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I cardinali decani che dietro le quinte del Conclave muovono le fila

(reuters)

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Hanno più di 80 anni e non potranno partecipare alle votazioni. Ma la loro influenza pesa ancora sulle scelte della Chiesa
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A fare l’ultima predica ai cardinali prima dell’extra omnes, ad avvertirli che sotto la creazione michelangiolesca di Adamo tutte le trame di potere sbiadiscono e rimane solo l’urgenza di scegliere il migliore sarà il cardinale Raniero Cantalamessa, cappuccino, predicatore emerito della casa pontificia. Predicare è stato il suo lavoro tutta la vita, ieri è stato scelto per pronunciare questo estremo monito.

Fa parte di quei 117 cardinali ultraottantenni che non entreranno in Cappella Sistina (tranne Cantalamessa per un’oretta) ma ancora pesano, eccome, sulla scelta del prossimo Papa. Perché partecipano alle congregazioni generali che precedono il Conclave, il “congresso di partito” che prepara il voto — non tutti, alcuni sono anziani e malati — e perché hanno quasi tutti partecipato a uno o più conclavi (cinque sono i cardinali creati da Giovanni Paolo II) e sanno come funziona.

Tra gli italiani ci sono i protagonisti di un’altra stagione ecclesiale, il 94enne Camillo Ruini, il 9…

A fare l’ultima predica ai cardinali prima dell’extra omnes, ad avvertirli che sotto la creazione michelangiolesca di Adamo tutte le trame di potere sbiadiscono e rimane solo l’urgenza di scegliere il migliore sarà il cardinale Raniero Cantalamessa, cappuccino, predicatore emerito della casa pontificia. Predicare è stato il suo lavoro tutta la vita, ieri è stato scelto per pronunciare questo estremo monito.

Fa parte di quei 117 cardinali ultraottantenni che non entreranno in Cappella Sistina (tranne Cantalamessa per un’oretta) ma ancora pesano, eccome, sulla scelta del prossimo Papa. Perché partecipano alle congregazioni generali che precedono il Conclave, il “congresso di partito” che prepara il voto — non tutti, alcuni sono anziani e malati — e perché hanno quasi tutti partecipato a uno o più conclavi (cinque sono i cardinali creati da Giovanni Paolo II) e sanno come funziona.

Tra gli italiani ci sono i protagonisti di un’altra stagione ecclesiale, il 94enne Camillo Ruini, il 90enne Tarcisio Bertone — al rito della traslazione della salma del Papa in San Pietro sono arrivati prima degli altri e si sono seduti in basilica, a debita distanza di diverse sedie vuote l’uno dall’altro — e poi Angelo Scola, 83 anni, l’arcivescovo emerito di Milano entrato Papa e uscito cardinale al Conclave del 2013, e Angelo Bagnasco, 82 anni, l’ex presidente della Cei che ha ancora una rete di rapporti e di influenza in particolare nel cattolicesimo moderato europeo.

Influenza, e che influenza, la eserciterà Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio, l’uomo che ha convocato a Roma i cardinali da tutto il mondo e tiene le fila delle congregazioni generali a 91 anni suonati e una lucidità perfetta (il porporato bresciano, uomo gioviale, ancora va in giro guidando la sua macchina). Come lui resterà fuori dal Conclave anche il sottodecano, l’italo-argentino Leonardo Sandri, 81 anni: a guidare i lavori in Sistina sarà il più anziano dei cardinali vescovi, Pietro Parolin. Tra gli ultraottantenni molti sono ancora sulla breccia: c’è l’italiano Gianfranco Ravasi, intellettuale brillante; c’è Marc Ouellet, canadese, papabile al Conclave del 2013; c’è Sean O’Malley, l’integerrimo cappuccino che ha gestito lo scandalo pedofilia a Boston da dove è andato in pensione solo ad agosto scorso, rimanendo peraltro presidente della Pontificia commissione per la Tutela dei minori: papa Francesco lo stimava molto (si dice che abbia votato per lui nel 2013) e lo aveva incluso fin da subito nel C9, il consiglio dei nove cardinali che lo hanno coadiuvato nella riforma della Curia romana.

Se i cardinali con meno di 80 anni non hanno nessun vincolo quando entrano in Cappella Sistina, le discussioni allargate ai non elettori pesano tradizionalmente per individuare le priorità della Chiesa e l’identikit del prossimo Papa. Peserà, in particolare, l’opinione di alcuni cardinali che hanno rappresentato nel corso degli anni un punto di riferimento, una riserva di saggezza.

Peserà, c’è da giurarlo, quello che nell’aula nuova del Sinodo dirà il cardinale Christoph Schönborn, 80 anni, da poco in pensione come arcivescovo di Vienna: allievo di Ratzinger, scelto da Wojtyla, ha indicato la sintesi necessaria nelle diverse assemblee sinodali che si sono svolte nell’era di Francesco, capace di coniugare il patrimonio teologico mitteleuropeo a l’emergenza del global south.

Peserà quello che dirà Julian Herranz, 95 anni, cardinale spagnolo dell’Opus Dei, giurista molto ascoltato nelle sacre stanze. Peserà, ancora, quello che dirà Walter Kasper, teologo tedesco legato a Joseph Ratzinger da odio e amore e a Jorge Mario Bergoglio da reciproca stima.

E peserà quello che avrà da dire Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, 82 anni, l’hondureno amico di papa Francesco che sa dare voce alle istanze latino-americane.

Si farà sentire senz’altro anche Zen Ze-kiun, 93 anni, arcivescovo emerito di Hong Kong molto critico sull’accordo tra Cina e Santa Sede. Anzi, si è già fatto sentire, per protestare che le congregazioni generali sono iniziate senza di lui: «Come fanno ad arrivare in tempo gli anziani della periferia?».

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