Becciu, il dilemma che pesa sul Conclave: “Io escluso, ma ho diritto a eleggere il nuovo Papa”
di Viola GiannoliIl cardinale Giovanni Angelo Becciu
(ansa)ROMA – Quanti saranno alla fine i cardinali chiamati a eleggere il nuovo Papa? E Angelo Becciu sarà tra questi? A chi ne è fuori, può sembrare una questione di lana caprina, ma ne va degli equilibri vaticani. E la posizione del cardinale — prima così vicino e poi così lontano da Francesco — rappresenta un’ambiguità giuridica unica. E un rebus non così facile da risolvere.
A sentire lui non ci sono dubbi: Becciu al Conclave ci sarà. «Non esiste alcun impedimento formale o giuridico alla mia presenza tra gli elettori del nuovo pontefice», ha detto il cardinale interrompendo il ritiro pasquale nella sua Pattada, in Sardegna, e annunciando la partenza per Roma appena appresa la notizia della morte del pontefice. Da lunedì sera è nella capitale, ieri mattina lo hanno visto alla prima Congregazione generale, oggi tornerà per la seconda. D’altronde a quelle, come ha spiegato la Sala stampa vaticana, «tutti i cardinali sono stati invitati». Anche Becciu.
Eppure il porporato sardo finì…
ROMA – Quanti saranno alla fine i cardinali chiamati a eleggere il nuovo Papa? E Angelo Becciu sarà tra questi? A chi ne è fuori, può sembrare una questione di lana caprina, ma ne va degli equilibri vaticani. E la posizione del cardinale — prima così vicino e poi così lontano da Francesco — rappresenta un’ambiguità giuridica unica. E un rebus non così facile da risolvere.
A sentire lui non ci sono dubbi: Becciu al Conclave ci sarà. «Non esiste alcun impedimento formale o giuridico alla mia presenza tra gli elettori del nuovo pontefice», ha detto il cardinale interrompendo il ritiro pasquale nella sua Pattada, in Sardegna, e annunciando la partenza per Roma appena appresa la notizia della morte del pontefice. Da lunedì sera è nella capitale, ieri mattina lo hanno visto alla prima Congregazione generale, oggi tornerà per la seconda. D’altronde a quelle, come ha spiegato la Sala stampa vaticana, «tutti i cardinali sono stati invitati». Anche Becciu.
Eppure il porporato sardo finì qualche anno fa sotto la scure di Francesco. Da Sostituto agli affari generali, fu coinvolto nello scandalo dell’acquisto di un palazzo nel centro di Londra con i fondi della Segreteria di Stato. Per la prima volta nella storia d’Oltretevere, il Papa fece processare un cardinale dal tribunale vaticano. E Becciu fu condannato in primo grado (l’appello è atteso in autunno).
Nel frattempo però, il 24 settembre 2020, dopo un’udienza breve e tempestosa, il Papa annunciò con uno scarno comunicato di aver «accettato la rinuncia dalla carica di prefetto della Congregazione delle cause dei Santi e dai diritti connessi al cardinalato presentata da Sua Eminenza Giovanni Angelo Becciu».
Davanti a quella formula vaga, che non equivale né alla deposizione né alla perdita dell’intera «dignità cardinalizia», si è ipotizzato che Becciu dovesse continuare a ottemperare ai soli doveri del cardinalato, perdendone invece i diritti. Il primo dei quali è proprio la partecipazione a un Conclave. E difatti Becciu, in questi anni, ha potuto unirsi alle riunioni cardinalizie, i Concistori, ad esempio, previa deroga del Papa. E sul sito ufficiale del Vaticano il suo nome è annoverato tra i cardinali «non elettori», fermando il conteggio a 135 anziché 136.
Becciu minimizza: «Quell’elenco non ha alcun valore giuridico, va preso per quello che è». Non retrocede d’un passo e rivendica intanto il suo ruolo: «Il Papa — ha spiegato all’Unione sarda — ha riconosciuto intatte le mie prerogative cardinalizie, in quanto non vi è stata una volontà esplicita di estromettermi dal Conclave né la richiesta di una mia esplicita rinuncia per iscritto».
Ora, davanti a un caso che non ha precedenti, è possibile che sull’affaire Becciu si esprima proprio la Congregazione generale, orientata più facilmente a riabilitarlo che a opporsi alla sua presenza. «Del resto, fin dal 1311, durante il papato di Clemente V — spiega il professore di Diritto ecclesiastico dell’università di Pisa, Pierluigi Consorti — la Chiesa preferisce che tutti i cardinali elettori siano effettivamente ammessi al Conclave, anche se scomunicati o colpiti da altre censure o interdetti.
“Nessun motivo o pretesto”, si legge nella legge vigente, può essere addotto per impedire a un cardinale elettore di partecipare al voto». In altre parole, dice il prof, «la saggezza antica della Chiesa suggerisce di permettere a un cardinale, ancorché già rinunciatario, di essere incluso nel processo elettorale». Perché «escluderlo significherebbe tenere accesa una miccia che potrebbe poi far esplodere una bomba e indebolire la legittimità del successore di Pietro». Anche «Papa Francesco — ragiona Consorti — avrebbe preferito “evitare i chiacchiericci”: meglio far entrare Becciu nella cappella Sistina anziché tenerlo fuori e attendere sue prossime esternazioni». Come la richiesta d’invalidare l’intero Conclave e dunque pure l’elezione del nuovo Papa.