NEW YORK – «Aveva una parola per tutti e a tutti chiedeva una sola cosa: pregare per lui. L’insegnamento di Francesco, capace di mostrarsi nella sua fragilità sofferente fino all’ultimo, ci dice che ciò che conta è la forza morale di rimanere sé stessi».
Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, incontra Repubblica insieme ad altri giornalisti dopo aver pronunciato la messa solenne in suffragio di Papa Francesco nella cattedrale di San Patrick, a Manhattan, poco prima di salire sull’aereo per Roma. Conservatore, si è opposto alle politiche anti-migranti di Trump. Sa che il suo nome, come già nel 2013, è fra quello dei papabili. Ne ride: «Ero popolare perché in Conclave si mangia male e io avevo un barattolo di burro d’arachidi».
NEW YORK – «Aveva una parola per tutti e a tutti chiedeva una sola cosa: pregare per lui. L’insegnamento di Francesco, capace di mostrarsi nella sua fragilità sofferente fino all’ultimo, ci dice che ciò che conta è la forza morale di rimanere sé stessi».
Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, incontra Repubblica insieme ad altri giornalisti dopo aver pronunciato la messa solenne in suffragio di Papa Francesco nella cattedrale di San Patrick, a Manhattan, poco prima di salire sull’aereo per Roma. Conservatore, si è opposto alle politiche anti-migranti di Trump. Sa che il suo nome, come già nel 2013, è fra quello dei papabili. Ne ride: «Ero popolare perché in Conclave si mangia male e io avevo un barattolo di burro d’arachidi».
Si parla d’un Papa americano.
«Solo lo Spirito Santo sa chi sarà il prossimo pontefice. Noi cardinali abbiamo il mero compito di interpretare la sua volontà. C’ero quando eleggemmo Bergoglio ed è un onore esserci di nuovo, una grande responsabilità. Nei prossimi giorni noi cardinali lavoreremo insieme e cercheremo di conoscerci meglio. Sono fortunato perché ne conosco molti, tutti passano da New York. Discuteremo di cosa accade nella Chiesa, delle sfide future. Ci aspettano giorni importanti».
Qual è l’eredità di Francesco?
«L’eredità è la stessa per ogni Papa: conservare l’integrità della Fede. Il modo, però, cambia ogni volta. Francesco aveva uno stile vincente, capace com’era di commuovere il mondo. Ha fatto molto bene. Dobbiamo di sicuro assicurarci che il suo successore abbia quel suo stesso stile vincente».
Che rapporto avevate?
«Ci siamo conosciuti bene e naturalmente lo ho accolto qui nel 2015. Non era mai stato negli Stati Uniti e Manhattan, coi suoi edifici e la gente, lo sorprese. Me lo ripeteva ogni volta: “Non dimenticherò mai New York”».