — e scacciando via ogni dubbio dall’uomo che negli ultimi anni non si è staccato mai da lui.
Lunedì mattina il Papa è morto alle 7.35, ma le ultime ore sono state concitate. Secondo l’agenzia Ansa, quando è sopraggiunta l’emorragia cerebrale, a Casa Santa Marta si è pensato di ricoverare di nuovo il Papa al policlinico Gemelli. L’altro infermiere, Andrea Rinaldi, stava precedendo il Papa all’ospedale romano mentre si è pensato di chiedere un’ambulanza. All’ingresso vaticano accanto a Casa Santa Marta si è notato un certo movimento intorno alle 7.20, poi la richiesta dell’ambulanza è stata annullata.
Evidentemente non c’era stato tempo, il Papa era morto. Le prime avvisaglie del malore che ha causato la morte del Papa sono iniziate alle 5.30, dopo che, il giorno di Pasqua, «aveva riposato nel pomeriggio e ha trascorso una cena tranquilla», ha ricostruito Salvatore Cernuzio su Vatican News. Più di un’ora dopo, «fatto un gesto di saluto con la mano a Strappetti», sdraiato sul letto del suo appartamento al secondo piano di Casa Santa Marta, il Pontefice è entrato in coma: «Non ha sofferto, è avvenuto tutto rapidamente». Accanto al Papa, fino all’ultimo momento, il suo infermiere di fiducia.